(ASI)  Il Governo Renzi ha finalmente deciso la data delle prossime elezioni regionali, vale a dire il 31 maggio.

Lo ha fatto mostrando ancora una volta, però, la sua allergia ai passaggi democratici, visto che la data è troppo a ridosso di uno dei primo "ponti" ormai estivi e che ciò – unitamente al clima generale di antipolitica che pervade l'Italia – renderà molto probabile una grande astensione dei cittadini chiamati al voto.

Ricordo che già con la riforma costituzionale di stampo renziano le Assemblee Legislative italiane avranno meno poteri e che c'è poi il serio rischio che i nuovi Consigli regionali siano di fatto delegittimati da una bassa affluenza al voto.

È necessario dunque che la Presidente della Giunta regionale prenda le dovute distanze da un siffatto atteggiamento del "suo" Presidente del Consiglio: in parole povere, la Marini operi una vera e propria protesta per i modi ed i tempi decisi da Renzi e, al momento della scelta della data nel suo Decreto di convocazione, anticipi di una settimana il giorno delle elezioni.

Oltre a questo ci sarebbero anche altri motivi per anticipare le operazioni di voto. A cominciare dalla nulla operatività degli attuali Consiglieri regionali, che per quasi due mesi non potranno svolgere alcuna attività istituzionale, pur continuando insieme alle strutture collegate a percepire i relativi emolumenti. Soldi evidentemente sprecati.

Certo, ci rendiamo conto che con le Regionali anticipate, a Valfabbrica, Calvi dell'Umbria e Giove i cittadini sarebbero chiamati alle urne in due date diverse, essendoci in quelle cittadine contemporaneamente le elezioni comunali.

Ma questo non può essere preso a motivo per voler confermare la data unica del 31 maggio.

Sfidiamo dunque la Governatrice a voler mostrare la propria indipendenza da Roma e da Renzi.

Lo auspichiamo grandemente, nonostante sia altamente probabile che l'astensione possa premiare stavolta il centrodestra e non l'attuale maggioranza: gli umbri e l'Umbria devono infatti essere l'unica stella polare dell'azione politica regionale.

Andrea Lignani Marchesani

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