agrifood 1 (UNWEB) Perugia. “L’Umbria mostra una serie di fattori abilitanti che favoriscono il passaggio alla bioeconomia secondo un modello di economia circolare. È la sfida da cogliere per il futuro e la nostra regione, con le sue industrie, i suoi centri di ricerca, può assumere un ruolo chiave in questo comparto insieme ad altri territori ugualmente vocati”.

Lo ha sottolineato il vicepresidente della Giunta regionale e assessore allo Sviluppo economico Fabio Paparelli, intervenendo al convegno “Agrifood e Chimica verde. Sinergie, connessioni e networking delle governance regionali” che si svolge per l’intera giornata a Palazzo Donini, organizzato su iniziativa di 3A – Parco tecnologico Agroalimentare dell’Umbria e Sviluppumbria, in collaborazione con i Cluster nazionali Agrifood e Chimica Verde- come ha ricordato aprendo i lavori l’amministratore unico del Parco Tecnologico Agroalimentare Massimiliano Brilli, nell’ambito del programma del programma pilota della Regione Umbria “Innetwork”, il cui scopo prioritario è quello di creare un ambiente favorevole all'innovazione del sistema regionale umbro attraverso la partecipazione a piattaforme e a reti di specializzazione tecnologica.
“Il sistema produttivo – ha rilevato Paparelli – sta radicalmente cambiando e noi dobbiamo e possiamo essere protagonisti del cambiamento, cogliendo le opportunità che abbiamo di fronte in un contesto in cui le competenze territoriali hanno un ruolo chiave e di motore dello sviluppo economico”.
“La bioeconomia – ha proseguito - non rappresenta solamente un ‘aggiornamento’ di filiere industriali tradizionali con la sostituzione della materia prima da petrolio o carbone a biomassa, ma richiede un cambiamento radicale di prospettiva, a un modello circolare, basato su risorse realmente rinnovabili, in cui ogni passo della filiera sia in chiave di sostenibilità ambientale e ogni frazione delle risorse disponibili sia rimessa in circolo”.
Il vicepresidente Paparelli ha fornito alcune cifre significative del peso della bioeconomia: “un peso economico stimato in ambito europeo con un fatturato globale di circa 2 miliardi di euro e oltre 22 milioni di persone impiegate, che rappresentano il 9% dell’occupazione complessiva dell’Unione europea. Viene stimato – ha aggiunto - che per ogni euro investito in ricerca e innovazione nella bioeconomia, con adeguate politiche di sostegno a livello nazionale e comunitario, la ricaduta in valore aggiunto nei settori del comparto sarà pari a dieci euro entro il 2025”.
“C’è bisogno dell’impegno di tutti e a tutti i livelli” ha detto Paparelli sottolineando come l’Umbria abbia diversi punti di forza “una ricerca di frontiera che propone soluzioni originali e dal grande potenziale di innovazione, una efficace collaborazione tra la ricerca pubblica e privata e con tutti gli attori del territorio e ancora una rete di imprese di grandi, medie e piccole dimensioni che si integrano e collaborano. C’è inoltre la volontà delle imprese di fare grandi investimenti con realtà industriali che rappresentano modelli esemplari a livello mondiale, una possibile integrazione con il territorio che coinvolge sia la parte agricola che quella industriale, una forte integrazione con i cluster nazionali Chimica Verde e Agrifood e una visione sistemica della filiera locale, nazionale e internazionale”.
“Molti – ha sottolineato - sono gli strumenti a disposizione delle imprese per lo sviluppo della bioeconomia. Per agevolare il perseguimento di questo obiettivo aderendo agli orientamenti, politiche, priorità derivanti dalla strategia nazionale ed europea, la Regione Umbria – ha detto - ha creduto e sostiene i Cluster Tecnologici nazionali e quindi anche le piattaforme regionali a sostegno delle filiere industriali innovative al fine di trasferire nel nostro territorio orientamenti, politiche, priorità derivanti dalla strategia nazionale ed europea sulla bioeconomia, opportunamente declinati in base alle priorità di sviluppo territoriali, tra loro i Cluster Chimica Verde e Agrifood appunto”.
“Strategico – ha rilevato - è quindi mettere a fattor comune le sinergie, le connessioni, il networking delle governance regionali per poter affrontare questa sfida. Fondamentale il punto di vista dei territori e le posizioni degli enti regionali rispetto all’implementazione delle RIS3, la specializzazione intelligente. In questo giocano un ruolo importante i Tavoli Permanenti di Lavoro, avviati dall’impegno comune dei Cluster e delle istituzioni regionali. In questa giornata – ha concluso - si parlerà di questo: della strategia nazionale della bioeconomia e del contesto europeo, della Strategia di Specializzazione Intelligente per favorire l’innovazione attraverso la partecipazione a piattaforme e reti tecnologiche e delle politiche regionali a sostegno dell’innovazione nel settore agroalimentare e quindi di Chimica Verde e Agrifood, di opportunità e prospettive, di network interregionali e degli scenari per lo sviluppo dei territori e dei processi di trasferimento tecnologico. Qui si parla di futuro”. Durante il convegno, al quale partecipano rappresentanti di Università, dei Cluster nazionali e di Parchi tecnologici di altre Regioni italiane, vengono condivise esperienze e buone pratiche su bioeconomia e produzione sostenibile, parti in tegbranti della Strategia nazionale di specializzazione intelligente (S3 nazionale). L’obiettivo dell’iniziativa è quella di porre le basi per la creazione del Network nazionale delle Governance regionali sulla bioeconomia, promosso dal tavolo delle Regioni del Cluster nazionale Chimica Verde e dal tavolo delle Regioni del Cluster nazionale Agrifood.


Tv ASI

 

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