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Economia

Coldiretti Umbria: Bistecche e hamburger sono solo di carne. No al furto di identità che inganna i consumatori!

Di Redazione Umbria Notizie Web 21 Ottobre 2020 – 13:04 2 min di lettura

coldirettiumbria“Questa non è una bistecca”: occorre tutelare e valorizzare la zootecnia locale!

(UNWEB) Devono continuare a chiamarsi bistecche, salsicce e hamburger solo quelle ottenute dalla carne per non ingannare i consumatori sulle reali caratteristiche del prodotto.

È quanto sostiene la Coldiretti Umbria in riferimento al voto del parlamento europeo sull’abolizione del divieto di definire carne qualcosa che non arriva dal mondo animale. È inaccettabile un furto di identità che - sottolinea Coldiretti - permette di chiamare con lo stesso nome prodotti profondamente diversi e provoca confusione nel carrello della spesa. I consumatori - precisa Coldiretti - rischiano di trovare sugli scaffali finti hamburger con soia, spezie ed esaltatori di sapore o false salsicce riempite con ceci, lenticchie, piselli, succo di barbabietola o edulcoranti grazie alla possibilità di utilizzare nomi come “burger vegano” e “bistecca vegana”, bresaola, salame, mortadella vegetariani o vegani con l’unico limite di specificare sull’etichetta che tali prodotti non contengono carne.

Una strategia di marketing - commenta il direttore regionale Coldiretti Mario Rossi - con la quale si approfitta deliberatamente della notorietà e tradizione delle denominazioni di maggior successo della filiera tradizionale dell’allevamento italiano con il solo scopo di attrarre l’attenzione dei consumatori, rischiando di indurli a pensare che questi prodotti siano dei sostituti, per gusto e valori nutrizionali, della carne e dei prodotti a base di carne.

Occorre regolamentare quindi, con trasparenza sull’etichetta - aggiunge Rossi - il consumo di nuovi prodotti, senza equivoci che rischiano di limitare la libertà di scelta dei consumatori e di penalizzare i nostri allevatori, che, specie in questo complicato momento, tra mille difficoltà, operano per continuare a far arrivare sulle tavole le eccellenze locali. Il comparto zootecnico umbro - ricorda Rossi - rappresenta più di un terzo della Produzione Lorda Vendibile agricola regionale e uno dei perni del vero cibo made in Umbria: sono oltre 3.000 gli allevamenti bovini per 55.000 capi; 900 gli allevamenti di suini, con circa 200.000 capi.

Per chi è impegnato ogni giorno in azienda, a stretto rapporto con il consumatore - afferma Fausto Luchetti, imprenditore zootecnico di Collazzone - queste situazioni provocano un profondo senso di amarezza. Proprio con la pandemia - ribadisce Luchetti - è emersa una maggiore consapevolezza sul valore strategico del cibo e sulle necessarie garanzie di qualità, sicurezza e trasparenza. La “finta carne” ha un’origine completamente differente da quella che noi produciamo quotidianamente e per questo deve avere una denominazione diversa, per distinguerla da quella frutto del nostro lavoro.

Per contrastare le lobbies delle multinazionali che investono sulla carne finta, vegetale o creata in laboratorio, le principali organizzazioni agricole europee hanno lanciato la campagna “Questa non è una bistecca”. Il marketing delle imitazioni può creare confusione sui valori nutritivi dei prodotti - conclude Coldiretti - per questo il dibattito sulla denominazione della carne non è un attacco ai prodotti vegetali, ma è una battaglia per la corretta informazione al consumatore.

Nota della Redazione

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