(UNWEB) – Perugia, Cresce l'occupazione femminile in Umbria, ma restano differenze nella qualità del lavoro, nelle retribuzioni, nelle possibilità di carriera e nella distribuzione delle responsabilità familiari e di cura. È il quadro delineato dalla pubblicazione "Le asimmetrie di genere nella società umbra. Donne e lavoro, un percorso ancora incompiuto", presentata questa mattina nella Sala Fiume di Palazzo Donini.
La ricerca, realizzata nell'ambito della collaborazione tra la consigliera di parità della Regione Umbria e l'Agenzia Umbria Ricerche, analizza la condizione delle donne nel mercato del lavoro, nell'imprenditoria, nelle istituzioni e nei ruoli decisionali.
Sono intervenuti l'assessora regionale con delega alle Pari opportunità, Simona Meloni, la presidente dell'Assemblea legislativa della Regione Umbria, Sarah Bistocchi, la consigliera di parità Rosita Garzi e l'amministratore unico dell'AUR, Marco Damiani. La presentazione è stata svola dalle autrici Enza Galluzzo, Monica Raichini ed Elisabetta Tondini.
"Il rapporto evidenzia i progressi compiuti, ma anche quanto sia ancora lunga la strada verso una parità effettiva – ha dichiarato l'assessora Meloni. Non dovrebbe essere necessaria una legge per assicurare la presenza delle donne nelle istituzioni e nei luoghi decisionali. Il fatto che questi strumenti siano ancora indispensabili dimostra che il cambiamento culturale non è stato completato".
L'assessora Meloni ha poi posto l'accento soprattutto sull'autonomia economica delle donne, quale condizione essenziale per la libertà personale e per uscire da situazioni di violenza o dipendenza:
"Il lavoro consente alle donne di costruire il proprio progetto di vita e di scegliere liberamente – ha sottolineato. Una donna senza indipendenza economica incontra maggiori difficoltà nel lasciare una situazione di violenza, trovare una casa e garantire sicurezza a sé stessa e ai propri figli. Per questo le politiche per l'occupazione femminile, il reddito di libertà e il reinserimento lavorativo sono parte integrante del contrasto alla violenza di genere".
L'assessora ha ricordato anche la forte presenza delle donne umbre nel turismo, nell'artigianato, nell'agricoltura e nei servizi, osservando come la pandemia abbia mostrato la fragilità di alcune conquiste e abbia costretto molte lavoratrici a scegliere tra occupazione e responsabilità familiari.
"Il part-time e il lavoro discontinuo continuano a riguardare soprattutto le donne – ha aggiunto Meloni. Occorre redistribuire i carichi di cura e costruire politiche integrate tra lavoro, welfare, istruzione, famiglia e formazione. I dati del rapporto devono diventare strumenti di conoscenza e di cambiamento per le istituzioni, le imprese e le scuole".
Nel 2025 le occupate umbre sono salite a 172.300, con un incremento di 3.100 unità in un anno. Il tasso di occupazione femminile ha raggiunto il 63 per cento, ma le donne rappresentano ancora il 57,4 per cento delle persone disoccupate. Persistono inoltre differenze rilevanti nei redditi: nel 2024 quello medio annuo da lavoro delle donne umbre è stato pari a 20.721 euro, contro i 27.141 euro degli uomini.
"Molti diritti sono stati conquistati, ma molta strada resta da percorrere – ha affermato la presidente Bistocchi. Nell'anno in cui ricordiamo gli ottant'anni del voto alle donne, dobbiamo riaffermare il valore dell'articolo 3 della Costituzione, che non sancisce soltanto l'uguaglianza formale, ma impegna le istituzioni a rimuovere gli ostacoli che limitano concretamente la libertà e la partecipazione".
La presidente Bistocchi ha richiamato il divario retributivo, la concentrazione sulle donne del lavoro di cura e le difficoltà di accesso agli incarichi dirigenziali e manageriali, nonostante i migliori risultati spesso conseguiti dalle ragazze nei percorsi scolastici e universitari.
"La presenza femminile nelle istituzioni umbre è significativa, ma non deve farci pensare che la parità sia stata raggiunta – ha aggiunto. Le donne continuano a essere meno presenti nei livelli apicali e a subire discriminazioni anche nell'accesso al lavoro. La piena uguaglianza è il presupposto di una società più giusta e democratica".
La presidente ha inoltre ringraziato Rosita Garzi, giunta alla conclusione del mandato, per la serietà e la professionalità con cui ha svolto il ruolo di consigliera di parità.
"Le asimmetrie di genere non possono essere affrontate con una sola politica settoriale – ha spiegato Garzi –. Occorre unire pari opportunità, lavoro, natalità, carichi di cura, organizzazione dei tempi, politiche sociali, imprese e sistema formativo". Garzi ha annunciato che i principali contenuti della ricerca saranno tradotti anche in uno strumento più sintetico e accessibile, da utilizzare nel confronto sul territorio e nelle scuole.
"I dati non devono restare confinati in una pubblicazione scientifica – ha aggiunto. Devono diventare patrimonio delle istituzioni, delle imprese, delle associazioni e delle nuove generazioni, contribuendo a mettere in discussione stereotipi ancora molto radicati".
"Con questa edizione abbiamo voluto rafforzare la ricerca, coinvolgendo competenze e sensibilità differenti e costruendo una sorta di 'Asimmetrie 2.0'", ha spiegato l'amministratore unico dell'AUR, Marco Damiani.
"La cadenza annuale consente di creare una serie storica e di mettere a disposizione delle istituzioni una fotografia aggiornata delle trasformazioni della società umbra – ha concluso Damiani. Studiare la condizione femminile non significa occuparsi soltanto delle donne, ma misurare il grado di apertura, inclusività ed efficienza dell'intera società. Le disuguaglianze economiche generano disuguaglianze nell'accesso alle risorse, ai servizi di welfare, alle opportunità e alle reti sociali. Una società più uguale nei rapporti di genere è una società che registra migliori indicatori di sviluppo e una più elevata qualità della vita per tutte le cittadine e tutti i cittadini".
