Screenshot 2021 04 08 Umbria(UNWEB) Le richieste a Regione e Comuni per scongiurare la chiusura definitiva di oltre 1.500 imprese e la perdita di migliaia di posti di lavoro. Anche l’Umbria scende in piazza a Roma, il 13 aprile, per una manifestazione di protesta ordinata quanto decisa

La parola d’ordine è una sola: “Vogliamo ripartire”. Con questo obiettivo, Fipe Umbria, la maggiore organizzazione di rappresentanza degli oltre 5 mila bar e ristoranti della regione, ha lanciato una nuova campagna di mobilitazione, con il pieno sostegno di Confcommercio, e in coerenza con l’iniziativa di Fipe nazionale che scenderà in piazza a Roma, il prossimo 13 aprile, con una manifestazione di protesta ordinata quanto decisa, per chiedere alla politica un impegno preciso: una data per la ripartenza e un piano per farlo in sicurezza.
“A Roma ci saremo anche noi”, dice il presidente di Fipe Confcommercio Umbria Romano Cardinali. “Sono mesi che denunciamo una situazione gravissima e chiediamo una attenzione adeguata ai problemi che stiamo vivendo”, incalza il presidente di Fipe Umbria. “Le aspettative che avevamo sul decreto Sostegni sono state ampiamente disattese: gli aiuti si sono rivelati assolutamente insufficienti rispetto al danno che abbiamo subito, con lo stop dei fatturati, mentre tasse e spese fisse corrono.
A sei mesi dalla manifestazione di Perugia, quando assieme all’Unione regionale Cuochi Umbri abbiamo messo le tovaglie a terra per manifestare la nostra esasperazione, pensiamo che ora sia il momento per alzare nuovamente la voce. La nostra sarà una protesta ordinata, perché con le istituzioni noi ci vogliamo parlare e non accettiamo che la nostra disperazione sia occasione di strumentalizzazioni di alcun tipo.
E’ giunto però il momento di affrontare i problemi di questo settore con estrema decisione: lo stato di incertezza e la mancanza di prospettive fa male quanto le chiusure obbligate. Abbiamo bisogno di una prospettiva certa e credibile, di strumenti adeguati: su tutto questo dobbiamo lavorare adesso, senza ulteriori colpevoli ritardi, sia a livello nazionale che territoriale”.

LE RICHIESTE ALLA REGIONE UMBRIA
In una lettera indirizzata alla presidente della Giunta regionale dell’Umbria Donatella Tesei, Fipe ha elencato le priorità assolute per la categoria, che sul territorio rischia di perdere il 30% delle attività: oltre 1.500 imprese e migliaia di posti di lavoro.
Riapertura programmata - Sulla base delle ultime indicazioni del governo, fino al 30 aprile 2021 in Italia ci saranno solo zone arancioni o rosse. Sono possibili però allentamenti, se i dati lo consentiranno. Fipe Umbria ha chiesto alla Regione di programmare da subito la richiesta di una riapertura delle attività sia a pranzo che a cena, non oltre il 24 aprile, con prenotazione obbligatoria per garantire la massima sicurezza. Le imprese non possono riaprire dall’oggi al domani: hanno bisogna di programmare per tempo la loro attività.
Finanziamenti – In un’ottica di ripartenza, Fipe ha chiesto alla Regione che si faccia garante con il sistema bancario perché le imprese possano accedere a finanziamenti a tasso agevolato adeguati al fatturato perso, con almeno due anni di preammortamento. Anche questo un intervento da attuare subito.
Sagre – Fipe ha ricordato alla Regione l’impegno assunto di modificare la legge sulle sagre e feste paesane, riducendone la durata, e chiesto uno stop per l’anno 2021, senza eccezioni.
Piano vaccinale – Fipe ha ricordato la necessità di inserire nel piano vaccinale, al più presto, anche i dipendenti e titolari delle attività ristorative e turistiche, per offrire maggiori garanzie all’utenza e far ripartire il comparto.
LE RICHIESTE AI COMUNI UMBRI
Le richieste rivolte ai Comuni tramite Anci Umbria partono da un concetto molto semplice: le imprese sono state costrette a chiudere, non hanno prodotto fatturato e non hanno utilizzato i servizi per i quali continuano invece ad arrivare bollette e richieste di pagamento.
Fipe chiede pertanto l’esenzione totale dal pagamento di Tari e Imu per il 2020 e per i primi tre mesi del 2021, e una rimodulazione di tributi e tasse locali sulla base delle condizioni in cui si troveranno ad operare le imprese, fino alla fine del periodo di crisi. Per fare questo, è stato chiesto un incontro urgente con Anci Umbria.


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