07090796(UMWEB) Perugia. E’ stata inaugurata questo pomeriggio, nel corso di un incontro tenutosi presso la Sala della vaccara di Palazzo dei Priori, la mostra fotografica “itinerante” “La tragedia dimenticata, gli Italiani di Crimea,” esposizione realizzata da Stefano Mensurati e da Giulia Giachetti Boico, presidente dell’Associazione “Cerkio” degli italiani di Crimea, che sarà visitabile alla Loggia dei Lanari (Piazza Matteotti) dal 10 al 21 luglio. Presenti, tra gli altri, l’assessore alla cultura Leonardo Varasano, il curatore della mostra Stefano Mensurati, il rettore dell’Università per Stranieri Giuliana Grego Bolli, il direttore dell’Accademia di Belle Arti di Perugia Emidio de Albentiis, il presidente del Consiglio comunale di Cortona Nicola Carini.

La mostra racconta la storia degli italiani di Crimea – emigrati nell’Ottocento soprattutto dalla Puglia – che a partire dagli Anni Venti del Novecento furono perseguitati dal regime comunista, prima con il sequestro delle proprietà e poi con le purghe staliniane, con decine di loro ingiustamente accusati di attività controrivoluzionaria, processati e fucilati.

Il 29 gennaio del 1942 il tristissimo epilogo: come rappresaglia contro l’invasione italiana dell’Unione Sovietica, gli italiani di Kerch furono rastrellati casa per casa e trasferiti dopo un viaggio di due mesi e di oltre 8000 km sui vagoni piombati nei Gulag del Kazakhstan, dove i circa 1500 deportati furono decimati dal freddo, dalla fame, dalle malattie e dai lavori forzati.

Alla fine degli Anni Cinquanta il mesto ritorno in Crimea di meno di un centinaio di sopravvissuti, che dovettero ricominciare tutto da zero: senza casa, senza lavoro, additati come traditori e senza poter parlare italiano.

Nel 2015 il presidente russo Putin ha riconosciuto agli italiani di Crimea lo status di minoranza deportata e perseguitata, un traguardo importantissimo, sia per ristabilire la verità storica su queste deportazioni ignorate dai libri di storia, sia per avere accesso a un indennizzo per le proprietà perdute al momento della deportazione, prima fra tutte la casa.

Aprendo l’incontro di oggi l’assessore alla cultura Leonardo Varasano ha ricordato che l’appuntamento con la mostra ha radici più lontane rispetto all’avvio dell’attuale legislatura visto che era stato concepito negli ultimi mesi dello scorso mandato senza però concretizzarsi.

Si tratta – ha detto l’assessore – di una mostra fortemente voluta a Perugia per due ragioni. La prima è di carattere generale, dal momento che l’esposizione consente di illustrare la vicenda di italiani dimenticati “come una pagina strappata di un libro di storia”.

Varasano ha tenuto a precisare che quella degli italiani di Crimea è una tragedia completamente dimenticata e sepolta, nonostante i nostri connazionali fossero sul finire dell’800 una delle popolazioni emigrate all’estero più fiorenti.

Poi al periodo d’oro si è sostituito il periodo buio iniziato negli anni ’20 del Novecento, ma concretizzatosi con la tragedia del 1942 quando la minoranza italiana in Crimea da integrata diventa perseguitata fino ad essere confinata nei gulag, con conseguente perdita delle sua essenza e presenza fisica. “In tempi recenti, grazie al contributo di Stefano Mensurati e Giulia Giachetti Boico, questa storia è stata recuperata ed ha iniziato a riaffiorare nella memoria fino ad arrivare ad una sorta di lieto fine, nell’anno 2015, quanto i nostri connazionali in Crimea hanno ottenuto dal presidente russo Putin lo status di minoranza deportata e perseguitata. L’obiettivo della mostra a Perugia, pertanto, è di contribuire ulteriormente a recuperare questa memoria perduta per tanto tempo”.

Ulteriormente argomentando, l’assessore ha evidenziato che vi è un secondo motivo per il quale si è voluto con forza portare la mostra a Perugia, ossia per due ragioni che legano la Crimea al territorio: la prima è di carattere prettamente storico, visto che alcuni umbri (circa 5) furono protagonisti loro malgrado delle deportazioni nei gulag. La seconda ragione è invece istituzionale: nel 2012 la vicenda della Crimea è già “sbarcata” a Perugia dal momento che alcuni ragazzi di origine italiana provenienti da quella terra sono stati ospitati nel Capoluogo umbro grazie all’iniziativa dell’Università per Stranieri.

“Per queste ragioni la giornata di oggi vuole recuperare il legame di Perugia con le vicende dei caduti in Crimea, ma vuole, altresì, portare avanti quell’iniziativa dell’Unistra del 2012 favorendo il ritrovamento di una storia dimenticata”.

L’incontro di oggi è stata anche l’occasione per presentare il risultato di una serie di clamorose ricerche che, per quanto concerne la provincia di Perugia riguardano 5 soldati dell’Armir, fatti prigionieri e finiti nello stesso Gulag di Karaganda, in Kazakhstan, dove erano stati rinchiusi gli italiani di Crimea.

Di alcuni di loro sono stati rintracciati i parenti cui oggi è stata consegnata la foto della scheda di prigionia del loro caro, incorniciata e tradotta.

Si tratta delle famiglie di Arturo Grifoni di Scheggino, Francesco Mochetti di Montefalco, Marcello Montarani di Sant’Angelo di Celle, Vittorio Roberti di Todi, Benedetto Vigna di Città di Castello.

Accanto a decine di nominativi di italiani di Crimea, una missione di due ricercatori inviata in Kazakhstan ha infatti trovato traccia del passaggio di circa 900 militari italiani dell’Armir, in gran parte creduti morti in combattimento, ma in realtà catturati dall’Armata Rossa e in spregio a tutte le convenzioni internazionali mandati ai lavori forzati nelle miniere, nelle cave di pietra e in agricoltura.

“Il potenziale di questa ricerca è enorme – ha dichiarato il curatore, Stefano Mensurati – considerato che finora è stata esaminata solo una piccola parte delle schede conservate nei Gulag: da un primo confronto coi diversi archivi sparsi in tutto il territorio dell’ex Unione Sovietica appare chiaro che almeno 20 mila dei circa 90 mila dispersi della Campagna di Russia non erano morti ma furono catturati e mandati ai lavori forzati. Molti di loro sono stati liberati e hanno potuto fare ritorno in Italia, ma molti altri sono morti nei Gulag e un’indagine capillare potrebbe sicuramente chiarire il loro destino e dare una risposta a tante famiglie che dopo anni di silenzio da parte delle istituzioni italiane hanno ormai perso ogni speranza”.

Nel corso della cerimonia di consegna delle schede sono inoltre proiettati alcuni filmati d’epoca inediti che mostrano i soldati italiani nei campi di prigionia sovietici, materiale ora desecretato e rinvenuto lo scorso anno nella cineteca dell’Archivio storico-militare di Mosca.

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