198183281 3019014548335563 3582552447895548517 n(UNWEB) Si è conclusa anche la sessione pomeridiana della prima giornata della Conferenza regionale dell’economia e del lavoro (Crel), dedicata a “Umbria - Economia e sociale alla prova della pandemia. Idee e proposte per il futuro”, presieduta, nel pomeriggio, dalla vice presidente Paola Fioroni.

Dopo gli interventi della mattina, aperti dal presidente dell’Assemblea legislativa, Marco Squarta (https://tinyurl.com/32865bup (link is external)), nel pomeriggio sono intervenuti: l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Michele Fioroni, Antonio ALUNNI (presidente Confindustria Umbria), Michela SCIURPA (amministratore unico Sviluppumbria), Riccardo MARCELLI (segretario regionale Cisl); Dino RICCI (presidente regionale Legacoop), Claudio BENDINI (segretario generale Uil Umbria), Albano AGABITI (presidente Coldiretti Umbria), Luca BONNE (presidente commissione regionale ABI Umbria), Mauro FRANCESCHINI (presidente Confartigianato imprese Umbria), Giuliano GRANOCCHIA (presidente Confesercenti Umbria), Oreste CIARAMELLA (coordinatore regionale Casartigiani), Francesca MELE (presidente Cal Umbria), Erika BORGHESI (Provincia di Perugia), Caterina GRECHI (presidente Centro per le pari opportunità Regione Umbria).

