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Cultura

Umbria Jazz, il programma del Teatro Morlacchi: un festival nel festival.

Di Redazione Umbria Notizie Web 18 Febbraio 2026 – 21:46 3 min di lettura

347560832 3536520743237260 7228413721979450774 n(UNWEB) Perugia. È un vero e proprio festival nel festival il programma del Teatro Morlacchi che vedrà esibirsi quanto di meglio la scena jazz internazionale offre in questo momento.

Si comincia il 4 luglio con un doppio appuntamento con Paolo Fresu nella doppia veste di musicista e narratore di “Kind of Miles”, spettacolo teatrale e concerto nello stesso tempo. Nell’anno del centenario della nascita di Miles Davis, Fresu riflette, racconta, evoca quella che resta una delle figure fondamentali della musica del Novecento. Non solo del jazz.

Una straordinaria tecnica vocale che si coniuga con una sicura presenza scenica, Cécile McLorin Salvant, che è già stata più volte a Umbria Jazz, si esibirà il 5 luglio con il suo quartetto.

Compositore, sassofonista, band leader, produttore: Steve Coleman è in ognuno di questi ruoli un protagonista del jazz più creativo degli ultimi quarant’anni, e i Five Elements, con i quali è in programma il 6 luglio, sono la principale formula con la quale ha sviluppato il suo percorso artistico.

Peter Bernstein, 7 luglio in quartet, si è guadagnato un posto in prima fila sulla scena della chitarra jazz newyorkese alla fine degli anni 80. Da allora ha svolto una intensa attività live e in studio, pubblicando a suo nome una decina di dischi e lavorando come sideman con personaggi come Sonny Rollins, Bobby Hutcherson, George Coleman, Lou Donaldson, Dr. Lonnie Smith, Joshua Redman, Diana Krall, Lee Konitz.

Pianista, compositore, band leader, Moran è stato ispirato dalla storia del jazz come dalle tendenze più innovative, con un profondo interesse per l’arte contemporanea. Portando a sintesi tutte queste esperienze Moran ha offerto negli ultimi 30 anni molte prove che hanno confermato quel primo entusiasmo creato a fine anni ’90 con il suo esordio per Blue Note. Lo si ascolterà l’8 luglio in piano solo.

Bill Frisell, in trio con Greg Tardy il 9 luglio, è senza dubbio uno dei più importanti e carismatici chitarristi della generazione venuta dopo Jim Hall, il modello che avrebbe ispirato ancora per molto tempo l’evoluzione della chitarra.

Frisell ha raccolto quella ispirazione in modo molto personale e originale, liberandosi di ogni paletto di genere ed aprendo ad uno straordinario, se non unico, eclettismo. Innumerevoli i percorsi artistici cui Frisell ha dato vita in oltre 40 anni di carriera, restando però sempre fedele a sé stesso, ad un linguaggio che è solo suo, ad un “suono” immediatamente riconoscibile, ad un talento di improvvisatore che ha pochi eguali, non solo tra i chitarristi.

Hamilton de Holanda, se può essere decisamente considerato un virtuoso per la maestria tecnica, è prima di tutto un artista ispirato ed emozionante, uno dei massimi specialisti del bandolim, un mandolino normalmente a otto corde, al quale l’artista brasiliano ne ha aggiunte però altre due conferendogli quindi una voce più profonda. Per lui appuntamento in trio il 10 luglio.

La definizione, spesso abusata, di artista di culto, descrive perfettamente lo status di Fred Hersch sulla scena del jazz contemporaneo. Venti nomination ai Grammy Awards (diciassette come pianista, compositore e leader e tre per il trio) per lui, che nel 2016 e 2018 è stato eletto Jazz Pianist of the Year dalla Jazz Journalists Association.

Pochi musicisti jazz in effetti sono altrettanto carismatici, e non solo negli ambienti del jazz. Appuntamento con il suo trio (Drew Gress al contrabbasso e Peter Erskine alla batteria) l’11 luglio.

Sempre l’11 luglio una super band composta da Gonzalo Rubalcaba, Chris Potter, Larry Grenadier, Eric Harland.

Il titolo della band, First Meeting, che è anche quello di un recente doppio album live, racconta più o meno esattamente la storia che c’è dietro, ovvero il primo incontro tra i quattro musicisti. Musicisti che per l’occasione mettono da parte i loro progetti e impegni da leader e uniscono le forze in una estemporanea band fondata sull’ improvvisazione e sulla reciproca sintonia. I miracoli del jazz.

Kenny Barron da molto tempo è uno dei più stimati, da critica, pubblico e colleghi, pianisti americani. Ascoltarlo il 12 luglio permetterà di apprezzarne fraseggio, suono, senso del tempo, invenzione melodica nonché la smisurata cultura jazzistica. Ospite sarà la cantante Ekep Nkwelle, che ha esordito lo scorso anno a Orvieto, richiamando una formula con la quale sono state scritte pagine importanti della storia del jazz.

Biglietti disponibili da venerdì 20 febbraio, ore 12

Nota della Redazione

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