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Economia

Covid: in Umbria a rischio l’intera economia. Mencaroni (Confcommercio): “Sforzo straordinario di tutti o il prezzo sarà intollerabile”

Di Redazione Umbria Notizie Web 9 Febbraio 2021 – 18:31 4 min di lettura

Giorgio MencaroniIl presidente di Confcommercio Umbria denuncia anche l’assurdità dei criteri di apertura/chiusura delle attività in zona rossa: “Gli imprenditori sono arrabbiati: perché una ferramenta può aprire e un abbigliamento no?”

(UNWEB) E’ una chiamata alle armi accorata quella che Giorgio Mencaroni, presidente di Confcommercio Umbria, rivolge alle istituzioni, ma anche ai cittadini umbri per fare fronte ad una situazione da allarme rosso.
“L’Umbria sta vivendo il momento peggiore dall’inizio della pandemia – dichiara – e il prezzo è altissimo, insopportabile, sia dal punto di vista della salute che da quello dell’economia.
Se non si interviene subito, con ristori immediati, ma più ancora con strategie ed azioni di alto e ampio respiro, il sistema delle imprese non si risolleverà, e le conseguenze – già pesantissime – saranno disastrose, per molti senza ritorno, innescando una spirale di impoverimento socio-economico che non ha uguali nella storia recente della nostra regione. Le imprese del commercio e turismo, i settori più colpiti, sono allo stremo, e rappresentano la fetta più consistente delle pmi umbre, insieme ai servizi. Quella che dà il maggior numero di posti di lavoro. Quindi non solo abbiamo migliaia di attività e lavoratori autonomi con reddito azzerato e spese che corrono, ma un inevitabile effetto domino su tutto il tessuto economico e sociale umbro. La domanda interna – a parte i consumi alimentari – è crollata drammaticamente per tutte le voci di spesa. Lo stato d’animo di incertezza non induce a spendere neppure chi un reddito lo ha ancora. Se non riusciamo a segnare subito una inversione di tendenza – sottolinea ancora il presidente di Confcommercio Umbria - salterà una buona fetta dell’economia. A rischio c’è la salute, ma anche il futuro nostro e delle prossime generazioni.
In più, ora che gran parte dell’Umbria è in zona rossa, dobbiamo fare i conti anche con l’assurdità dei criteri con cui i decreti hanno stabilito i codici Ateco delle imprese che possono stare aperte e quelle invece obbligate a chiudere. Per fare solo un esempio, in termini di pericolosità per la salute ci devono spiegare perché una profumeria, una merceria o una ferramenta può stare aperta e un negozio di abbigliamento no! Siamo in periodo di saldi, abbiamo idea di cosa significa per un negozio di abbigliamento o calzature tenere chiuso proprio ora, dopo un anno così disastroso? Quale assembramento può esserci, quando c’è un imprenditore che sa bene quali sono i comportamenti da rispettare, e si assume l’onere di farlo? Per non parlare poi della chiusura di bar e ristoranti, mentre ogni giorno leggiamo di cene in casa con decine di partecipanti, di feste private senza nessuna precauzione, di riunioni di famiglia per il rito della spezzatura del maiale. In un ristorante sarebbe molto più facile far osservare condotte sicure, i nostri locali sono attrezzati per dare le massime garanzie. L’illogicità e la evidente disparità di certe scelte ha generato una rabbia ed una esasperazione da livello di guardia tra gli imprenditori del commercio e turismo, perché, citando un vecchio proverbio, “sta pagando il giusto per il peccatore”. Per garantire sicurezza - aggiunge Mencaroni - dobbiamo puntare su altro: senso di responsabilità dei cittadini, e soprattutto maggiori controlli da parte delle Forze dell’Ordine”.
L’eccezionalità della situazione richiede un salto di qualità anche nell’azione delle istituzioni regionali e delle autorità sanitarie. “Prima di tutto - sottolinea ancora Mencaroni - occorre mettere un argine al diffondersi dei contagi, razionalizzando le attività di monitoraggio, somministrazione dei tamponi e attivando nel modo più accessibile, chiaro e veloce le procedure di vaccinazione, tanto più considerato che la prima fascia coinvolta sono gli ultraottantenni. Molto bene dunque la richiesta della presidente Tesei di aumentare la quantità di vaccini previsti inizialmente per l’Umbria. Vanno inoltre attivate o rafforzate tutte quelle sinergie con la sanità privata, che consentano di frenare l’avanzata del Covid, ma anche di garantire le cure indispensabili a coloro che hanno patologie per cui ogni ritardo è pericoloso.
Sul fronte economico, oltre a forme di sostegno immediate, ci aspettiamo - grazie alle risorse del Recovery Plan - interventi rivolti a creare nuove prospettive alle imprese, puntando in via prioritaria sulla digitalizzazione – una digitalizzazione che renda più performanti anche le aziende di minori dimensioni attraverso una ibridazione sostenibile e creativa – e sulla green economy, da far diventare fattore qualificante del nostro territorio e della nostra offerta turistica.
A proposito di turismo, questo tempo di stop forzato deve essere impiegato in modo strategico, per rilanciare l’immagine della nostra regione, che nel turismo ha una risorsa essenziale. II momento delle scelte e degli investimenti è questo: il buon flusso di visitatori che è arrivato l’estate scorsa dimostra come sia imprescindibile tornare ad essere e a proporsi come una terra sicura. Da parte delle imprese del settore c’è la massima disponibilità e volontà a fare la propria parte per raggiungere questo obiettivo”.

Nota della Redazione

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