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Attualità

Pericolo elettrosmog: studiosi ad Assisi per spiegare come evitarlo

Di Redazione Umbria Notizie Web 31 Agosto 2020 – 14:39 3 min di lettura

Media 27642 Relatori convegno elettrosmogSe n’è discusso nel convegno organizzato dall’azienda umbra Cobe spa - Con le buone pratiche ma anche grazie all’uso di sistemi bioenergetici protettivi

(UNWEB) Assisi, – Smartphone, televisori, computer, tablet, ma anche forni, radiosveglie o altri prodotti elettronici ‘intelligenti’ che dialogano senza fili, nelle nostre case, in ufficio, e in tutti i posti ‘colonizzati’ dall’uomo, persino sulle vette delle montagne più alte: ogni dispositivo emette o riceve onde elettromagnetiche, sviluppando, appunto, un campo elettromagnetico che ha degli effetti sul nostro organismo e in generale su ogni essere vivente.

Quando questi effetti hanno un impatto biologico negativo si parla di elettrosmog, tema al centro del convegno organizzato dall’impresa umbra Cobe spa, sabato 29 agosto a Santa Maria degli Angeli di Assisi. A rappresentarla c’erano il presidente Carlo Costantini, il vice presidente Stefano Becciolotti e il general manager Francesco Pironaggi, mentre a discutere degli effetti biologici dell’elettrosmog e dei possibili rimedi si sono alternati i relatori Fiorenzo Marinelli, ricercatore del CNR di Bologna, Piergiorgio Spaggiari, professore, medico e ricercatore, e Paul Kircher, elettrotecnico ed economista. Dal convegno è emerso che, se dunque sembra ormai impossibile pensare ad un mondo senza tecnologia, si possono comunque adottare comportamenti, pratiche e sistemi bioenergetici per la protezione dall’esposizione prolungata ai campi elettromagnetici.

“Da qui la mission della Cobe – ha evidenziato Pironaggi –. La nostra holding vuole sviluppare una cultura della prevenzione piuttosto che della cura. Per questo abbiamo deciso di investire nei campi della magnetoterapia, geo biologia e bio architettura, e produrre dispositivi medici che contrastano l’inquinamento elettromagnetico come Bio happy, una stuoia, o il chip Rayguard, per cellulari e tablet, o ancora un portachiavi che scherma per un raggio di 15 o 20 metri”.

“Il telefono cellulare – ha spiegato Marinelli – è lo strumento più impattante sulla salute. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, nel 2011, ha classificato le radiofrequenze come possibile cancerogeno per l’uomo. C’è un aumento epidemiologico dei tumori celebrali preoccupante e purtroppo si continuano a installare nuove antenne e si promuove il 5g. La soluzione è quella di utilizzare la fibra ottica per tutte le trasmissioni di dati e non esporre ulteriormente la popolazione e tutti gli esseri viventi a radiazioni da radiofrequenze. Non sono a priori contro il 5g. Dico solo che attualmente non ci sono ricerche sufficienti per dire che sia innocuo”.

“Spegnete il router wi-fi quando non serve – ha detto Spaggiari –, state lontani almeno due metri dal forno elettrico quando è acceso, accertatevi che quello a microonde sia schermato, non dormite con il cellulare accanto al letto e in carica. C’è da dire che non tutti i campi elettromagnetici sono nocivi, ovviamente. Ci sono quelli naturali oppure i campi elettromagnetici artificiali che si utilizzano, per esempio, come cura all’interno delle strutture ospedaliere. C’è un ampio spettro di frequenze, alcune di queste fanno male ma fortunatamente possiamo proteggerci. Senza vestirsi con tute da palombari, possiamo utilizzare stuoie in grado di schermarci durante il sonno o applicare chip appositamente studiati sul nostro smartphone”.

“C’è un altro tema da non sottovalutare – ha aggiunto Kircher –. Strumenti come tablet, videogiochi, smartphone e televisori hanno un impatto negativo tra i giovanissimi. Lo studioso tedesco Manfred Spitzer lo spiega molto bene nel suo libro ‘Demenza digitale’. I bambini che usano strumenti moderni prima del quattordicesimo anno di età sviluppano dipendenza psicologica e hanno un quoziente intellettivo più basso di quelli che ne fanno un uso limitato”.

Nota della Redazione

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