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Economia

Cratere umbro, lavoro in trasformazione: crescono i dipendenti, crollano i familiari

Di Redazione Umbria Notizie Web 7 Giugno 2025 – 14:37 5 min di lettura

Infografica 4(UNWEB) Nel cratere senza Spoleto +24% di occupati subordinati, ma la fuga resta. Il nodo: la ricostruzione porta imprese da fuori, ma non basta a trattenere chi se ne va. Con Spoleto nel conteggio, l'occupazione complessiva scende

Dal 2015 a oggi +625 lavoratori subordinati nei 14 comuni umbri colpiti dal terremoto esclusa Spoleto. Ma nello stesso periodo crollano di quasi il 13% gli addetti familiari, cuore delle microimprese della Valnerina. Se si include Spoleto nel cratere, l'intero sistema perde invece oltre 700 occupati.
Il segnale: la ricostruzione porta imprese strutturate da fuori, ma non ferma lo spopolamento. Il progetto Fenice prova a invertire la rotta. Il rischio: finiti i cantieri, si svuota tutto.

La dichiarazione:

"I numeri confermano che la ricostruzione ha innescato un cambiamento strutturale del lavoro nel cratere umbro, ma da sola non basta. Stiamo assistendo a una crescita degli occupati subordinati, segnale incoraggiante, ma resta il rischio di un rimbalzo a vuoto se non ricostruiamo anche comunità e prospettive. Il Progetto Fenice nasce proprio per questo: per trattenere chi vuole restare e attrarre chi può tornare. Investiamo in impresa, formazione e identità, perché senza persone nessun territorio può avere futuro. È il momento di accelerare, con visione e continuità."

***

La ricostruzione avanza, i numeri lo confermano. E il lavoro nei comuni umbri colpiti dal terremoto del 2016 cambia volto. L'analisi del quadro occupazionale nei 15 comuni del cratere umbro – da Norcia a Cascia, da Cerreto a Sellano, fino a Spoleto – evidenzia una dinamica bifronte: da un lato l'aumento degli addetti subordinati, vero segnale di un'economia che si sta strutturando; dall'altro, il declino inarrestabile degli addetti familiari, simbolo del tessuto micro-imprenditoriale della Valnerina.

Quando si guarda però al "cratere senza Spoleto", cioè ai 14 comuni montani più piccoli, la fotografia è più nitida e meno distorta dal peso specifico della città: Cascia, Cerreto di Spoleto, Monteleone di Spoleto, Norcia, Poggiodomo, Preci, Sant'Anatolia di Narco, Scheggino, Sellano, Vallo di Nera (provincia di Perugia), più Arrone, Ferentillo, Montefranco e Polino (provincia di Terni).

Una crescita reale, ma figlia dei cantieri

Nel cratere umbro esclusa Spoleto, i lavoratori subordinati sono passati da 2.562 nel primo trimestre 2015 a 3.187 nel primo trimestre 2025: +24,4%. Un trend continuo, anno dopo anno, a partire dal 2021. Cresce anche il peso relativo: se nel 2015 i dipendenti erano il 53,5% del totale degli addetti, oggi rappresentano oltre il 62%.

Un cambiamento epocale per territori dominati da piccolissime imprese familiari. Il motivo? La ricostruzione. I cantieri del sisma hanno portato nella Valnerina nuove aziende, soprattutto edili, strutturate e con forza lavoro esterna. Inoltre, alcune imprese locali hanno saputo riorganizzarsi, mantenendo la sede in zona ma lavorando altrove, assumendo nuovo personale.

Un altro aspetto è l'emersione di lavoro formalmente registrato. Diversi addetti che prima risultavano "familiari" o non contrattualizzati, sono ora assunti con forme regolari. In un'area dove il sommerso aveva un certo peso, anche questo contribuisce a far salire i numeri ufficiali dei subordinati.

Il declino delle famiglie imprenditoriali

Nel frattempo, gli addetti familiari calano: da 2.229 nel 2015 a 1.945 nel 2025 (-12,7%). Una caduta figlia di due dinamiche. La prima è generale: in tutta Italia il modello dell'impresa a conduzione familiare regge sempre meno. La seconda è specifica: la botta del sisma, l'esodo forzato, la paura di non tornare. Tante famiglie non hanno ripreso l'attività nei paesi di origine.

Il risultato è che, nei fatti, la forza del lavoro autonomo familiare si svuota. In molti casi gli addetti risultano ancora formalmente tali solo per motivi statistici: in cassa integrazione, o nominalmente legati a un'impresa che ormai opera altrove. C'è poi il tema delle "aziende fantasma": formalmente attive, ma senza produzione effettiva.

Il saldo complessivo: +7,1% senza Spoleto, -4,4% con Spoleto

Nel cratere umbro senza Spoleto, gli addetti totali (familiari + subordinati) sono saliti da 4.791 a 5.132 (+341), pari a +7,1%. Ma se si include Spoleto nel conteggio, il quadro cambia radicalmente: gli addetti totali nel cratere con Spoleto sono scesi da 16.660 a 15.934 (-726), con una contrazione del 4,4%.

La spiegazione è duplice. Da un lato Spoleto vale oltre il 60% del cratere in termini demografici. Dall'altro, è un centro urbano con problemi economici propri, preesistenti al terremoto: qui l'effetto ricostruzione si sente meno.

Nel cratere con Spoleto i subordinati crescono appena del 2,1% (da 10.860 a 11.092), mentre gli addetti familiari calano del 16,5% (da 5.800 a 4.842). Il dato aggregato è negativo.

Il rischio di un rimbalzo a vuoto

La domanda di fondo resta aperta: questo aumento di addetti subordinati è duraturo o effimero? Finita la ricostruzione, queste aziende resteranno? E soprattutto, è sufficiente per frenare lo spopolamento?

I dati demografici parlano chiaro: Norcia ha perso il 9,7% dei residenti dal 2016, Cascia quasi il 7%. A Poggiodomo gli abitanti sono scesi a 83, con un indice di vecchiaia del 1.150%. L'età media nei comuni del cratere supera spesso i 60 anni. I giovani se ne vanno, e pochi tornano. Il saldo naturale resta ampiamente negativo. Solo in alcuni comuni, come Cascia, si registra un timido rimbalzo di natalità e migrazioni in entrata, ma non basta.

Fenice, la sfida di ricostruire le comunità

In questo scenario si inserisce il progetto Fenice, un'iniziativa strategica per la rigenerazione socio-economica del cratere, promossa dall'Università per Stranieri di Perugia insieme a Comune di Norcia, Camera di Commercio dell'Umbria e Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica.

L'obiettivo è ambizioso: non solo ricostruire case e strade, ma anche economie locali, competenze, identità. Norcia e la Valnerina sono il cuore pulsante di questo programma, che mira a invertire la traiettoria del declino con formazione, impresa, cultura. Si lavora per attrarre giovani, consolidare filiere agricole e turistiche, sperimentare nuove forme di residenza, puntare su digitale e comunità energetiche.

I numeri dell'occupazione dicono che qualcosa si muove. Ma da solo, il mercato non basta. Serve visione, continuità e capacità di trattenere le persone. Fenice nasce per questo. Resta da vedere se saprà davvero riaccendere il futuro.

 

 

Infografica 3

Infografica 1

Infografica 2

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