confartigianato(UNWEB) Terni. Il nostro territorio è stato colto alla sprovvista dall’epidemia e soprattutto dalla crisi economica conseguente alle misure sanitarie adottate per contenerla. La constatazione che tale impreparazione sia in realtà comune agli altri territori italiani ed europei non può essere una consolazione.


Il rischio adesso è che l’Umbria nel suo complesso e l’Umbria meridionale in particolare si faccia cogliere impreparata anche dal rilancio economico post covid-19.
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Abbiamo di fronte uno scenario in cui le Istituzioni europee e italiane iniziano a programmare in modo abbastanza definito le linee guida sulle quali recuperare i precedenti livelli e impostare su basi più solide lo sviluppo economico del prossimo futuro.
La domanda che sottoponiamo alla riflessione comune è semplice: con quale ruolo, quali risorse e quali competenze pensiamo di fare la nostra parte come territorio in questo sforzo continentale verso il ridisegno dell’economia?
E ancora: pensiamo possibile continuare ad attardarci in una certa mentalità rinunciataria e attendista che purtroppo ci caratterizza e che viene amplificata dal fenomeno in atto della perdita dei centri decisionali del territorio? Possiamo assistere al rilancio economico europeo in modo passivo o al massimo con qualche rituale convegno, senza agire?
La transizione verde e digitale delle imprese, la ricerca, le biotecnologie, il sostegno all’agricoltura, la preservazione dell’ambiente, le azioni di riequilibrio del clima, gli investimenti nei dati ad alte prestazioni, nell’intelligenza artificiale e nella sicurezza informatica delimitano il campo nel quale si giocherà il rilancio europeo. E’ demoralizzante constatare che il nostro territorio non può vantare ad oggi nessuna iniziativa di eccellenza in questi settori, mentre vede da un lato la dissoluzione del polo chimico e dall’altro lo sprofondamento del polo siderurgico nell’incertezza e nella difficoltà ad armonizzarsi nella nuova nascente economia europea.
Il nostro territorio deve recuperare il terreno perduto e prepararsi da subito a giocare il ruolo da protagonista che gli è proprio in Umbria e nel centro Italia proprio su questi temi, e può riuscirci solo riscoprendo la propria identità e le proprie vocazioni: dobbiamo dimostrarci in grado di progettare e realizzare ampie azioni di bonifica ambientale, dobbiamo garantire nell’emergenza le opportune misure di supporto alle imprese e alle famiglie, ma al contempo dare concretezza alla riconversione digitale del tessuto produttivo nella direzione di Impresa 4.0 e dell’ICT. Dobbiamo aprire nuove prospettive sia nelle biotecnologie che nella sanità, che deve essere stabilmente riorganizzata su più elevati livelli di sicurezza contro le epidemie. Dobbiamo realizzare politiche di marketing territoriale efficaci, dare forza alle attività universitarie e di ricerca pubbliche e private. Dobbiamo aumentare la considerazione stessa che noi cittadini abbiamo del nostro territorio in campo, ambientale, ma anche culturale, storico e turistico. Dobbiamo aumentare la vivibilità e l’attrattività residenziale e produttiva del territorio.
Riteniamo che la nostra comunità sia ad un punto di svolta storico tra sviluppo e declino: se non riusciremo tutti insieme ad armonizzarci e agire positivamente nelle direttrici della nuova economia europea, il cumularsi della crisi pregressa con quella determinata dagli interventi di contenimento dell’epidemia di Covid-19 ci costringerà nel prossimo futuro a fare i conti con un patrimonio di imprese, di imprenditorialità e perfino di residenzialità del territorio al di sotto del livello di massa critica.
Non è facile pensare al futuro mentre molte imprese hanno già chiuso l’attività, molte sono colpite dai divieti e tutte, anche quelle che possono esercitare, stanno riportando enormi danni per la mancanza di clienti; mentre la coesione sociale viene meno e si diffondono polemiche inutili; ma riteniamo che questo sia il momento di dimostrare la capacità e l’autorevolezza per riuscirci.


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