bronzaocrijpg(ASI) Abruzzo - L' ”Età del Ferro”, in Italia in auge dal X al I secolo a.C., cioè dallo splendore delle civiltà italiche fino alla pressoché definitiva loro assimilazione alla Res Publica Romana, è da alcuni considerata l'ultimo periodo delle tre fasi della Preistoria (Età della Pietra, del Bronzo e del Ferro) e da altri il primo della Storia.
                                                                                           

Si ha, in realtà, proprio in questo lungo periodo, il lento passaggio dall'una all'altra Era dell'umanità e per questo oggi si parla sempre più di Protostoria per indicarla.

Questo perché, se esistevano in Italia delle popolazioni come gli Etruschi che avevano già una scrittura e un elevato grado di civiltà, ne esistevano altre che abitavano per esempio le montagne dell'Appennino Centrale la cui vita era molto primitiva e la principale fonte di comunicazione ed espressione del sapere era l'arte visiva e i racconti orali, perciò non si può parlare di un vero e proprio passaggio univoco dalla Preistoria alla Storia uguale per tutte le popolazioni e aree geografiche della Penisola Italica.

Dunque, oggi sempre più spesso col termine Età del Ferro, si intende non una fase temporale o uno stadio evolutivo, ma la presenza della tecnica della lavorazione del ferro per armi, utensili, monili e suppellettili che influenzò in modo determinante la storia del mondo.

In Italia, intorno all'anno 1000 a.C., si parla della nascita dell' Età del Ferro proprio con l'avvento di tecniche di fusione a temperature più alte. Prima del X secolo a. C. era usato solo il bronzo per fare armi ed utensili, poiché il suo punto di fusione è più basso di quello del ferro battuto e dell' acciaio più resistente che è una lega di ferro con aggiunta di carbonio (quest'ultimo con percentuali che vanno dallo 0,02 all'1,7% del peso totale).

Durante l'Età del Ferro, i migliori attrezzi e le migliori armi erano fatti d'acciaio perché dello stesso peso del bronzo, ma più robusti, ma spesso molti utensili erano forgiati in ferro battuto ( casomai temprato o saldato con piccole parti di acciaio per divenire più resistente), più facile da produrre perché meno costoso e più semplice da reperire, anche se meno resistente del bronzo (che per la lavorazione ha bisogno di rame e stagno) e ovviamente dell'acciaio. Inoltre, un utensile di ferro, in caso di usura poteva essere riaffilato tramite molatura, mentre uno di bronzo doveva essere riforgiato da capo.

Comunque sia, l'Età del Ferro è divisa nelle seguenti periodizzazioni, in cui in Italia avviene il graduale e definitivo passaggio per tutte le popolazioni dalla Preistoria alla Storia: le origini ( dal X al VIII sec. a.C.), l'Età dell'Orientalizzante (metà VIII – VII sec. a.C.), l'Età Arcaica (VI sec. a.C.), l'Età Classica (dal V fino al IV sec. a.C.), l'Età Ellenistica (dalla metà del IV al III secolo a.C.) e, infine, l'Età Romano Repubblicana (II – I sec. a.C.).

In Italia, dal Rubicone fino al Garigliano, la civiltà che dominava durante l' Eta del Ferro era sicuramente quella degli Etruschi - Villanoviani diffusa in Toscana, nel Lazio settentrionale, nell’Umbria a ovest del Tevere, fino all' Emilia al nord e in Campania al sud.

In questo periodo, è proprio la superiorità tecnologica degli Etruschi nella lavorazione del ferro e la loro società mercantile e cittadina nel cuore della Penisola Italica, ponte fra l'Europa Continentale e il Mediterraneo che contribuirà a diffondere in Europa occidentale, insieme ai Cartaginesi (quest'ultimi alleati degli Etruschi nel Tirreno e prevalentemente dominanti sulle coste del Mediterraneo occidentale) la lavorazione del ferro e l'uso di utensili, armi e monili.