Relazione assessore Michele FIORONI: “L’UMBRIA E LA SFIDA DEL VALORE” - “Ci troviamo di fronte ad una regione con una serie storica molto lunga di criticità. Nel 2019 il Pil unitario prodotto in Umbria è stato del 12 per cento in meno del valore nazionale. L’Umbria ha avuto un andamento delle performance economiche inferiore al dato aggregato del Mezzogiorno d’Italia. Tutti gli studi ci mostrano una progressiva perdita di Pil. L’Umbria è una regione che di fatto sta scivolando, come performance, verso il sud con un piccolo, ulteriore elemento di criticità: mentre nel sud sono attivi una serie di strumenti finanziari, le regioni del Centro non sono dotate di strumenti, sia nel Pnrr che nella programmazione nazionale, che possano consentire l’attivazione di nuove economie e di nuove filiere. Il rischio che l’Italia di mezzo, di cui l’Umbria rappresenta la maglia nera, possa essere fuori da certe traiettorie di sviluppo, desta preoccupazione. Per questo nel Pnrr regionale e nelle interlocuzioni con il Governo abbiamo cercato di alzare l’asticella della proposta progettuale dell’Umbria, chiamata a recuperare il Pil perso attraverso nuova economia, confrontandosi con le sue debolezze strutturali. Oggi l’Umbria è chiamata ad individuare nuove prospettive di crescita. Uno dei fattori di debolezza è proprio il posizionamento lungo le catene globali del lavoro e del valore. Alcune nostre aziende e cluster, in questo momento, con mercati in condizioni di criticità, vanno sostenuti anche in processi di riconversione temporanea, ma soprattutto nella capacità di produrre prodotti innovativi e più performanti. Quindi bisogna continuare a sostenere la ricerca. La debolezza è legata alla produttività che si accompagna ad un’alta intensità del lavoro. Le politiche passate hanno portato ad incrementare l’occupazione in alcuni settori senza migliorare il rendimento dei fattori della produzione. Il dilemma della produttività si spiega anche con un progressivo crollo degli investimenti dal 2008. Si tratta di un tema che rappresenta un tema centrale della nostra amministrazione. Siamo convinti che i due pilastri della produttività sono gli investimenti in ricerca e sviluppo e gli investimenti in transizione digitale ed energetica. Su questo la Regione si è mossa con dotazioni finanziarie, mai viste in precedenza, a supporto degli investimenti delle imprese. Sono state messe in campo misure che rappresentano quasi una sfida, soprattutto nel settore delle pmi, e le risorse che a fine programmazione riusciremo a trovare le metteremo a supporto del piano di investimenti in essere, che ha riguardato due pilastri: la ricerca e sviluppo, quindi innovazione, traendo valore dalla proprietà intellettuale, ed un sistema che sia in grado di produrre attraverso nuove tecnologie più connesse e più legate al trend dell’economia attuale. Abbiamo previsto risorse per 15 milioni di euro su ricerca e sviluppo, 25 milioni sulla digitalizzazione, Impresa 4.0. Abbiamo cercato di alzare l’asticella rispetto al passato cercando di individuare nei bandi anche nuove metriche per la ricerca e lo sviluppo con riscontri di breve periodo. Uno degli obiettivi è quello di creare rapporti tra grandi imprese e pmi innovative, start up come accade nel mondo. Dal bando sono arrivate 115 richieste di collaborazione da attivare con Università, pmi e start up. Il tutto in una debolezza strutturale dell’Umbria di valorizzare la proprietà intellettuale. L’ultimo dato disponibile sulla registrazione di brevetti EPO di Monaco sono solo 26, quint’ultimi a livello italiano e quindi dobbiamo sostenere questa capacità. Dati più confortevoli arrivano dal tema del digitale che vede comunque l’Italia quart’ultima sia per competenze che per transizione digitale della Pa e delle imprese. Nel digitale abbiamo qualche performance rincuorante (Umbria al quinto posto per copertura a banda larga). In questo caso siamo sopra alla media nazionale, seppure va ancora completato il processo. Serve costruire una strategia per le start up e lo stiamo facendo in un programma che verrà presentato ufficialmente nel corso della prossima settimana. Sul tema del lavoro l’Umbria non presenta condizioni di particolari criticità rispetto alle regioni limitrofe, siamo tuttavia consci che ci troviamo di fronte ad una situazione, che con la fine del blocco dei licenziamenti, deve trovarci pronti. Stiamo per questo lavorando ad una riforma del mercato del lavoro cercando di migliorare le infrastrutture regionali di supporto alla ricerca del lavoro aumentando l’efficacia e l’efficienza dei Centri per l’impiego anche attraverso una forte collaborazione con le agenzie private. Questo non vuol dire privatizzare il mercato del lavoro, ma prevedere la possibilità di stipulare convenzioni con organismi accreditati per affiancare i Centri per l’impiego che rimarranno gli unici soggetti abilitati. Abbiamo deliberato la scorsa settimana un piano di potenziamento dei Centri per l’impiego con 103 unità. Abbiamo iniziato a lavorare sulla costituzione di una task force per la gestione delle crisi d’impresa cercando una maggiore collaborazione tra Gepafin, Sviluppumbria ed Arpal. Abbiamo anche previsto, nella revisione della legge istitutiva di Arpal, la costituzione di un osservatorio regionale sul lavoro che consentirà di rilevare i fabbisogni formativi. L’Umbria, in questo momento ha bisogno della sfida, non possiamo pensare che questi interventi siano sufficienti, noi dovremo cercare di attivare nuova economia riposizionandoci in maniera più forte lungo le filiere e le catene del valore, cercando di integrare filiere regionali. L’Umbria sente il bisogno di riposizionare l’intero sistema economico lungo la catena del valore, che favorisca lo sviluppo di specializzazioni verticali coerenti con le traiettorie di linee guida del sistema Paese. Riteniamo che l’Umbria può specializzarsi in alcuni ambiti evitando sovrapposizioni con attività fatte da altre regioni. Ritagliandosi quindi un ruolo definito in una strategia nazionale, magari facendo dell’Umbria la terra dei materiali di domani, innovativi e sostenibili. Al centro del Pnrr c’è la sfida della bio economia che abbiamo fortemente individuato nel rilancio del polo chimico di Terni, con la possibilità di attivare filiere integrate nell’ambito della bio economia secondo l’approccio rigenerativo e circolare, che preveda integrazione tra filiere agricole e della chimica e modelli di specializzazione verticale rivolto al mondo della bio economia. Stiamo cercando di attivare sul territorio, attraverso la sfida del Pnrr, della nuova programmazione comunitaria, ma anche presentando al Governo progetti credibili, un nuovo modello economico e una nuova economia. Rispetto alla patrimonializzazione delle imprese, il covid ha rappresentato un fattore che ha stressato non solo quelle già in difficoltà, ma anche aziende più in salute. Dobbiamo quindi lavorare per trovare misure di rafforzamento patrimoniale. Per questo, anche con il sistema del credito abbiamo una interlocuzione costante per cercare di sviluppare strumenti di finanza innovativa che possano supportare i cammini di crescita delle aziende con misure specifiche di patrimonializzazione”.

