IMG 9181(UNWEB) – Perugia,  – "Il giorno di San Costanzo, patrono di Perugia, ha il profumo delle cose semplici, un gesto di cura che passa di mano in mano". Lo ha ricordato la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, a margine della solenne concelebrazione eucaristica nella cattedrale di San Lorenzo, tenutasi ieri pomeriggio, presieduta dall'arcivescovo di Perugia–Città della Pieve, mons. Ivan Maffeis, insieme ai vescovi e ai sacerdoti diocesani.

È stata una giornata che, come ogni anno, tiene insieme rito e vita cittadina: la basilica di San Costanzo con le Messe del mattino, la Fiera Grande lungo Borgo XX Giugno e i momenti dedicati al torcolo, dolce simbolo della ricorrenza.

"San Costanzo è la memoria viva di una città che, anche quando corre, sa fermarsi per riconoscersi negli occhi delle persone", è il messaggio della presidente Proietti. "Dentro questa cattedrale ci sono storie diverse, fatiche diverse e speranze diverse: il compito delle istituzioni è trasformare quella speranza in servizi, vicinanza e scelte che migliorano la vita vera, quella di tutti i giorni. E condivido il richiamo dell'arcivescovo: non siamo 'padroni' di questa storia, siamo chiamati a custodirla con responsabilità, come amici".

Nel cuore dell'omelia mons. Maffeis ha affidato alla comunità una traccia importante "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi" indicando nella parola "amicizia" il centro della festa: appartenenza che diventa cura, fede che diventa legame, memoria che diventa servizio. Ha ripercorso il valore storico della devozione cittadina e il senso profondo del riconoscimento del patrono, sottolineando che non si tratta di un rito "di calendario", ma di un'eredità che domanda coerenza: custodire un patrimonio spirituale e civile fatto di coraggio, perseveranza, accoglienza e carità, capace di superare la logica della vendetta e di farsi prossimità, soprattutto verso chi è più fragile. Nel tempo del Giubileo, ha aggiunto, la speranza è autentica quando diventa concreta attenzione alla persona e alle famiglie, senza cedere a paure e chiusure.

La festa porta con sé anche aneddoti popolari e tradizioni che continuano a parlare al presente. Il torcolo, con ingredienti "di casa" e la forma a ciambella, viene raccontato come un dolce nato da un impasto semplice e legato alla data del 29 gennaio; la memoria storica ricorda che già nel Cinquecento alcune congregazioni cittadine ne acquistavano quantità per distribuirlo ai poveri. E resta viva anche la consuetudine popolare che lo affidava alle ragazze nubili come segno d'auspicio.

"Queste storie parlano di legami - ha aggiunto la presidente Proietti - e ci chiedono di fare in modo che nessuno si senta invisibile, soprattutto chi è solo, chi è in difficoltà, chi sta attraversando un momento fragile. La politica migliore è quella che si vede nella vita quotidiana, quando una famiglia trova risposte, quando un anziano non è lasciato indietro, quando un ragazzo sente che questa città ha posto anche per lui".