Palazzo Donini 2(UNWEB) Perugia, – La lotta dell'Umbria contro il dimensionamento scolastico, arrivato oggi sul tavolo di Palazzo Chigi, si traduce nella decisione del Governo Meloni di commissariare la Regione e, con essa, la scuola pubblica.

Dopo aver deliberato sette accorpamenti sui nove richiesti, la Regione si è fermata di fronte a un ricalcolo dei dati ministeriali che ha premiato altre Regioni con nuove autonomie senza riconoscere all'Umbria quelle cui aveva titolo, imponendo tagli che non abbiamo accettato perché ingiustificati e iniqui. In una regione con oltre 101 mila studenti e un territorio prevalentemente montano, dove la scuola è spesso l'unico presidio pubblico rimasto, la scelta è stata quella di non ridurre ulteriormente. Noi non tagliamo, e per questo veniamo commissariati.

Da oltre un anno chiediamo un confronto con il Governo per avere spiegazioni sui numeri del dimensionamento, sui criteri applicati e sulla distribuzione delle autonomie scolastiche. Non abbiamo mai ricevuto risposta, ma solo pressioni. Nessun tavolo, nessuna disponibilità a discutere. L'unica convocazione arriva ora, non per chiarire, ma per commissariare.

Le regioni convocate oggi a Roma, per lo stesso motivo, sono Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana e Umbria, tutte amministrate dal centrosinistra. Nessuna Regione di destra subisce lo stesso trattamento. È evidente che si tratta di una scelta politica più che tecnica.

Il governo giustifica l'operazione richiamando gli obiettivi del Pnrr, ma il Piano di ripresa e resilienza, sul dimensionamento, nasceva con l'ottica di riordinare il sistema scolastico, non certo quello di praticare tagli indiscriminati.

La nostra battaglia contro il dimensionamento è un'importante questione di principio e di sostanza. Abbiamo appena attraversato un triennio segnato da tagli pesanti: meno docenti, meno personale Ata, una riduzione delle risorse per i servizi educativi 0-6 anni, meno dirigenti scolastici e meno dirigenti amministrativi. Un impoverimento progressivo che ha già inciso sulla qualità e sulla tenuta del sistema pubblico dell'istruzione. Ecco perché è necessario porre uno stop a questa politica e scongiurare l'avvio di un nuovo triennio in cui la scuola venga ulteriormente depotenziata.
L'Italia è ultima in Europa per investimenti in istruzione con solo il 7,3% della spesa pubblica e il 3,9% del Pil. In questo quadro, il Governo non investe, ma riduce la presenza della scuola pubblica nei territori più fragili e aumenta il numero di studenti per classe nelle grandi città.

L'Umbria viene colpita in modo particolarmente penalizzante ma non ci siamo piegati alla minaccia del commissariamento e ci siamo presentati davanti al ministro Giuseppe Valditara a testa alta, rivendicando il diritto dell'Umbria a non subire tagli ulteriori rispetto a quelli già imposti. Una posizione che continueremo a difendere sia sul piano giuridico, con il ricorso al Presidente della Repubblica, sia su quello politico. Il futuro della scuola merita questa battaglia.


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