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Politica

L'associazione "Luca Coscioni" chiede a Salvini di aprire alla "gestazione per altri" Sara Reho (Popolo della Famiglia): "Schiavitù e maternità a rimborso spese"

Di Redazione Umbria Notizie Web 23 Luglio 2021 – 13:40 2 min di lettura

pdfL'Associazione "Luca Coscioni" si è fatta portavoce di quattro donne che hanno scritto altrettante lettere a Salvini per invitare il Segretario della Lega ad una riflessione sul dramma delle donne che non possono avere figli.

(UNWEB) "La notizia delle lettere a favore della legalizzazione dell’utero in affitto inviate a Salvini è l’ennesimo attacco alla dignità dei bambini e delle donne. In Italia la legge 40 del 2004, all'art. 12, punisce chi attua, organizza o pubblicizza la maternità surrogata, evitando che le persone siano trasformate in oggetti, dalle donne bombardate di ormoni per espiantare gli ovuli, a quelle con il grembo affittato per portare avanti una gravidanza, fino agli stessi bambini che, con tanto di clausola contrattuale, possono essere scartati se non conformi alle aspettative", ha dichiarato Sara Reho del Popolo della Famiglia Umbria esprimendo amarezza e preoccupazione per l'insistenza con cui questo argomento torna a cercare spazio e consenso nell'opinione pubblica e nella politica locale e nazionale.
"Un'iniziativa, quella dell'associazione "Luca Coscioni", apparentemente educata e piena di cordialità, ma che mira a reintrodurre, con la GPA (gestazione per altri), una vera e propria schiavitù a suon di rimborsi spese. Si parte sempre da situazioni estreme, toccanti, a volte anche comprensibili, per poi promuovere legislazioni che con la scusa dei diritti e della libertà di qualcuno, produrranno altre ingiustizie e nuovi scarti. Questo il solito ritornello", ha continuato Reho, indignata anche come donna, convinta che se un principio diventa negoziabile è naturale attendersi un prezzo".
"Non solo auspichiamo che vengano rafforzati i controlli verso tutto ciò che realizza azioni in favore dell'utero in affitto, ma chiediamo con fermezza che questa pratica sia considerata un crimine universale, contraria alla dignità della donna e dei bambini, un comportamento abominevole che rende le donne soggette ad una nuova forma di schiavitù", ha concluso Sara Reho convinta che è necessario riconoscere il valore della maternità, ma che è un dovere della società non trasformarla in una scelta irresponsabile.

Nota della Redazione

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