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Politica

2 Giugno, il vicepresidente Bori alle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica: "Custodire i valori costituzionali è una responsabilità comune"

Di Redazione Umbria Notizie Web 2 Giugno 2026 – 13:23 3 min di lettura

Foto 1 3(UNWEB) – Perugia,   Il vicepresidente e assessore regionale Tommaso Bori ha partecipato questa mattina a Perugia alle celebrazioni per l'80° anniversario della nascita della Repubblica italiana, prendendo parte prima alla cerimonia dell'Alzabandiera presso il Monumento ai Caduti dell'Ara Pacis e successivamente, in Prefettura, alla consegna delle onorificenze dell'Ordine al Merito della Repubblica italiana. 


"Ottant'anni fa gli italiani non scelsero soltanto una forma istituzionale. Scelsero un'idea di Paese", ha dichiarato il vicepresidente Bori, sottolineando come il referendum del 2 giugno 1946 abbia rappresentato "un atto di fiducia reciproca tra cittadini e istituzioni" e l'inizio di "una nuova idea di cittadinanza".
Il vicepresidente ha ricordato come quella scelta sia maturata in uno dei momenti più difficili della storia nazionale: "L'Italia usciva dalle macerie della guerra, dalle divisioni e dalla paura. In quella fase di fragilità il popolo italiano ebbe il coraggio di affidarsi alla democrazia e di costruire il proprio futuro attraverso la partecipazione e il voto".Tommaso Bori ha voluto richiamare anche il contributo dell'Umbria alla nascita della Repubblica: "L'Umbria fu tra le regioni che diedero il contributo più alto alla causa della Repubblica contro la monarchia, con una partecipazione popolare straordinaria e, in particolare, con un'altissima partecipazione femminile". Bori ha dedicato un passaggio proprio al significato storico del voto alle donne, che per la prima volta parteciparono a una consultazione nazionale: "Non fu soltanto una conquista politica, ma l'inizio di una nuova idea di cittadinanza, più inclusiva e pienamente democratica".
L'assessore ha quindi richiamato il valore attuale della Repubblica e della Costituzione, in una fase storica segnata da tensioni sociali, disuguaglianze e sfiducia: "La Repubblica vive ogni volta che una comunità sceglie di non voltarsi dall'altra parte. Vive nella scuola pubblica che tiene insieme le differenze, nella cultura che crea cittadinanza e spirito critico, nei territori che non si arrendono allo spopolamento, nei giovani che rivendicano il diritto di costruire il proprio futuro".

     Secondo Bori, proprio il messaggio più attuale del referendum del 1946 riguarda il valore della coesione democratica: "In una stagione in cui tutto sembra spingerci verso la sfiducia, verso l'isolamento e verso l'idea che ciascuno debba salvarsi da solo, dobbiamo ricordare che nessuna libertà si salva da sola. La libertà esiste davvero soltanto all'interno di una comunità democratica che riconosce dignità alle persone".
     Nel suo intervento il vicepresidente ha ricordato anche il messaggio più volte espresso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: "La Costituzione vive soltanto se viene praticata ogni giorno: nei diritti, nella coesione sociale, nella capacità di tenere unite culture e sensibilità diverse".     
     Un passaggio finale è stato dedicato al tema della difesa della democrazia e della partecipazione civile, soprattutto delle nuove generazioni: "Noi rappresentanti abbiamo il dovere di reagire e di non permettere che venga normalizzata una visione autoritaria che mina le radici più profonde della democrazia". Rivolgendosi ai giovani, Bori ha citato Stéphane Hessel: "Indignatevi", ricordando come "l'indignazione sia il primo passo per un vero risveglio delle coscienze".  
     "La celebrazione del 2 giugno – ha concluso – non è soltanto memoria istituzionale, ma assunzione di una responsabilità comune. Non si tratta di custodire il passato con nostalgia, ma di meritare ogni giorno quella scelta compiuta ottant'anni fa. La Repubblica è una promessa che ogni generazione ha il dovere di mantenere viva".

 

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Nota della Redazione

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