INTERVENTI:

Antonio ALUNNI (presidente Confindustria Umbria): “Il contesto economico nazionale sta mostrando una buona risposta, la fiducia dei consumatori è in aumento. La condizione economica della nostra regione si è progressivamente allontanata dai dati medi del Paese. L’Umbria è in uno stato di difficoltà, una regione fragile e vulnerabile, con un andamento economico equiparabile alle regioni del sud. Occorre un’azione decisa di politica industriale per invertire la tendenza, con politiche interregionali ad esempio sulle infrastrutture. Dobbiamo ripartire dal tessuto manifatturiero e industriale. Le linee strategiche sulle quali lavorare sono: innovazione ed evoluzione digitale, la sostenibilità come condizione per la competitività, la cultura di impresa, le  infrastrutture, le riforme della pubblica amministrazione. Occorre imprimere fiducia allA ripresa e lavorare su un atteggiamento positivo”.

Michela SCIURPA (amministratore unico Sviluppumbria): “Sviluppumbria è il braccio operativo della regione per il rilancio economico del territorio. Al centro ci sono le imprese, motore di sviluppo del territorio. Lavoriamo su misure dirette al sostegno e alla creazione d’impresa, auto impiego, start up e crescita occupazionale. Partecipiamo ai tavoli di crisi regionali. I nostri obiettivi programmatici sono: sostegno a innovazione e internazionalizzazione delle imprese; informazione e assistenza tecnica per partenariati commerciali e tecnologici; promozione e marketing del territorio per attrarre investimenti e talenti in Umbria; gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare regionale; supporto a rafforzamento delle capacità di intercettare fondi europei diretti. La nuova operatività dell’Agenzia va verso una capacità nuova di dialogo costante con il territorio e le imprese. Con il riposizionamento strategico Sviluppumbria è più proattiva, con un novo modello organizzativo più aperto che ha portato ad un aumento della qualità e quantità di servizi erogati per il territorio”.

Riccardo MARCELLI (segretario regionale Cisl): “L’Umbria ha una grande occasione di tornare a essere il cuore verde d’Italia, un verde nuovo con i fondi a disposizione. Servono investimenti anche sul capitale umano, creando lavoro che deve servire a rilanciare le nostre aziende con un lavoro dignitoso, qualificato e possibilmente a tempo indeterminato. Vogliamo costruire un modello del lavoro e della regione. Tutti dobbiamo ribadire che siamo contro il lavoro nero. Bene l’analisi del fabbisogno lavorativo del territorio, con il ruolo degli Its che è fondamentale. Suggerisco di poter realizzare una sorta di Its per la fabbrica d’armi di Terni. Altra proposta da costruire insieme è un referente al benessere, se per ogni azienda creassimo questa figura potremmo essere una regione d’avanguardia per percorsi che qualificano il lavoro. Altra sfida è la certificazione sociale delle aziende. Viviamo una fase complicata e c’è bisogno di condivisione. La formazione continua è un tema su cui la Cisl vuole essere protagonista. Come pure il tema del suolo e del rischio idrogeologico, il tema dell’acqua, il polo della chimica. Una conferenza come questa non deve essere una cosa a se stante, ma dobbiamo gettate le basi per costruire un percorso per il benessere della nostra regione, dei nostri lavoratori e delle nostre imprese. La regione coinvolga di più le parti sociali”.