A tal proposito, sono proprio gli Etruschi che benché non controllavano politicamente l'Appennino Abruzzese, ma che ne influenzavano lo sviluppo socio – economico materiale e culturale, a importare la lavorazione del ferro con i loro mercanti, artigiani e artisti in questa terra, abitata da popolazioni bellicose, spesso ancora seminomadi, deditte prevalentemente ad attività primarie come la Transumanza della pastorizia.

In Abruzzo, c'erano all'epoca le seguenti popolazioni che storicamente prendono i nomi che gli sono stati attribuiti dai Romani nel momento del contatto con essi: nel teramano c'erano i Pretuzi; nella zona del Gran Sasso sud – orientale, dove sorge oggi Penne, c'erano i Vestini Trasmontani; i loro consanguinei i Vestini Cismontani erano invece nell'altipiano aquilano; sulla Maiella Nord – Orientale e nelle Valli del Pescara e dell'Alento c'erano i Marrucini con la loro capitale Teate (Chieti); lungo la Costa della Provincia di Chieti c'erano i Frentani; nella zona centro e sud – orientale della Maiella c'erano i Carracini; mentre nella Valle del Sangro i Pentri; nella Valle di Corfinio e Sulmona e nella Maiella Occidentale c'erano i Peligni, nella zona del Fucino di Avezzano c'erano i Marsicani ; e infine nella zona di Rieti, Montereale, Amatrice, c'erano i Sabini e gli Equi.

Questi popoli hanno instaurato dei rapporti commerciali con gli Etruschi, i quali fra il X e il V secolo a.C., hanno importato le primordiali tecniche di lavorazione del ferro dell'epoca, gli oggetti pregiati, i monili anche provenienti dall'Oriente o forgiati nello stile orientale e le migliori armi che poi hanno fatto successivamente la fortuna dei Romani e ovviamente dei loro alleati italici nell'espansione politico - militare nel Mediterraneo fra il II e il I secolo a.C..

Gli Etruschi, provenendo molto probabilmente da un ceppo etnico – linguistico originario della Lidia in Anatolia, come sostenuto da Erodoto (V sec. a.C.), fusosi verosimilmente con un ceppo autoctono come affermato da Dionigi di Alicarnasso (I sec. d.c.), prosumibilmente i Villanoviani, hanno da subito sviluppato la lavorazione dei metalli, visto che nel Mediterraneo Orientale tale conoscenza esisteva almeno a partire dal XII sec. a.C., e si sono stanziani nell'attuale Toscana, proprio perché lì ci sono consistenti giacimenti di metalli.

La Toscana, proprio per la presenza degli Etruschi prese il nome di Etruria e la zona nord – occidentale di questo territorio fu per gli Etruschi una grande fonte di risorse minerarie, in particolare, l'Isola d'Elba con le sue riserve ferrose, il Monte Amiata, il Campigliese con miniere di rame e di stagno, le colline metallifere della città di Populonia che divenne il più importante centro siderurgico etrusco.

Centri di origine etrusca come Populonia, Vetulonia, Volterra, Perugia, Vulci e Arezzo, erano famosi per la lavorazione e l'esportazione di attrezzi e armi in ferro.

Sulla lavorazione del ferro da parte degli Etruschi, oltre alla presenza di numerose scorie di scarto dei minerali ancora presenti inerti sul territorio a distanza di millenni, c'è, ad esempio, la testimonianza storica dello scrittore greco del I secolo a.c. Diodoro Siculo che nella sua opera universale “Bibliotheca Historica” descriveva la lavorazione del ferro praticata anticamente dagli Etruschi sull'Isola d'Elba:

“Vicino alla città chiamata Populonia vi è una famosa isola chiamata Aithalia (l' Isola d’Elba n.d.r.). Questa,distante dalla riva 100 stadi, prese il nome dalla quantità di fuliggine presente su di essa. Difatti contiene minerale di ferro in gran quantità e di alto tenore, che viene riprodotto in pezzi per essere fuso e per ottenere il ferro. I lavoratori spezzavano le pietre e bruciavano i vari pezzi in fornaci costruite a regola d’arte: fondendoli in queste con una grande quantità di fuoco ripartiscono le pietre a seconda della grandezza e ne fanno pezzi simili a grandi spugne... Alcuni, acquistando la merce e riunendo una moltitudine di fabbri, la lavorano e ne fanno svariati oggetti di ferro. Foggiano delle armi, e anche zappe, falci e altri attrezzi. Siccome queste cose sono diffuse dai mercanti dappertutto, molte parti del mondo ne traggono vantaggio”.

