Tesei Romizi(UNWEB) Perugia - I fatti hanno dimostrato che l'Umbria, ed in particolare Perugia, sta pagando pesantemente l'isolamento cui è stata abbandonata a causa di scelte politiche errate, attuate da diverse giunte di sinistra e centrosinistra nei decenni passati. Un’eredità che ha finito per incidere negativamente sullo sviluppo, non solo economico, della regione.

Il ritardo infrastrutturale dell’Umbria

La regione, cuore verde d'Italia, oltre alla bellezza paesaggistica, vanta l'invidiabile primato della più alta concentrazione di siti di interesse artistico-culturale a livello nazionale. Eppure è ancora vittima di un’inaccettabile arretratezza infrastrutturale, divario che ormai è sempre più urgente colmare, perché raggiungere l’Umbria e Perugia è difficile, complicato, scomodo e snervante. Per di più non consente di attrarre investitori da fuori regione e dall'estero. Un esempio? Partendo da Perugia si fa prima ad arrivare a Londra in aereo piuttosto che a Roma con il treno.

Senza poi contare cosa sta accadendo all'ex Ferrovia Centrale Umbra (FCU), collegamento tra Terni, Perugia e Sansepolcro (AR), attraverso la Valle del Tevere, transitando per altri centri di rilievo turistico e produttivo come San Giustino, Città di Castello, Umbertide, Deruta, Marsciano e Todi. Purtroppo, attualmente, il servizio regionale è stato riattivato soltanto nella tratta Città di Castello - Perugia Ponte San Giovanni, con una velocità ridotta. Nelle altre tratte è attivo un servizio autobus sostitutivo. Tutto ciò crea viaggi scomodi, enormi ritardi e disagi agli utenti. Vogliamo parlare poi della Stazione di Perugia Sant’Anna? Lavori iniziati circa due anni fa, senza ancora sapere esattamente quando finiranno. Se fosse operativa, questa infrastruttura sarebbe fondamentale per collegare tra loro le cittadine umbre e i quartieri o le frazioni più importanti della città attraverso una "metropolitana leggera", decongestionando il traffico in entrata a Perugia.

La vocazione internazionale di Perugia

Come si fa a non comprendere la vocazione internazionale di Perugia? Ci si dimentica che Perugia vanta quattro eccellenze del sapere: una delle più antiche Università degli Studi d’Europa, la più importante Università per gli Stranieri d’Italia, la seconda più antica Accademia di Belle Arti d'Italia ed il rinomato Conservatorio Musicale. Non si tengono in giusta considerazione le importanti manifestazioni internazionali che la città ospita ogni anno: Umbria Jazz, Eurochocolate e il Festival Internazionale del Giornalismo.

Lo studio elaborato da Giuseppe Coco dell’Agenzia Umbria Ricerche (AUR) osserva che per rilanciare l'Umbria, anche dopo l'emergenza Covid-19, ci sarà bisogno di opere, infrastrutture ed investimenti strategici che vedano come oggetto le ferrovie, l’aeroporto e le sue connessioni con le città limitrofe. Inoltre, se il turismo è un settore cruciale per l’Italia, lo è di più per le città dell’Umbria. Con l’approssimarsi dell’estate e delle vacanze, secondo una recente analisi di Spring Marketing, le bellezze artistiche e paesaggistiche dell’Umbria sono tra le mete più ricercate in rete.

Giunta Tesei e rilancio dell’Aeroporto

Va dato atto alla Giunta Tesei di centrodestra regionale di aver segnato, dopo un solo anno di costante e duro lavoro, una punto di discontinuità con la gestione precedente per quanto attiene la struttura aeroportuale perugina. Ha impresso un significativo, quanto rapido, cambio di passo rispetto al passato. Ciò, nonostante l’Assessore ai Trasporti Melasecche non sia pienamente dello stesso avviso della presidente Tesei.

Il nuovo corso è stato inaugurato nell'agosto scorso, dopo aver superato il pregresso problema delle quote rosa ed aver eletto il nuovo CdA formato da Roberta Datteri (Imprendritrice, Consigliere dell'Unipol e vicepresidente di CNA con delega all'internazionalizzazione, indicata da Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia), Ilaria Caporali (Imprendritrice e amministratrice di Liomatic, indicata da Confindustria), Giorgio Mencaroni (Presidente della Camera di Commercio dell'Umbria), Stefano Orazio Panato (già Generale dell'Aeronautica, indicato dalla Regione Umbria), Antonello Marcucci (Presidente Umbra Group Spa, indicato da Unicredit). Stefano Orazio Panato è diventato presidente del Consiglio di Amministrazione SASE e la imprenditrice  Michela Sciurpa è stata chiamata a dirigere Sviluppumbria, realtà detentrice di una quota considevole della SASE.

La Governatrice Tesei, rompendo radicalmente con gli schemi delle gestioni precedenti e nonostante la crisi economica innescata dalla pandemia, ha preteso chiarezza tra i soci e avanzato finalmente un ambizioso piano industriale che prevede importanti obiettivi:

1) incremento sino ad un traffico passeggeri di 500.000 unità;

2) ricapitalizzazione da 1,6 milioni di euro;

3) sostegno al piano industriale pari a 3,4 milioni per il primo anno e a 5,5 milioni per il secondo e il terzo anno.