Dino RICCI (presidente regionale Legacoop): “Questa conferenza è un’occasione importante per condividere una visione della regione, per indirizzare risorse europee. Occasione anche per fare un primo bilancio degli effetti della pandemia e per le traiettorie di sviluppo. Molte delle criticità del 2020 sono proseguite nel 2021. I settori più in crisi sono beni culturali, ristorazione, trasporto, cooperative sociali. Un settore che ha tenuto è la filiera agroalimentare della grande distribuzione e quello dei servizi. Ancora non si sono sviluppati tutti gli effetti economici della pandemia su imprese e lavoro. Il mercato in questo momento è molto influenzato dalle misure pubbliche che quando termineranno avranno effetti problematici. Ci sarà una ripresa, ma non sappiamo quale sarà. Tutte le imprese dovranno affrontare una riorganizzazione. Non tutte le imprese saranno in grado di proseguire, ma l’obiettivo è salvare il lavoro. Il Pnrr è una grande opportunità per la ripresa. Una sfida per tutti, con progetti strategici. Dovremmo evitare che queste risorse vengano disperse in mille rivoli. Gli interventi devono generare un rendimento per le future generazioni. Il Pnrr dell'Umbria deve avere alcune priorità dove la cooperazione può dare un contributo importante: rafforzamento delle filiere agricole regionali, esperienze per salvare realtà produttive in crisi, rilancio delle aree interne e dei borghi, un nuovo welfare sarà necessario. Si dovrà lavorare per rendere la Pa più vicina alle esigenze delle imprese e dei cittadini. Per le infrastrutture nella nostra regione una delle priorità deve essere il nodo di Perugia a prescindere dalla soluzione tecnica. La transizione digitale va sostenuta. L'Umbria ha il più alto peso della cooperazione sul sistema locale, occupa oltre 20 mila persone. La cooperazione con il proprio modello di impresa è impegnata a dare il proprio contributo al rilancio economico della nostra regione per creare lavoro buono e ridurre le diseguaglianze”.

Claudio BENDINI(UIL Umbria): Le criticità dell’Umbria risalgono a qualche decennio indietro. Le risorse europee produrranno effetti diversi sulle diverse Regioni e questo potrebbe incrementare la distanza dell’Umbria da altre Regioni del centro nord. La sfida più importante è quella di tradurre le idee in risultati concreti. Necessario potenziare i meccanismi di monitoraggio. Vanno previsti meccanismi in grado di valutare le politiche adottate e la loro efficacia. Tra i giovani la pandemia ha fatto danni seri, togliendo entusiasmo e facendo aumentare l’uso di psicofarmaci. Bisogna rilanciare l’ascensore sociale bloccato da anni. Servono nuovi e più strutturati servizi sanitari, che pongano il cittadino al centro”.

Albano AGABITI (Coldiretti Umbria): “L’agricoltura umbra ha resistito alla pandemia. Una tenuta significativa per la ripartenza. L’Umbria ha oggi una distrazione ambientalmente più sostenibili, in Italia e in Europa. Sono stati raggiunti già gli obiettivi prefissati dall’Europa per il territorio coltivato a biologico. La nostra regione dispone di una importante offerta agrituristica, che ha rappresentato una forza in queste fasi di crisi sanitaria. Il patrimonio enogastronomico e i nostri territori rappresentano attrattori turistici importanti. Le aziende agricole Umbria sono piccole e piccolissime, ma hanno predisposto una forma diversa di fare economia, con i mercati e le iniziative locali che prefigurano un nuovo modo di fare economia. Sono state attivate nuove ed efficaci filiere, come quelle del tartufo e della nocciola. In Umbria c’è una vasta esperienza sull’economia circolare, che andrebbe promossa e valorizzata. Per portare avanti queste iniziative servono importanti interventi di semplificazione”.

Francesca MELE (presidente Consiglio autonomie locali): “Abbiamo espresso 51 pareri in poco più di un anno. La percezione legata alla crisi pandemica ha caratterizzato questo ultimo anno. L’estrema operosità dell’Assemblea legislativa ha portato ad elaborare linee di intervento particolarmente rivolte al sociale e alle esigenze concrete dei cittadini, dalla famiglia, alla casa al governo del territorio. Ci siamo occupati delle misure sulla sicurezza e della riforma del mercato del lavoro, abbiamo evidenziato le esigenze segnalateci dalle amministrazioni locali e cercato di sostenere tutte le dinamiche di rilancio del territorio. Particolare attenzione c’è stata per la tematica della violenza contro le donne e del funzionamento delle case rifugio, così come alle patologie legate al neurosviluppo”.

Luca BONNE (Commissione regionale ABI): “Il sistema delle oratorie è stato efficace per fare fronte alla carenza di liquidità, ma ora servono strumenti orientati al ritorno alla normalità. Il Pnrr rappresenta una occasione utile per una ripresa e per l’uscita dallo stato di crisi. Esistono già strumenti finanziari nazionali che possono essere utilizzati e recepiti in misure regionali. Rispetto alla capitalizzazione delle imprese è uno dei perni su cui costruire la ripresa post pandemica. Serve attenzione per la scuola e per l’orientamento degli studenti, anche universitari, affinché si possa dare risposta all’offerta di lavoro delle aziende con giovani formati in modo adeguato e correttamente orientato”.

