Schermata 2020 12 19 alle 18.17.33(UNWEB) Trieste.Finisce a Trieste l’imbattibilità del Perugia. E, se finché non si perdeva i numeri si potevano interpretare, adesso diventano impietosi. Nelle ultime sei partite una vittoria, una sconfitta e quattro pareggi. Un rendimento da metà classifica e nulla più, che dà corpo e significato negativo a tutta la stagione, visto che il Perugia ha adesso una posizione anonima in graduatoria e il gioco tutto legittima meno che speranze ambiziose. 

Questo, aldilà di come è maturata la sconfitta al Nereo Rocco, dove il Perugia ha perso soprattutto per gli episodi. Tutti a sfavore. A cominciare dal gol che ha sbloccato il match dopo soli tre minuti, indirizzando la partita sul piano che più piaceva alla Triestina, squadra oggi parsa feroce agonisticamente (al limite della correttezza, spesso) ma nulla più.  E che meno si addice al Perugia, sempre in imbarazzo quando deve recuperare. Il gol è stato il prodotto di una serie di errori. Il primo, di Burrai, che perde un pallone tentando un appoggio di prima. Il secondo collettivo, delle linee difensiva e di metà campo che lasciano che Boultam avanzi e tiri indisturbato. Il terzo di Fulignati, che si lascia ingannare dal rimbalzo del pallone davanti alla porta. E dire che il Grifo aveva iniziato bene, con un’iniziativa a destra conclusa da un tiro debole di Murano. E ha anche reagito bene nei quindici minuti successivi allo svantaggio, con due conclusioni di Favalli e Melchiorri respinte dal portiere giuliano. Però, col passare dei minuti, il centrocampo biancorosso ha confermato di non saper produrre nulla quando gli avversari mettono una guardia ferrea su Burrai (e questo succede puntualmente). La Triestina si mette dietro, aspetta la manovra lenta e prevedibile del Perugia, usa tutti gli arnesi del mestiere per perdere tempo. Non fa una gran figura la squadra di Pillon ma, pur giocando da provinciale, riesce a tamponare la situazione. Allora, l’unica soluzione che il Perugia può tentare è quella dei lanci lunghi. Tutti facili prede  per i difensori di casa: così, tutto diventa tremendamente difficile per gli avanti perugini, con Melchiorri comunque in evidenza per impegno e visione di gioco. E il 2-0 arriva su un’altra dormita difensiva, con Boultam, ancora lui, lasciato da solo in mezzo all’area ad incornare uno spiovente da corner. Buio pesto, il Perugia è sorpreso e stordito dall’andamento inopinato del risultato rispetto ad un possesso palla a suo favore, ma sterile e senza lucidità. La ripresa, malgrado le sostituzioni ed i cambi di modulo tentati da Caserta, il Perugia non riesce ad uscire dal canovaccio di un gioco cincischiato. Le sostituzioni non cambiano nulla, anzi il Perugia va ancor più in confusione e sembra legittimare la sconfitta, nel primo tempo non meritata. L’autogol nel finale riapre la partita solo virtualmente, perché il Perugia dimostra nel finale di non avere il mestiere di una squadra da vertice, perdendo palloni facili e concedendo agli avversari punizioni evitabili, in ciò aiutato da un arbitro, il signor Di Graci di Como, che negli ultimi minuti sembra decidere tutto affinché il risultato non cambi, in modo da non vedersi addebitate responsabilità di sorta. La partita finisce senza mai dare l’impressione che il Perugia possa recuperarla. E lascia queste evidenze: che la difesa è tornata a sbagliare, il centrocampo fatica maledettamente a costruire in profondità, e l’attacco, come sempre,  non punge. Così, sembra  anche svanire, per ora, ogni ambizione di primato. Prima che nel frullatore entri anche Fabio Casera, sarà bene che qualcuno si assuma pubblicamente le responsabilità delle carenze di organico che impediscono al Perugia di supportare le ambizioni dichiarate. E magari provi a fare qualcosa di sostanziale per cambiare le cose. Perdurare nell’equivoco sarebbe molto pericoloso.

Daniele Orlandi- Agenzia Stampa Italia


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