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Politica

Comuni montani, Meloni: "Criteri ancora penalizzanti. A rischio fino a 20 Comuni umbri e servizi essenziali ai cittadini"

Di Redazione Umbria Notizie Web 15 Gennaio 2026 – 19:26 2 min di lettura

simona meloni(UNWEB) Perugia,  "Ci vediamo costretti a ribadirlo: l'attuale impostazione complessiva delle norme che definiscono i nuovi criteri per la classificazione dei Comuni montani e il loro elenco è sbagliata e profondamente penalizzante per l'Umbria. Non solo rischia di tagliare fino a venti Comuni, ma prima ancora mette in discussione servizi ai cittadini, ne penalizza le possibilità di crescita e genera conseguenze negative sui territori". Così l'assessore regionale con delega alle Aree interne, Simona Meloni, sull'esito della riunione della Conferenza delle Regioni all'interno della quale, tre giorni dopo la Commissione sulle Politiche della montagna in cui l'Umbria aveva già annunciato il suo "no" alla proposta di decreto, è tornata sul tavolo della discussione la bozza d'intesa con i nuovi criteri e parametri del cosiddetto decreto Calderoli.

"Anche con i correttivi che sono stati avanzati da alcune regioni negli ultimi giorni, per l'Umbria il documento resta inaccettabile - prosegue l'assessore Meloni -. Se si procedesse su questa linea, la nostra regione, al pari della Sardegna, si ritroverebbe a subire una penalizzazione fortissima che metterebbe in discussione la tenuta di territori e di comunità fondamentali per l'Umbria nel suo complesso. Si rischia infatti di smantellare un'azione amministrativa cruciale per l'Umbria e su cui da tempo stiamo lavorando con l'obiettivo di garantire un presidio fondamentale per i residenti, per la tutela del patrimonio paesaggistico e rurale e per lo sviluppo economico dell'intera regione".

Escludere 20 Comuni attualmente considerati montani significa "privare queste realtà e l'Umbria tutta di misure fiscali e incentivi per combattere lo spopolamento, mantenere i servizi e creare sviluppo economico - conclude Meloni -. Parliamo, tra le altre cose, di agevolazioni per chi vuole acquistare casa in quelle aree e per i lavoratori della sanità e della scuola che vogliono trasferirsi a vivere nelle aree di montagna, ma anche di incentivi e sgravi contributivi per le imprese e per favorire l'insediamento di nuove attività da parte di giovani. Occorre ricordare che lo spirito della legge è superare gli svantaggi strutturali delle aree montane trasformandole da aree marginali a aree centrali per lo sviluppo e la tenuta demografica del nostro paese e delle singole regioni. La proposta di decreto non risponde, a nostro giudizio, a queste primarie finalità".

Nota della Redazione

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