Mauro FRANCESCHINI(Confartigianato imprese Umbria): “Servono occasioni di confronto per trovare obiettivi comuni e programmare il nostro futuro. Le associazioni di categoria possono dare un contributo costante, che proviene dalla conoscenza del territorio. Ci sono filiere e realtà diverse tra loro che richiedono interventi specifici e differenziati. La dimensione delle imprese non sempre è un ostacolo. C’è un tessuto di piccole e micro imprese che sono competitive e che hanno spazi propri sul mercato. Bisogna accelerare sulle infrastrutture, materiali e immateriali, per aumentare la competitività e irrobustire lo sviluppo economico dei territori. C’è bisogno di digitalizzare un numero sempre maggiore di imprese ed anche di ridurre la burocrazia. I mercati cambiano velocemente e anche la Pa deve adottare nuovi standard. L’Umbria deve tornare ad attrarre imprese”.

Giuliano GRANOCCHIA (Confesercenti Umbria): “I dati ci parlano di un’Umbria che sta retrocedendo sul Pil, sulla demografia, sull’emigrazione giovanile. Il commercio è stretto da anni tra la concorrenza delle piattaforme elettroniche e le scelte urbanistiche che hanno disseminato la regione di grandi centri commerciali che hanno messo i difficoltà i negozi di prossimità. Alcuni strumenti regionali e nazionali hanno dato un aiuto ma serve ancora attenzione. In questi primi giorni di ripresa c’è soddisfazione nel settore della ristorazione, ma c’è difficoltà nel settore non alimentare. Sul turismo, abbiamo avanzato delle proposte sugli interventi necessari per dare fiato al settore alberghiero ed extra alberghiero. Rispetto al manifatturiero, è mancata una riflessione sulla politica industriale e sull’applicazione dei distretti industriali, che la Regione dovrebbe invece affrontare. Il tema del dimensionamento delle imprese è rilevante: nel settore dei servizi alle imprese e della manifattura questa è una sfida da raccogliere, con politiche dei distretti ma anche con strumenti di finanza che portino all’aggregazione delle imprese”.

Oreste CIARAMELLA (Casartigiani Umbria): “La formazione, l’apertura verso mercati internazionali, il contrasto allo spopolamento sono obiettivi che l’artigianato persegue. L’emergenza sanitaria ha messo in crisi molte imprese del settore. La crisi attuale si somma ai problemi del settore dell’artigianato artistico e tradizionale. Le nostre migliori arti rischiano di essere ridotte alla marginalità”.

Erika BORGHESI (Provincia di Perugia): “Un’occasione importante questo confronto sulla situazione dell’Umbria, in questo momento drammatico ancora più importante. Strategico ai fini dell’utilizzo delle ingenti risorse garantite dalla Ue. Il presidente Draghi ha sottolineato che il coinvolgimento degli enti locali è essenziale. Nella crisi sanitaria le Province sono state chiamate a contribuire sulle emergenze, per la fruizione in sicurezza della didattica a scuola e a distanza. Serve una normativa per modificare la legge Del Rio, la Provincia è in grado di produrre interventi a favore delle città e dei territori, nuove scuole, sicure e moderne, messa in sicurezza delle esistenti e delle reti infrastrutturali secondarie. Edilizia scolastica e viabilità sono le due funzioni essenziali delle Province. Abbiamo l’esigenza di rafforzare l’organico con personale specializzato, da inserire per la gestione dei progetti di digitalizzazione di Province e Comuni, occorre superare i vincoli assunzionali. La stazione unica appaltante è funzione fondamentale della Provincia. Quella di Perugia ha stipulato convenzioni con 25 comuni e 2 enti pubblici, gestendo le gare, gli appalti sopra i 150 milioni e i servizi sopra i 40mila euro. Ha svolto 230 procedure per un importo complessivo di oltre 150 milioni, più gli appalti della Provincia per la viabilità. Per l’edilizia scolastica 15 milioni di euro all’anno. 1940 chilometri di strade provinciali e 540 di strade regionali. Sul territorio, ci sono oltre 9mila opere d’arte, 570 sono ponti superiori ai 6 metri, poi viadotti e sottopassi. Abbiamo inviato schede con indicazione delle priorità, a partire dalle opere del cratere sismico. Stimati necessari oltre 40 milioni di euro per riqualificazione e manutenzione straordinaria, più 2 milioni per il monitoraggio di infrastrutture di vario genere. Alla Provincia di Perugia sono stati assegnati oltre 17 milioni di euro per ponti e viadotti, risorse importanti ma insufficienti. Solo per gli interventi correlati al sisma 2016 servono oltre 40 milioni di euro. Siamo intervenuti con una programmazione quinquennale agganciata ai decreti ministeriali, ma le risorse non sono sufficienti, c’è un gap manutentivo importante dovuto alla drastica riduzione delle risorse per le Province. La Provincia può incidere sulla ripresa economica della Regione”.

