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Politica

Question time (1): “sperimentazione terapia con plasma iperimmune contro covid-19” - a Mancini, Carissimi, Peppucci e Rondini (Lega) risponde assessore Coletto: “Umbria seconda per pazienti riceventi arruolati”

(UNWEB) L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha discusso oggi l’interrogazione a risposta immediata dei consiglieri Valerio Mancini, Daniele Carissimi, Francesca Peppucci ed Eugenio Rondini che chiede di “sperimentare la terapia con il plasma iperimmune contro il Covid-19”.

Di Redazione Umbria Notizie Web 3 Dicembre 2020 – 10:30 3 min di lettura

Illustrando l’atto ispettivo, Valerio Mancini ha spiegato che “il policlinico ‘San Matteo’ di Pavia e l'ospedale ‘Carlo Poma’ di Mantova hanno sperimentato la terapia che prevede l'utilizzo del plasma iperimmune contro il Covid attraverso la somministrazione (massimo 3 dosi a distanza di 48 ore l'una dall'altra) a pazienti positivi di plasma iperimmune prelevato da soggetti guariti dal medesimo virus. I primi risultati della sperimentazione sarebbero molto incoraggianti e questo trattamento avrebbe un notevole livello di sicurezza virale ed è praticamente senza effetti collaterali. Questa terapia risulta estremamente economica e consentirebbe di accumulare il plasma trattato necessario per eventuali future ondate di contagio”.

L’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto, ha risposto evidenziando che “La Regione Umbria partecipa allo studio ‘Tsunami’:studio clinico in cui viene utilizzato il plasma di donatori guariti da Covid 19 come terapia precoce della polmonite Sars Cov 2. Alla base dell’ipotesi di utilizzo del plasma vi è la premessa che in attesa del vaccino specifico si possono utilizzare anticorpi presenti nel plasma di un soggetto guarito dalla malattia. L’obiettivo dello studio consente di valutare l’efficacia e la sicurezza del plasma che, concentrato, viene infuso nei pazienti che hanno sviluppato la polmonite, ma non necessitano ancora della ventilazione invasiva. Lo studio mira dunque a valutare la capacità di tale terapia nel diminuire il ricorso alla ventilazione meccanica, la mortalità e la durata dell’ospedalizzazione. Quindi non riguarda il trattamento dei pazienti già intubati come erroneamente gran parte dell’opinione pubblica ritiene. Lo studio richiede il coinvolgimento di diversi centri di ricerca presenti in Italia in quanto il criterio di selezione, sia dei donatori del plasma che dei riceventi arruolati affetti da Sar Cov 2 risulta molto complesso. Per raggiungere un campione sufficiente di pazienti trattati, al fine di trarre conclusioni statisticamente valide, sono necessari 474 pazienti e ciascuno con follow up di almeno trenta giorni. Il centro promotore dello studio è l’Azienda ospedaliera universitaria Pisana affiancata dal Policlinico San Matteo di Pavia. Al 2 novembre scorso, in base ai dati ottenuti dall’Istituto superiore di sanità, risultano attivati 29 centri reclutatori in 14 regioni di cui solo 14 hanno arruolato un paziente. A marzo 2020 è partita l’interlocuzione tra Regione Umbria e Azienda ospedaliera di Perugia, a maggio è stato approvato il protocollo ‘Tsunami’ che prevede il coinvolgimento di 4 centri trasfusionali dell’Umbria e relative unità operative Covid 19. Sempre a maggio è stato lanciato l’appello ai donatori di sangue ed emo componenti ad offrire la loro disponibilità a donare plasma. Il 18 maggio è iniziato lo screening dei potenziali donatori. Risultano arruolati 234 pazienti di cui 193, 19, 18 e 4 rispettivamente nei Centri toscani, umbri, lombardi e marchigiani. L’Umbria è la seconda per pazienti arruolati. l’attività dei Centri umbri, in dettaglio, vede l’ospedale di Perugia con 41 donatori e 19 pazienti arruolati; nell’ospedale di Terni i donatori sono 2 e nessun paziente arruolato; in quello di Città di Castello 7 donatori e nessun paziente; nell’ospedale di Foligno i donatori di plasma sono 12 e nessun paziente arruolato. Ad oggi non esistono valutazioni in termini di efficacia e sicurezza relativa allo studio, in quanto la prima analisi dei dati verrà effettuata entro dicembre”.

Mancini, nella replica, dopo aver ringraziato l’assessore per la dettagliata risposta, ha invitato a “credere in questa procedura medica che va però meglio pubblicizzata attraverso tutti i canali di informazione”.

Nota della Redazione

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