img1 CastellodiMonterone 1392070395(ASI)  Perugia. Il valore della relazione, tema della convention CDO Cafè che si è svolta l’altro ieri al Castello di Monterone, ha affrontato in un modo nuovo l’essere imprenditori, professionisti, manager e collaboratori.


Partendo da una proposta di metodo utile alla necessità di cambiamento per la sopravvivenza delle imprese, l’iniziativa, promossa da CDO (Compagnia delle Opere) in collaborazione con AIDP (Associazione italiana per la direzione del personale) gruppo Umbria, ha visto parole chiave come strategia, innovazione, esecuzione, collaborazione e governance, e il concetto stesso di cambiamento, tenere banco attorno a una tazza di caffè.
L’atmosfera rilassata e conviviale adottata, seguendo il modello anglosassone the world cafè, ha permesso agli oltre 50 partecipanti di esprimersi liberamente su questioni vitali per le piccole e medie imprese.
Da un’economia di scala a un’economia di scopo, con la creazione di prodotti e servizi più personalizzati in grado di dialogare con la vita dei clienti e le loro esigenze, anche quelle secondarie. Il Cdo Cafe’ ha visto l’introduzione ai lavori del presidente CDO Tommaso Cavalli, il supporto del formatore della Scuola d’impresa Alessandro Kadolph, e il contributo di Alfredo Lovati, Ceo di una delle aziende d’informatica più importanti d’Italia, Beta 80.
Internet, i cambiamenti sociali ed economici spingono verso la velocità: nel cogliere il cambiamento, nel decidere e nell’innovare. Come rispondere? Puntando sulla competenza, la professionalità e il rapporto umano, ma anche sulla condivisione della conoscenza e sull’umiltà, da cui derivano i concetti, nuovi per gli imprenditori, di passare dall’individualità al gruppo organico e sinergico, dai cartelli e le lobby al loro superamento.
Cosa e chi cambiare? La figura dell’imprenditore tradizionale, agevolando la cultura d’impresa, ma anche la flessibilità e la disponibilità ad accettare il cambiamento. “Non è più solo l’occidente a detenere l’economia globale”, è stato detto, e la nuova economia impone “eccellenze nel servizio, tempestività e ascolto”; non un prodotto ma “servizi estesi, informazione, rete”.
“L’unità di crisi perenne non è destinata a passare ma a diventare normale, serve trovare ulteriori spazi”, è stato detto ancora. Valore crescente assumono infine gli “intangibili” : etica, affidabilità, relazioni umane, esperienze, ascolto, discontinuità, elasticità, sostenibilità, e non solo economica.
“La crisi del fordismo ha sancito la caduta di modelli normativi riferibili al disegno organizzativo strutturale centrato su specializzazioni per funzione, stabilità delle posizioni, pianificazione a lungo termine, centralizzazione delle informazioni e dei meccanismi decisionali deterministici. Le stagioni della certezza e del razionalismo economico si sono accompagnate per molto tempo a quella della certezza dell’apparato tecnocratico e burocratico ”, è stato detto.
Questo modello centrato sul controllo “connotava e generava un preciso comportamento delle aziende nei confronti dei clienti e dei collaboratori”. Oggi, il nesso tra decisione, azione, risultato e successo è lasciato spesso all’imprevedibilità delle circostanze e situazioni. “Le organizzazioni che oggi sanno affrontare i mercati sono quelle che decidono di mettersi in gioco, di imparare di nuovo a leggere e comprendere i dati che riguardano una nuova economia del desiderio e della conoscenza, invece che quella vetusta dell’esecuzione meccanica e del bisogno”.
Luciana Frau

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