107105398 2740329956204025 8920200244719225737 o“Nonostante l’alto indice di mortalità correlato ai disturbi alimentari, non abbiamo avuto decessi fra le oltre 1500 persone che sono state da noi. Eppure saremmo nella condizione di dover chiudere”: lo ha detto la dottoressa Maria Assunta Pierotti ai membri della Terza commissione consiliare, che si sono recati di persona nella sede del “Pellicano onlus” di Perugia, centro diurno che accoglie ragazze alle prese con disturbi alimentari.

 

(UNWEB) Perugia,  - La necessità di un accreditamento al Servizio sanitario regionale del Centro “Pellicano onlus” di Perugia, che quotidianamente accoglie tanti giovani, in prevalenza ragazze, alle prese con disturbi alimentari di vario tipo, è emersa non soltanto dalle parole della dottoressa Maria Assunta Pierotti e del dottor Giampaolo Bottaccioli, che offrono la loro grande esperienza come volontari nella struttura situata ai “Tre archi”, o da quelle del dottor Christian Corvaglia e della presidente Amelia Coccia, ma soprattutto dalla testimonianza di una madre che ha visto la salvezza della propria figlia sbocciare nel Centro, dopo avere constatato la quasi impossibilità di cure adeguate per questi pazienti particolari all’interno degli ospedali pubblici.

La Terza commissione consiliare, presieduta da Eleonora Pace, ha deciso di recarsi personalmente in visita al “Pellicano” anziché convocare i responsabili per una audizione, richiesta espressamente dal consigliere regionale Andrea Fora (Patto civico), nella sede dell’Assemblea legislativa. Hanno preso parte al sopralluogo anche Paola Fioroni (Lega), Michele Bettarelli e Tommaso Bori (Pd). Quest’ultimo si era già speso tempo addietro, in qualità di consigliere comunale, per un’azione di sostegno al Centro diurno insieme al Sindaco di Perugia, come si legge dai ringraziamenti scritti a penna sulla bacheca appesa al muro.

Il Centro, che occupa in comodato i locali al primo piano dell’antica farmacia perugina sita nel primo palazzo di marmo bianco che si incontra dopo avere attraversato i Tre archi in direzione di Corso Cavour, è bello, pulito, accogliente, dotato di locali per lo svago, il riposo e lo studio, oltre che di consulto medico, con l’immancabile bilancia per controllare il peso.

“Il Pellicano sconta da anni la mancanza di una ‘investitura istituzionale’ - ha detto Andrea Fora – e meriterebbe di essere incluso nella filiera del trattamento sociosanitario per le sue particolarità di intervento come alternativa alla residenzialità sanitaria, con un approccio che integra competenze di vario genere e offre gratuitamente un approdo sicuro a tante giovani alle prese con un problema di difficile soluzione che si articola nelle varie forme di disturbi alimentari. Altre strutture hanno delle rette da pagare, ma nel caso del ‘Pellicano’, in cui perfino il contributo economico della Asl viene messo in discussione da almeno un anno e mezzo, occorre rivedere il ruolo di un servizio così importante, anche dal lato finanziario. Un compito che spetta alla politica”.

“Siamo la prima struttura di questo genere sorta in Italia, 23 anni fa – ha detto Maria Assunta Pierotti -, dove ex pazienti aiutano le altre a uscire da una situazione fisica e psicologica molto pericolosa. Nonostante l’alto indice di mortalità correlato ai disturbi alimentari, non abbiamo avuto decessi fra le oltre 1500 persone che sono state da noi. Eppure saremmo nella condizione di dover chiudere. Il valore economico a regime del ‘Pellicano’ è quantificabile in 800mila euro l’anno, quindi le potenzialità ci sono. Ma siamo convenzionati con la Asl per 50mila euro l’anno, una convenzione ventennale di fatto cancellata dall’ultima Amministrazione sanitaria. Una signora di nazionalità inglese ci dona quasi più della Sanità pubblica”.

La presidente della Commissione sanità e Servizi sociali, Eleonora Pace, ha detto che “su questi temi non ci si divide. Non c’è donna che non abbia avuto difficoltà nel rapporto con il proprio corpo. Ci impegneremo per un progetto politico che riconosca l’importanza di questo Centro e per la sua crescita”.

“Mia figlia – ha detto la rappresentante dei genitori - è stata accolta non in una struttura ma in una famiglia, dove si combatte un mostro di una violenza inaudita che ci porta via i nostri figli”


 

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