magris2(UMWEB) Perugia,   – Una conversazione speciale quella che si è svolta ieri nell’Aula Magna di palazzo Gallenga dell’Università per stranieri di Perugia tra Snežana Milinkovic, studiosa dell’Università di Belgrado e Claudio Magris, studioso dell’Università di Trieste, tra i massimi scrittori italiani viventi, alla presenza del rettore Giovanni Paciullo che lo ha introdotto menzionando l’elevata statura culturale e il suo lungo percorso di studi che ha formato generazioni di studiosi e intellettuali.

Qual è il punto di vista del traduttore quando affronta un testo letterario da tradurre, e qual è il ruolo che assume l’autore, il traduttore e lo scrittore, e come riuscire a farne una teoria se la traduzione è un fatto “puramente e squisitamente empirico? A queste domande poste da Snežana Milinkovic ha risposto Claudio Magris ribadendo l’importanza del ruolo culturale e scientifico del traduttore.
«La traduzione è un’opera creativa letteraria a volte impossibile ma necessaria e per questo mi sono sempre battuto per la indegna sottovalutazione sia sotto il profilo economico e sia sotto quello del riconoscimento culturale dei traduttori. La nostra società – ha affermato Magris – ha un estremo bisogno della traduzione, eppure tende a svalutarla e a trascurarne il ruolo intellettuale. La traduzione è un’opera letteraria che può essere paragonata al rapporto di un direttore d’orchestra con il testo e questo lo sento molto perché ogni direttore d’orchestra è diverso da un altro: il Wagner di Furtwängler non è quello di Karaian e questo va tenuto conto, perché anche il tradurre è uno scrivere in proprio. John Dryden considerava la sua versione dell’Eneide il suo capolavoro. Vincenzo Monti appartiene alla storia della letteratura italiana molto di più per le sue traduzioni di Omero che non per l’opera originale».

Per Magris «Non bisogna dimenticare che la traduzione, come ha scritto Schlegel in un suo bellissimo passo, è la prima forma di critica letteraria, tanto è vero che scopre subito i punti deboli di un testo, sia quando si traduce sia quando si viene tradotti e si discute con chi traduce. È molto difficile imbrogliare i traduttori».

E delle problematiche della traduzione sia dal punto di vista empirico che teorico Magris ha rimarcato l’importanza della fedeltà del testo nei confronti dell’autore, della lingua e dello scrittore. «È importante affrontare l’ambiguità del testo, che è necessario rispettare, senza spiegare, senza semplificare, perché la difficoltà – ha espresso – in qualche modo deve rimanere, bisogna correre il rischio di non essere capiti, proprio come nella vita.
Un libro non è il lavoro di un maestro che deve prendere per mano il lettore e portarlo ad apprezzare le meraviglie del suo animo e della sua della ricchezza, l’ideale – ha concluso Magris – è che il lettore ripercorra il suo stesso cammino. I grandissimi libri ti chiedono proprio questo e sono quelli che meno si prestano a una riduzione semplificata. Le difficoltà di un testo debbono restare difficoltà nella traduzione».

Al termine dell’incontro il rettore Paciullo, insieme alla professoressa Giovanna Zaganelli, direttore del Dipartimento, ha consegnato il sigillo della Stranieri a Claudio Magris.


Tv ASI

 

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