(UNWEB) L’omelia-messaggio augurale dell’arcivescovo Ivan Maffeis: «Ciascuno possa essere raggiunto da un riflesso di quella pace che lo Spirito del Risorto non si stanca di diffondere nella Chiesa e nel mondo»
Il Crocifisso è risorto! Questo è l’annuncio che attraversa la nostra notte, la notte dell’uomo, la notte del mondo; un annuncio che, facendoci rivivere nelle letture ascoltate alcuni momenti della storia della salvezza, ci avvicina al mistero del Dio della vita. Ci ha aiutato anche il linguaggio dei simboli: il fuoco, la luce, l’acqua. Al fuoco nuovo abbiamo acceso il cero pasquale, affinché la sua luce disperda le tenebre dal cuore; tra poco nella liturgia battesimale benediremo l’acqua, che da memoria del passaggio del Mar Rosso diventa possibilità e richiamo a “camminare in una vita nuova”.
Pasqua, infatti, non è il sogno di chi – per non vedere e soffrire – evade dai drammi del presente; nemmeno è soltanto un modo per dire che il messaggio di Gesù continua, che non ha perso vitalità: la risurrezione è un fatto reale, concreto, storico, davanti al quale il vecchio detto del Qohelet – “Non c’è niente di nuovo sotto il sole” – svanisce come nebbia del mattino: a Pasqua qualcosa di veramente nuovo è avvenuto in un mondo che sembrava governato dalla legge della caducità e della morte.
“Cristo, risorto dai morti, non muore più - afferma San Paolo –; la morte non ha più potere su di lui”: in Lui il Padre ci assicura che anche la nostra morte e quella dei nostri cari non rimane l’atto finale: come non ha abbandonato il Figlio, così Dio non abbandonerà nessuno nella polvere.
L’annuncio risuonato in quella domenica – che da allora è diventato il primo giorno della settimana, quello che dà senso ai giorni dell’uomo – è il più bello di tutta la storia: “Non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto e vi precede in Galilea”.
“Vi precede” significa: è già lì, è presente, opera. Dove? “In Galilea”, in quella che allora era una regione semi-pagana, incrocio di lingue e di culture, e che oggi rappresenta a buon titolo il nostro contesto. Pasqua ci fa tornare con uno sguardo nuovo proprio nella Galilea della nostra quotidianità, della nostra esistenza familiare, sociale ed ecclesiale. Vi riconosciamo i segni del Risorto in chi accoglie la vita e si spende per educare i figli come per assistere i genitori; in chi investe con fiducia, offrendo opportunità di lavoro e di crescita; in chi interpreta la propria professione con senso di responsabilità e disponibilità; in chi pone gesti di condivisione e di solidarietà.
“Non abbiate paura!”: la fede pasquale ci libera dalla paura come dalla superficialità; ci unisce agli altri, ci fa comunità, ci fa Chiesa, riunita nell’ascolto della Parola e nello spezzare il Pane; ci rende capaci di camminare in dialogo con ogni uomo che cerca e ama la verità e la bellezza; ci fa attenti alla causa della pace, nella consapevolezza della dignità infinita di ogni vita umana: consapevolezza che rimane, invece, estranea a quanti inseguono “l’immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale o che si ritiene grande quando viene temuto” (Papa Leone).
La vita è altro, rispetto al modello interpretato dai potenti di questo mondo; cammina su altre vie, dove ci si incontra, ci si rispetta, ci si aiuta, sapendosi partecipi di un comune destino.
Buona Pasqua! Ciascuno possa essere raggiunto da un riflesso di quella pace che lo Spirito del Risorto non si stanca di diffondere nella Chiesa e nel mondo.
Don Ivan Maffeis
arcivescovo