Le 12 rotte estive, segnali di ripresa dello scalo perugino

Nonostante l’emergenza Covid-19, va dato atto a SASE di voler puntare ad un effettivo rilancio dello scalo umbro. Lo testimoniano le 12 rotte estive ed i 13 voli per l’Italia - Cagliari, Catania, Lamezia Terme, Olbia, Palermo, Trapani - e per l’estero - Bruxelles, Londra Stansted, Londra Heathrow, Malta, Rotterdam, Tirana e Vienna. Proprio la rotta con la capitale britannica vede British Airways collegare in 2 ore e mezzo Perugia ad Heathrow, principale aeroporto di Londra. Uno sforzo davvero notevole.

Assemblea di fine maggio e strategia regionale

A questo punto diventa decisiva l’Assemblea dei Soci. La ripartizione delle quote è la seguente: Camera di Commercio 37,74%, Sviluppumbria 35,98%, Unicredit 9,16%, Comune di Perugia 6,25%, Confindustria 5,54%, Comune di Assisi 2,21%, ANCE 2,07% ed altri soci 1,05%, per un totale del 100%.

Secondo alcune indiscrezioni dovrebbero uscire da SASE: Unicredi, Confindustria, ANCE, mentre la Camera di Commercio ridurrebbe sensibilmente le quote in suo possesso. Restano invece il Comune di Assisi e naturalmente Sviluppumbria.

In ogni caso, la Regione ha manifestato la concreta intenzione di rilevare la maggioranza assoluta di SASE, tenendo conto che alla partecipata Sviluppumbria basterebbero soltanto le quote di Unicredit e Confindustria per arrivare al 50,68%. Altra ipotesi è che la Regione compri tutte le quote che i soci dismettono per poi decidere o di tenerle o di venderle parte ai privati. Su questa specifica eventualità è recentemente intervenuta l’On. Adriana Galgano, Presidente della lista civica BLU, che in una nota ha dichiarato: «Rispetto alle voci che si susseguono sulla vendita di quote dell’Aeroporto dell’Umbria, chiediamo al CDA della SASE e alla Regione chiarimenti». Chiarezza, trasparenza e verità sulla questione si avrà durante l’Assemblea di SASE.

Romizi, Giottoli e il possibile disimpegno del Comune di Perugia

Stando a quanto riportato a pagina 5 dal Corriere dell’Umbria dell’11 maggio 2021, all'interno dell’articolo dal titolo La Regione si compra l’aeroporto, la volontà del Comune di Perugia, espressa attraverso l’Assessore Giottoli, sarebbe quella di partecipare al ripiano ma considerando rischi e difficoltà in merito alla ricapitalizzazione per problemi di bilancio.

Anzitutto viene lecito chiedersi perché su questa vicenda strategica si sia espresso – stando al giornale citato in precedenza – solo l’Assessore Gabriele Giottoli. Le sue competenze, attribuzioni e deleghe sicuramente sono molto importanti, ma questa affermazione spetterebbe, per logica dei ruoli, primariamente al Sindaco Andrea Romizi che, invece, sembra preferire tacere.

Sfugge poi un altro aspetto fondamentale: come può l’Assessore Giottoli, che vanta esperienze dirigenziali di alto livello precedenti al suo attuale incarico istituzionale, non comprendere il grande valore strategico dell'aeroporto per il rilancio economico della città di Perugia?

Non ci convince nemmeno l'argomentazione dei "problemi di bilancio" del Comune di Perugia. Se ciò fosse vero, i perugini dovrebbero chiedersi come mai si sarebbe eventualmente arrivati a questi problemi finanziari, quali le cause ad averli determinati ma anche le priorità di spesa privilegiate dall’Amministrazione Comunale.

Sì, perché in concreto l’ammontare che spetta al Comune per la sua quota in SASE (6,25%) nella ricapitalizzazione è di appena 100.000 euro. Per il sostegno al piano industriale, l’impegno del Comune sarebbe ripartito così: 212.500 euro nel primo anno, 343.750 euro nel secondo ed altrettanti nel terzo.

Puntare sull'aeroporto garantirebbe una più agevole possibilità di raggiungere il capoluogo umbro per potervi studiare, trascorrere le ferie o investire. Se si valuta che l’obiettivo della Regione è di portare tramite l’aeroporto almeno 500.000 turisti l’anno, considerando che l’80% di questi si stima sarà straniero, quanti ricavi potrà generare a favore del comparto ricettivo locale e a tutto il suo indotto? Basterebbe confrontarsi con i commercianti perugini per sapere quale impatto positivo ha generato in passato la rotta Perugia-Monaco di Baviera.

L’Amministrazione perugina punti con più determinazione, come sta facendo la Regione, su uno scalo che - giova sottolinearlo - ricade all'interno del territorio comunale del capoluogo, nella frazione di Sant'Egidio. Auspichiamo che il Sindaco Romizi prenda posizione sul tema. Non è passato inosservato in città il trasferimento a Terni della sede legale e della scuola di alta formazione dell’ARPA, segno emblematico che, in Regione, l’asse politico sembra pendere ormai verso la più attiva città della Conca. Perdere anche le quote dell’aeroporto significherebbe disimpegnarsi dal potenziamento di un'infrastruttura strategica. Eviti di fare una clamorosa autorete.

Redazione Umbria Notizie Web


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