Lucarini280320(UNWEB) Perugia calcio. Intervista a Mauro Lucarini, dg del Perugia: “dopo l’emergenza il calcio può ripartire bene se riscopre valori e buon senso”.

Una situazione strana, anche con qualche aspetto positivo.

Mauro Lucarini non si lascia influenzare dal clima cupo dell’emergenza sanitaria e cerca di puntare sui risvolti positivi della vicenda, che pure ci sono. “È una situazione strana, occorre uscirne prima possibile e lo faremo bene perché noi italiani siamo bravi nell’emergenza, in zona Cesarini”. Ciò premesso, il direttore generale del Perugia guarda alla parte piena del bicchiere: “queste sono anche giornate dove si possono riscoprire e vivere intensamente cose gioco forza un po’ trascurate in precedenza, come la famiglia e le persone care”.

Il calcio deve saper aspettare e può ripartire  bene riscoprendo valori e freschezza

È uomo e manager di calcio, Lucarini, ma dice senza tentennamenti che il calcio non viene in primo piano, adesso. “La testa non può andare al calcio, ora, ma prima dobbiamo pensare a cosa ci succede intorno, alle persone che stanno lavorando e lottando per tutti noi. Dobbiamo comportarci da persone mature, capire la situazione e saper aspettare, mentre sento in questi giorni alcune affermazioni di giocatori importanti che non vanno in questo senso”. Il calcio ha saputo superare tante bufere, e, dice, “ce la può fare anche stavolta, usando buon senso e, magari, adeguando e modificando qualcosa”. Qualcosa, spiega, che ridia al calcio un po’ di freschezza e di attrattiva, magari idee che, aldilà degli aspetti economici, “diano spazio ai giovani e valorizzino il nostro prodotto nazionale”. Perché, dice, “se tiriamo fuori i veri valori, quelli che ci fanno stare uniti, il calcio dopo l’emergenza potrà diventare un momento più sano di aggregazione e divertimento”. Concetti non scontati da affermare con tanta convinzione per un dirigente di calcio abituato al realismo della gestione quotidiana, a dover far tornare i conti: “ci dobbiamo dare tutti una ridimensionata -precisa ancora- essere più veri, più capaci di rispettarci tra noi; secondo me ce la possiamo fare, perché noi italiani siamo veramente forti sul piano umano”. Insomma, una specie di ripartenza non come se niente fosse accaduto, ma che riscopra valori e riferimenti cui in questo periodo di incertezza inevitabilmente molti si sono rivolti e aggrappati.

Abbonati del Perugia, calo fisiologico, dovuto al campionato spezzatino

Il discorso vale su scala nazionale e generale ma chiediamo a Lucarini se in qualche modo possa  anche essere applicato alla situazione del Perugia dove, per esempio, dopo gli anni dell’entusiasmo per la serie B ritrovata, il numero degli abbonamenti (che è certamente un indicatore di interesse) è andato diminuendo in maniera magari non consistente, ma costante. “Guardi, risponde, abbiamo comunque un numero di abbonati tra i più importanti della categoria, e non solo. Io credo che l’andamento della squadra incida poco sul numero degli spettatori, mentre pesano di più altri fattori”. In primo luogo, per Lucarini, il fatto che le partite in serie B, a differenza della serie C, si giocano in quattro giorni diversi, dal venerdì al lunedì, in orari che spesso non si conciliano con i tempi di vita delle famiglie, “per cui c’è chi, non sapendo in anticipo a quali e quante partite potrà assistere, preferisce fare il biglietto di volta in volta”.

Moneti, Santopadre, Damaschi

La pausa forzata può essere per Lucarini anche un momento per ripensare a tutta la sua avventura perugina, che iniziò sotto l’egida di Gianni Moneti, ai tempi della triade alla guida del Perugia con Santopadre e Damaschi. “Con Moneti ero amico, eravamo entrambi di Viterbo. Un giorno portò da me Santopadre, che all’epoca era presidente del settore giovanile, mentre stavo allenando un centinaio di ragazzini su un campetto di periferia, usando già la metodologia e l’impostazione che adesso seguiamo per l’Academy: evidentemente -commenta- eravamo già innovativi otto anni fa, se adesso tutti ci stanno copiando”. Poco dopo, Santopadre gli propose di lavorare per il Perugia. “Devo riconoscere -dice- che sia lui che Moneti e Damaschi per me sono stati disponibili e importanti”.

L’Academy, una famiglia mondiale. “Sogno un perugino forte che esca dal vivaio”

Cominciò lì l’esperienza a Perugia di Mauro Lucarini, in modo quasi pionieristico: “venivano tutti da esperienze di calcio dilettantistico -ricorda- nelle quali dovevano preoccuparci sia delle decisioni importanti che delle piccole questioni di ogni giorno. Dovevamo tutti fare esperienza in quei primi anni”. Ma, nonostante ciò, decollò con successo il Progetto Academy, la Scuola Calcio del Perugia che oggi conta ben 144 affiliazioni in tutto il mondo e di cui Lucarini è l’artefice principale da tutti riconosciuto. “Questa è una delle più belle cose che mi porterò dietro di questa esperienza a Perugia. Abbiamo creato una specie di famiglia allargata, per esempio abbiamo tanti gruppi whatsapp regionali e, in questo periodo difficile, ci sentiamo spesso; gli allenatori danno suggerimenti, sollecitano i ragazzi ad esprimersi, cercano di mantenere alta l’attenzione e l’entusiasmo. Dal Giappone, dove abbiamo dieci scuole calcio affiliate, in questi giorni  sono arrivati tanti messaggi e foto di ragazzi che hanno scritto ‘noi tifiamo Italia’. Questo può succedere solo in una vera famiglia”. Il sogno di Lucarini  è che un giorno dal vivaio del settore giovanile esca fuori un grande giocatore di Perugia: “ vorrei -sottolinea- che questo giocatore avesse anzitutto  un forte senso di appartenenza”. 

La gestione della società nell’emergenza: vivere alla giornata, tenersi pronti.

Per il resto, la gestione della società in questo periodo non può che essere condotta adattandosi alla precarietà della situazione e agli scenari che cambiano giorno per giorno. “Con il presidente Santopadre ci siamo sentiti tre giorni fa per fare una panoramica, il punto della situazione e pensare a come prepararsi per le cose da fare quando si riprenderà. È preoccupato, certo, per la situazione economica del calcio ma, ancor più, per la salute di tutti i suoi cari.  Abbiamo concordato che l’unico modo possibile di affrontare le cose adesso è quello di vivere alla giornata”, rivela.

Daniele Orlandi – Agenzia Stampa Italia


 

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