Caterina GRECHI (Centro pari opportunità dell’Umbria): “Il Centro in oltre 30 anni di attività ha rappresentato un filo importante della trama sociale istituzionale e democratica di questa regione. Generazioni di donne hanno tenuto insieme sapere e innovazione. Occorre consolidare e moltiplicare l’impegno affinché rappresenti un presidio di cultura delle differenze e del rispetto. Costruire un progetto che possa essere anche un rinnovato patto fra i generi, incardinato su possibilità di superare resistenze antiche e moderne, ampliare la visione e le mappe cognitive per vedere l’obiettivo della parità di genere, obiettivo irrinunciabile dopo la pandemia, che ha incrementato le disuguaglianze fra donne e uomini. Siamo chiamati a interrogare la crisi per cogliere l’opportunità di un cambio di paradigma, anche declinando diversamente i verbi: educare a nuove relazioni per superare gli stereotipi, curare la bolla di individualismo con progettualità che oltre a valori di mercato faccia perno sul bene comune, connettere, creare valore con le innovazioni introdotte dall’era digitale, progredire nel ruolo delle donne e nel loro contributo imprenscindibile. Sostenibilità e sviluppo, temi che stanno a cuore al Centro, sviluppo che coniuga aspettative economiche ma tutela l’ambiente. Bisogna promuovere le pari opportunità in ogni pratica sociale e economica. Cultura e istruzione sono lo snodo centrale per la crescita culturale e sociale con equità di genere. Occorre progettare iniziative per studenti dedicate ai temi della parità e alla lotta alle discriminazioni di genere. Serve una formazione dei docenti sulla prevenzione della violenza contro le donne e sul contrasto alla discriminazione di genere. Serve dunque un ventaglio di politiche regionali. Vecchi confini di genere stanno cadendo, facendo emergere la donna e l’autoimprenditorialità femminile come protagonista del tessuto economico, le donne lo stanno facendo sempre più. Ma manca ancora una reale valutazione delle competenze delle donne. La parità di genere è un principio fondamentale dell’Ue ma non ancora una realtà”.

I lavori della Conferenza regionale dell’economia e del lavoro (Crel) proseguiranno domani dalle ore 10 e saranno presieduti dalla vice presidente dell’Assemblea legislativa, Simona MELONI.

Previsti gli interventi di: Giorgio MENCARONI (presidente CCIAA Umbria), Renato CESCA (presidente CNA Umbria), Vincenzo SGALLA (segretario generale Cgil Umbria), Roberto PERFETTI (segretario regionale Ugl), Fabio ROSSI (presidente Confagricoltura Umbria), Andrea TATTINI (vice presidente onorario Confcommercio Umbria), Mauro ORSINI (presidente Confapi Perugia), Matteo BARTOLINI (presidente regionale CIA), Carlo DI SOMMA (presidente Confcooperative Umbria), Roberto TANGANELLI (presidente Confprofessioni Umbria), Armando FRONDUTI (responsabile regionale Unci Umbria), Franco BILLI (segretario Direr-Direu Umbria), Vincenzo BIANCONI (presidente Gruppo misto), Tommaso BORI (presidente Gruppo Pd), Thomas DE LUCA (presidente Gruppo M5S), Andrea FORA (presidente Gruppo Patto civico per l’Umbria), Eleonora PACE (presidente Gruppo FDI), Valerio MANCINI (Lega-presidente Seconda Commissione).

Alle ore 13 è previsto l’intervento conclusivo della presidente della Regione Umbria, Donatella TESEI.


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