77233951 f34e 4b56 80af de95fd6d3d2f 1(UNWEB) - Perugia,   - La Presidente della Regione Stefania Proietti (relatrice) e l'Assessore Thomas De Luca (esperto): "Colmare il gap attuativo, stop alla burocrazia inutile e sostenibilità sociale. Sui rifiuti serve un cambio di paradigma per un vero mercato delle materie prime seconde."

Trasformare l'ambizione del Green Deal in realtà amministrativa nei territori, superando la frammentazione attuale e puntando decisamente su un'economia circolare di mercato. È questo il cuore del Working Document su cui sta lavorando la Regione Umbria alla Commissione ENVE (Ambiente, cambiamenti climatici ed energia) del Comitato delle Regioni (CdR). Il documento, che pone le basi per il parere sull'EIR 2025 (European Implementation Review), vede la Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, nel ruolo di relatrice e l'assessore regionale all'ambiente, Thomas De Luca, in veste di esperto.
Il documento di lavoro evidenzia infatti un'attuazione ancora frammentata e disomogenea delle politiche ambientali UE e si propone di intervenire sui fattori trasversali – governance, finanza e capacità amministrativa – che rallentano la transizione.
La presidente della Regione Umbria Stefania Proietti indica una direzione operativa, orientata alle soluzioni: "A Bruxelles portiamo una richiesta semplice e concreta: meno passaggi inutili e più capacità di fare. Semplificazione significa procedure chiare, tempi certi e amministrazioni messe nelle condizioni di realizzare gli interventi senza arretrare di un millimetro sugli standard ambientali e di salute pubblica. Se vogliamo risultati, dobbiamo rendere l'attuazione più omogenea e misurabile nei territori".
Il documento Enve sottolinea anche la dimensione economica del ritardo: i costi stimati della mancata o tardiva applicazione della legislazione ambientale UE arrivano a circa 180 miliardi di euro l'anno, a fronte di investimenti aggiuntivi necessari per l'attuazione piena stimati in 122 miliardi annui. Un'impostazione che rafforza l'idea che prevenire convenga e che l'attuazione sia parte della sostenibilità economica oltre che ambientale.
L'assessore regionale all'ambiente Thomas De Luca mette al centro gli strumenti necessari per rendere efficaci le politiche: "Servono due acceleratori: competenze e dati. La carenza di personale tecnico specializzato negli enti locali e regionali si traduce in ritardi e discontinuità; per questo proponiamo un rafforzamento strutturale di formazione e scambi di buone pratiche tra amministrazioni. In parallelo, occorre rendere i dati ambientali realmente utilizzabili a scala territoriale: strumenti avanzati, anche con tecnologie satellitari e intelligenza artificiale permettono monitoraggi più precisi e interventi mirati, evitando misure generiche e poco efficaci".
Un passaggio cruciale del documento è dedicato all'Economia Circolare. "Il riciclo diventa sostenibile economicamente e ambientalmente solo se creiamo un vero mercato unico delle materie prime seconde" si legge nel documento. La proposta è netta: garantire la piena concorrenzialità dei materiali recuperati, applicare rigorosamente il principio DNSH (Do No Significant Harm) per evitare investimenti in impiantistica obsoleta con esternalità negative. É necessario inoltre rafforzare gli strumenti di intelligence per il contrasto ai crimini ambientali e al traffico illecito di rifiuti".
Sul piano amministrativo, il documento indica come prioritarie la digitalizzazione dei procedimenti, il coordinamento delle valutazioni ambientali (VIA/VAS) e tempi autorizzativi coerenti, distinguendo la semplificazione dalla deregolamentazione e segnalando la necessità di limitare il "gold plating" nazionale, cioè gli appesantimenti introdotti nel recepimento da parte degli Stati che vanno oltre quanto richiesto dal quadro europeo. Un passaggio specifico è dedicato alla partecipazione: per gli enti territoriali il coinvolgimento preventivo di cittadini, imprese e portatori di interesse è una condizione che incide sulla realizzabilità dei progetti, in particolare su economia circolare ed energie rinnovabili.
"Vogliamo un cambio di passo anche sul metodo – prosegue la presidente: pianificazione partecipativa prima, non consultazioni quando le scelte sono già definite. È così che si costruisce fiducia, si riducono i conflitti e si fa in modo che i benefici della transizione restino visibili e concreti per le comunità".
Sul tema delle risorse, il documento evidenzia che fiscalità generale, fondi di coesione e Pac non sono sufficienti a coprire il fabbisogno di investimenti e propone leve come l'applicazione piena del principio "chi inquina paga", con meccanismi di destinazione locale dei proventi di tasse e sanzioni ambientali, oltre alla riduzione dei sussidi dannosi. "Se chiediamo ai territori di accelerare – conclude De Luca – dobbiamo legare risorse e risultati: la transizione ecologica non deve trasformarsi in un nuovo onere per i bilanci familiari, la destinazione locale dei proventi ambientali può sostenere investimenti mirati e rendere la transizione più equa e verificabile".
Tra le priorità individuate dal documento Enve figurano: cambiamenti climatici (mitigazione e adattamento, con investimenti su suolo, rischio idrogeologico e reti idriche), obiettivo "Inquinamento Zero" (acque e aria, prevenzione alla fonte), economia circolare e rifiuti (mercati delle materie prime secondarie e contrasto ai reati ambientali), biodiversità (gestione attiva e strumenti per la convivenza nelle aree rurali). Un'agenda che, nel confronto di Bruxelles, richiama la necessità di un'attuazione più rapida e più coerente, capace di trasformare le politiche europee in interventi concreti e misurabili sui territori.


 Totem plasma definitivo con loghi