184906542 2997161647187520 1440353089702313260 n(UNWEB) Nella sessione dedicata al Question time (interrogazioni a risposta immediata) della seduta odierna dell’Assemblea legislativa, il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Thomas De Luca ha chiesto le intenzioni della Giunta circa la previsione di “interventi urgenti a tutela del turismo sportivo invernale”.

Nello specifico, De Luca ha chiesto all’Esecutivo se “intenda adottare delle misure volte a tutelare il settore economico del turismo sportivo invernale nel territorio regionale attraverso lo sviluppo di un protocollo di intervento, definito di concerto con gli operatori di settore, le guide alpine, gli enti di promozione sportiva e le associazioni di categoria delle Gae, per una mappatura del rischio valanghivo e dei relativi parametri, utile all’individuazione delle aree a rischio e di quelle non a rischio, nonché una tabellazione degli itinerari con apposita cartellonistica”. Nell'illustrazione dell’atto ispettivo, De Luca ha sottolineato che “il decreto legislativo sulla ‘sicurezza nelle discipline sportive invernali’ definisce la regolamentazione delle discipline sportive invernali, disponendo che ‘i soggetti che praticano lo sci-alpinismo o lo sci fuoripista o le attività escursionistiche in particolari ambienti innevati, anche mediante le racchette da neve, laddove, per le condizioni nivometeorologiche, sussistano rischi di valanghe, devono munirsi di appositi sistemi elettronici di segnalazione e ricerca, pala e sonda da neve, per garantire un idoneo intervento di soccorso’. Il decreto non definisce in maniera chiara e inequivocabile quali sono i ‘particolari ambienti innevati’ e come siano individuabili le ‘condizioni nivometeorologiche, sussistano rischi di valanghe’. I costi collegati alle dotazioni previste da ciò rischiano di diventare un ostacolo economico insostenibile per i professionisti e gli imprenditori del settore del turismo sportivo invernale, per le guide escursionistiche che sarebbero costretti in assenza di indicazioni definite a dotare ogni singola persona di artva, pala e sonda da neve. La conseguenza naturale di tale situazione sarebbe l’abbandono e la desertificazione economica delle nostre montagne. Per contrastare un fattore strategico sono il turismo culturale e quello sportivo”.

L’assessore Enrico Melasecche ha risposto che “la direttiva governativa di protezione civile delinea le procedure operative per il rischio valanghe. Per una corretta valutazione degli scenari del rischio il bollettino neve e valanghe è un imprescindibile quadro di supporto. Per l’Umbria tale bollettino è redatto dai Carabinieri forestali. Nel contesto complessivo rientra la convenzione con la Regione Marche approvata in Giunta il 30 aprile 2020 che include le problematiche neve e valanghe. A inizio 2018 è stato pubblicata la carta di localizzazione probabile delle valanghe, che comprende la stesura della carta per il sistema Catria- Acuto e l’individuazione di aree valanghine per il monte San Vicino e per tutte le aree a confine con la nostra regione. Per un sistema di controllo complesso e articolato occorrono energie, risorse, personale, anche per la cartellonistica che stiamo rinnovando in numerose coclovie. Al momento il tema covid ha bloccato l’ulteriore collaborazione con la Regione Marche. Appena la situazione lo consentirà, finanziaria e organizzativa, vediamo se sarà possibile incrementare questo protocollo. Di certo non abbiamo le dolomiti, non c’è un sistema che retribuisca una quantità di operatori come nell’arco alpino. Tuttavia cercheremo di mettere in atto tutto quello che è possibile compatibilmente con le risorse disponibili”.

Nella sua replica De Luca ha detto che “il materiale che serve è molto costoso e se non lo hai rischi la multa. Quindi in assenza di una configurazione di quali sono le aree a rischio e particolari ambienti innevati, il rischio è che qualunque cittadino potrebbe essere multato. Questo comporterà la totale desertificazione del territorio. Non si chiedono investimenti ingenti, ma solo di chiarire la situazione e differenziare i diversi gradi di pericolosità della montagna”.


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