A testimonianza della presenza degli Etruschi in Abruzzo che ancora prima dei Greci hanno influenzato lo sviluppo socio – economico di questo territorio, ci sono, nella prima Età del Ferro, oltre al comune uso di insediamenti fortificati d'altura e di torri da guardia (sensibilmente visibili nella zona peligna), le necropoli collocate in in pianura con sepolture a tumulo con camere “in stile” etrusco tra i Vestini a Bazzano e a Fossa, tra i Marsicani a Scurcola Marsicana, con corredi funebri dotati di armi in ferro come lance e spade corte per gli uomini e di monili e utensili per la casa anche in ferro per le donne.

Nell'età dell'Orientalizzante, invece, si assiste allo svilupparsi di sepolcri funebri più sfarzosi in “stile etrusco” con una tomba nella necropoli di Campovalano di Campli di ben 25 metri di diametro e con sepolture, sempre nel teramano, presso i Pretuzi, di notabili maschili con una grande camera sotterranea dotata di una biga in legno e ferro.

Altre necropoli a tumulo degne di nota, sono sicuramente quelle di Le Castagne vicino l'insediamento fortificato di Colle Cipolla presso il valico di Forca Caruso, nel territorio subequano, tra gli attuali Comuni di Castelvecchio e Castel di Ieri.

In quest'epoca c'è una forte evoluzione dell'armamento in ferro fra i popoli abruzzesi: ad esempio, oltre a lance con cuspidi e puntali, pugnali corti, mazze ferrate, vi sono corazze con forti analogie con quelle dei soldati etruschi a disco in bronzo e gli scudi tondi decorati con figure mitologiche o simboli delle città.

Anche le tumulazioni delle donne ci hanno conservato costumi femminili dotati di cinture con placche metalliche in bronzo lavorate e traforate, pendenti a conchiglia, a manina ad accette levigate, con miniature o a battocchio.

L'influenza culturale, commerciale e materiale etrusca nell'Italia Centrale sarà predominante fino al VI secolo a.C., solo con la sconfitta a Cuma ad opera dei Greci nel 474 a.C., inizierà a declinare, e sarà sostituita sempre più da quella Ellenica.

Possiamo in conclusione affermare che l'influsso degli Etruschi per i popoli italici dell'Appennino Centrale e quindi anche abruzzesi, è stato fondamentale per quanto riguarda non solo l'organizzazione politica cittadina con il sistema di governo dei due magistrati (chiamati lucumoni dagli Etruschi, Consoli dai Romani, Meddix per i Peligni, e chiamati in altri modi presso le altre popolazioni italiche d'Abruzzo) ma anche per l'ingegneria civile, per i riti religiosi e magici, per il culto dei morti, ma soprattutto per lo sviluppo di utensili necessari per trasformare definitivamente popoli seminomadi in sedentari e per armare quei bellicosi guerrieri italici con armi di ottimo livello che sotto la guida di Roma sbaraglieranno ogni concorrenza nel Mediterraneo, superando con le Legioni il sistema oplitico greco della Falange.

Per maggiore informazioni sull'influenza degli Etruschi in Abruzzo, si può consultare anche le seguenti opere:

Jean – Paul Thuillier, “Gli Etruschi. La prima civiltà italiana”, Lindau, 2008.

Acconcia Valeria, “Ritualità Funeraria e Convivialità. Tra rigore e Ostentazione nell'Abruzzo preromano”, Officina, 2014.

Gianfranco Bracci, Marco Parlanti “La via etrusca del ferro. Dal Tirreno all'Adriatico”, Ediciclo, 2013.

Cristiano Vignali – Agenzia Stampa Italia


Tv ASI

 

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