121802581 2835148446722175 7078401660078346771 oLa Terza commissione, presieduta da Eleonora Pace, ha deciso all’unanimità di istituire una sottocommissione composta dai consiglieri Pace (FDI), Fioroni (Lega) e Bettarelli (PD), per approfondire e allo stesso tempo velocizzare l’istruttoria congiunta delle tre proposte di legge concernenti modifiche e integrazioni alla legge “23/2003” (Norme in materia di edilizia residenziale sociale) presentate rispettivamente da Marco Squarta-Eleonora Pace (FDI), Paola Fioroni-Stefano Pastorelli (Lega), Fabio Paparelli-Simona Meloni (Pd).

 

(UNWEB) Perugia,   – La Terza commissione, presieduta da Eleonora Pace, ha istituito una sottocommissione composta dai consiglieri Pace (FDI), Fioroni (Lega) e Bettarelli (PD), per approfondire e allo stesso tempo velocizzare l’istruttoria congiunta delle tre proposte di legge concernenti modifiche e integrazioni alla legge “23/2003” (norme in materia di edilizia residenziale sociale) presentate rispettivamente da Marco Squarta-Eleonora Pace (FDI), Paola Fioroni-Stefano Pastorelli (Lega), Fabio Paparelli-Simona Meloni (Pd).

La PROPOSTA della LEGA concerne una riforma “complessiva ed organica” della materia, che consentirà interventi più efficaci grazie al ruolo che potranno svolgere le amministrazioni locali, che hanno la capacità di conoscere meglio di altri soggetti i bisogni del territorio e delle persone che ci vivono. Si estendono alle persone diversamente abili i benefici i per reper ottenere alloggi anche dando la possibilità di fare manutenzioni o aggiustamenti per renderli più vivibili, si riservano alloggi ai nuclei monoparentali, alle giovani coppie per aiutarle a formarsi una famiglia, a coniugi in procinto di divorziare che devono lasciare la casa e trovarne un’altra. Le amministrazioni comunali potranno assegnare 6 punti in graduatoria in base a ciò che ritengono loro. Vi sarà un punteggio maggiore per chi risiede nel territorio da 10 a 20 anni. I già previsti 5 anni di residenza in Umbria dovranno essere affiancati alla condizione di risiedere almeno da 2 anni nel Comune dove si è aperto il bando, raccogliendo le sollecitazioni proprio delle amministrazioni locali che hanno chiesto di privilegiare il radicamento nel territorio. Fra i requisiti d’accesso il non possedere immobili né in Italia né all’estero e non avere subito condanne passate in giudicato per episodi che destano particolare allarme sociale, come lo sfruttamento della prostituzione o la violenza sessuale. La casa viene invece garantita ai familiari se vittime di abusi o violenze.

La PROPOSTA di FRATELLI D’ITALIA introduce ulteriori criteri di modifica per l’accesso agli alloggi popolari e condiziona al comportamento dell’inquilino il mantenimento di tale diritto, con lo strumento di una “carta a punti”. La proposta di FDI si basa su sette elementi portanti: non potranno avere case coloro che sono stati condannati per reati legati a droga, prostituzione e gioco d’azzardo o contro l’ordine pubblico e si chiede di abbassare a 2 anni di condanna passata in giudicato ciò che prima era esteso a 5 anni grazie a benefici di legge. Si dovrà dimostrare di non possedere altre abitazioni, in Italia o all’estero. Questo varrà per tutti, italiani e stranieri, e come per gli italiani, agli stranieri non basterà un’autocertificazione che dichiari il non possesso ma servirà una perizia. Coloro che, potendolo fare, non pagano il canone sociale perderanno il diritto all’alloggio. Gli umbri e coloro che risiedono nei Comuni della regione da più tempo, avranno un punteggio maggiore nelle graduatorie. Viene prevista una ‘carta a punti’ dell’inquilino, sul modello della patente: nel caso di gravi violazioni si perderà subito il diritto alla casa popolare; in caso di violazioni lievi si perderanno dei punti. Al contrario ne guadagneranno grazie ad un comportamento corretto. In caso di reati e violenze contro le donne si prevede che l’assegnazione possa passare direttamente alla vittima. Nel caso di maltrattamenti sui figli o di mancato rispetto dell’obbligo dell’istruzione, i responsabili verranno sanzionati perdendo il diritto all’abitazione.

Nella PROPOSTA del PD si vuole “mettere a disposizione dei bisogni abitativi tutto il patrimonio pubblico, introducendo un modello gestionale basato sulle Zone sociali e incrementare il Fondo regionale per le politiche abitative con un apposito capitolo di finanziamento nel Bilancio della Regione. L’Isee resta una garanzia per l’accesso ma serve una revisione dei canoni per tenere conto dei soggetti fragili perché le persone sole hanno maggiori difficoltà, peraltro acuite da crisi economica e emergenza covid, rispetto a famiglie dove ci sono due redditi. Fra i soggetti fragili da tutelare vanno tenute in considerazione le donne vittime di violenze, specialmente se con figli minori a carico, situazioni di cui la legge del 2003 non tiene conto e per le quali serve un diverso trattamento, prevedere una riserva non condizionata alle tempistiche del bando e un sostegno di cui si faccia carico il Fondo regionale per le politiche abitative.


 

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