DSC 9632(UNWEB) Spoleto. “Te Deum laudamus! Te Dominum confitemur!”, “Noi ti lodiamo, o Dio, e ti proclamiamo Signore”: è l’inizio del canto che è risuonato in tutte le chiese il 31 dicembre scorso. Nel Duomo di Spoleto è stato l’arcivescovo Renato Boccardo a presiedere la solenne celebrazione dei Vespri e il canto del Te Deum al termine del 2021.

Col Presule c’erano i parroci della Città e diversi fedeli. Sul presbiterio è stata sistemata la statua “Madonna con il bambino in grembo, detta della porta”, del XVI secolo, proveniente dalla chiesa di S. Bartolomeo a Todiano di Preci ed attualmente in esposizione, dopo il restauro post-sisma 2016, nella sala “La bellezza ritrovata” adiacente la Cattedrale. Sempre in Duomo il Vescovo ha celebrato la Messa del 1° gennaio, solennità di Maria Santissima Madre di Dio e giorno nel quale la Chiesa celebra la Giornata Mondiale della pace, giunta alla 55sima edizione.

Accesso convinto alla vaccinazione. Nell’omelia del 31 dicembre mons. Boccardo ha ripercorso il 2021, ancora segnato dalla pandemia da Covid-19: «Un anno – ha detto - non da dimenticare, bensì da ricordare. Perché ci ha offerto un insegnamento di vita, perché è entrato nella nostra carne e ci ha costretto a guardare ciò che non avremmo voluto vedere, ricordandoci anzitutto che niente è scontato, e men che meno dovuto. Nemmeno il respirare, il darsi la mano o l’abbracciarsi quando ci si incontra; nemmeno il condividere la tavola con gli amici, nemmeno la gestione elementare dei ritmi quotidiani. Il Covid-19 ci ha obbligato a porci nuovamente di fronte all’orizzonte della nostra fine naturale per recuperare quella sapienza che da sempre nasce dal pensare la vita tenendo presente la morte. Stiamo imparando infine che abbiamo bisogno gli uni degli altri: è un insegnamento tanto semplice ed elementare quanto spesso disatteso e ignorato nel vivere quotidiano. Proprio mentre ci chiede di osservare il distanziamento e di indossare la mascherina, la pandemia ci sprona ad assumere la responsabilità verso gli altri, anche attraverso l’accesso convinto alla vaccinazione anti-virus: la vita mia e degli altri, soprattutto dei più fragili, dipende anche dal mio modo di agire».

L’Arcivescovo, poi, ha ripercorso brevemente i momenti significativi vissuti dalla Chiesa di Spoleto-Norcia nel 2021, citando le occasioni di formazione offerti al clero e ai fedeli laici, la via Crucis on-line animata in Quaresima dai bambini della catechesi, il servizio della pastorale della famiglia e della pastorale giovanile, l’ordinazione diaconale di due giovani, i progetti di solidarietà promossi dalla Caritas diocesana. «Questi ultimi – ha sottolineato il Presule – hanno superato di gran lunga ogni migliore previsione e aspettativa: tra le tante iniziative realizzate, ricordo soltanto la grande raccolta di alimentari per la Bosnia, l’impegno generoso dei ristoratori per offrire cibo e pasti completi non soltanto in occasione del Natale e del Capodanno, l’attività diuturna della Locanda della Misericordia, i numerosi e variegati contributi assicurati con discrezione durante tutto l’anno. Vorrei che da questa Basilica Cattedrale giungesse a tutti coloro che, in modi diversi, si sono fatti carico della fatica e della sofferenza di tanti, il vivo e commosso ringraziamento del Vescovo».

Il grazie di mons. Boccardo al personale dell’Ospedale di Spoleto e a quanti si impegnano per la ricostruzione post sismica. «Desidero esprimere ai medici e agli operatori sanitari del nostro Ospedale – ha detto ancora il Presidente della Conferenza episcopale umbra nell’omelia del 31 dicembre - l’apprezzamento e la gratitudine per la competenza e dedizione con le quali hanno assistito i malati di Covid in tutti questi mesi. Senza dimenticare che, grazie alla sapienza e determinazione di chi ne è preposto, la ricostruzione post-sismica si sta finalmente consolidando e comincia a produrre buoni frutti».

Il Vescovo riflette anche sugli aspetti negativi della comunità ecclesiale e civile spoletina. «Si va – afferma - dal problema dei giovani, sempre più ai margini della Chiesa, a quello delle famiglie, poco protette e incoraggiate da una politica che ne garantisca i diritti fondamentali e sostenga il matrimonio e le nascite, fino a quello della difficile convivenza civile, continuamente minacciata da una visione ristretta della realtà, da interessi di parte o di partito, spesso aliena - almeno apparentemente - dalla ricerca e dalla promozione del bene comune. Le crescenti situazioni di povertà, che colpiscono anche famiglie che fino a ieri stavano relativamente bene e si trovano ora senza lavoro o senza un adeguato sostegno per le proprie necessità anche più quotidiane, interpellano la Chiesa, ma anche la società politica e il mondo del lavoro e dell’impresa, per trovare insieme vie di giustizia e di solidarietà, così da affrontare la crisi partendo da questi valori fondamentali. Di tutto questo abbiamo ben presente la portata e le problematiche, che devono essere oggetto costante del nostro impegno. Sono certo, tuttavia, che la fede in Cristo e i valori umani, culturali e sociali di cui è ricca la storia della nostra Città e del suo territorio, sono come una riserva aurea alla quale possiamo attingere anche oggi per guardare al futuro con speranza e fiducia».

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