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Politica

“Grave  carenza  di  personale  nelle  Rsa” - a Meloni e Bori (Pd), risponde assessore Coletto: “togliere il numero chiuso in medicina”

Di Redazione Umbria Notizie Web 22 Febbraio 2022 – 14:33 5 min di lettura

Meloni Coletto(UNWEB) L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha discusso, durante l’odierna seduta di question time, l’interrogazione a risposta immediata presentata dai consiglieri Simona Meloni e Tommaso Bori (Pd) in relazione alla “grave  carenza  di  personale  nelle  Rsa”.

Illustrando l’atto in Aula, Meloni ha evidenziato come questo tema sia di “assoluta attualità rispetto alla mancanza di personale e sulla grave situazione delle Rsa che custodiscono i nostri anziani. Le strutture di ricovero rappresentano un servizio essenziale per la tenuta del sistema sociale offrendo una valida alternativa di supporto alle famiglie. Il personale di cura svolge un lavoro eccezionale e durante la pandemia ha lavorato sopra ogni forza e senza il grande supporto di volontari che a causa della pandemia non hanno potuto svolgere il servizio di supporto. Le Rsa sono un luogo di cura complesso, ma fondamentale per rispondere alle esigenze della popolazione. È importante quindi rendere noto il numero di infermieri assunti nelle strutture pubbliche regionali negli ultimi due anni e quanti di questi sono provenienti dalle RSA. Se la Giunta ritiene necessario e urgente verificare la situazione e procedere nel più breve tempo possibile al reclutamento del personale nelle strutture ospedaliere, infermieri e Oss, senza depotenziare gli organici nelle RSA, nelle comunità integrate e nelle case di riposo. Se intende intervenire con la massima urgenza per scongiurare tale scenario e per adottare tutte le azioni e misure utili affinché non si proceda ad un ulteriore depotenziamento degli organici infermieristici e Oss, delle strutture socio sanitarie extra ospedaliere (come Rsa, Residenze Protette, Case di riposo, Centri di riabilitazione o strutture analoghe). Se si intende attivare un’interlocuzione con l’Università al fine di procedere con azioni orientate alla formazione di nuovi professionisti nei contesti specifici, tra cui ad esempio la possibilità di attivare contratti di formazione lavoro per gli studenti iscritti al terzo anno del corso di laurea in scienze infermieristiche in pari con gli esami previsti dal piano di studio, in modo da accompagnarli alla laurea già inseriti nel mondo del lavoro. Se l’Esecutivo ritiene attivarsi nella creazione di una rete di collaborazione tra strutture ospedaliere e strutture non ospedaliere, anche coinvolgendo ad esempio i medici di famiglia neo pensionati, così da garantire la migliore offerta sanitaria. Le RSA – ha sottolineato - oggi sono un luogo di cura estremamente complesso e fondamentale per la nostra popolazione e la professione infermieristica dovrebbe trovare in questi luoghi fondamentali risposte appaganti di riconoscimento professionale ed economico altrimenti la concorrenza con il servizio sanitario regionale sarà sempre impari. Con la richiesta di personale infermieristico da parte del servizio sanitario pubblico, il settore delle RSA è rimasto conseguentemente sfornito di figure fondamentali a partire proprio dagli infermieri. La situazione che si sta creando nelle suddette strutture non ospedaliere è per certi versi paradossale, in quanto si sottrae personale spesso formato a spese delle stesse strutture, le quali a loro volta rischiano anche di incappare in pene pecuniarie alquanto pesanti qualora avvenissero ispezioni atte a verificare eventuali carenze in organico. Peraltro, le spese maggiori sostenute da queste strutture per la prevenzione, la sanificazione e per apportare modifiche strutturali per il contenimento del contagio, stanno mettendo a rischio la tenuta economica delle strutture”.

L’assessore Luca Coletto ha risposto che “al 31 dicembre 2021 erano operativi 5.740 infermieri, nel 2021 ne sono stati assunti 668, anche a supporto dei fabbisogni del personale delle Rsa. Mediante l’incremento del tetto di spesa, la Regione ha poi fornito alle aziende specifici indirizzi volti alla condivisione delle graduatorie vigenti, all’indizione di concorsi unici e all’utilizzo di tutti gli strumenti messi a disposizione dal legislatore per l’efficientamento dei tempi di espletamento delle procedure potendo far fronte anche al fabbisogno del personale infermieristico e socio sanitario della Rsa. Rispetto alle residenze protette, le strutture autorizzate e accreditate, in Umbria, hanno la titolarità a reclutare e gestire il personale e non sono vincolate dalla normativa concorsuale a cui le aziende pubbliche si devono attenere. Normativa che garantisce la possibilità di partecipare alle selezioni pubbliche a tutti i professionisti interessati, siano essi disoccupati o già occupati nel pubblico o nel privato. Annualmente, la Regione, in accordo con le Aziende sanitarie trasmette al Ministero della Salute il fabbisogno formativo delle professioni sanitarie e tiene conto della progettualità assistenziale. È poi costante l’interlocuzione con l’Università di Perugia per l’ottimale impegno dei professionisti. Il tema della carenza del personale è sentito a livello nazionale ed è oggetto di attenzioni da parte della Commissione Salute a cui anche l’Umbria partecipa. Auspicabili provvedimenti normativi che possano ampliare i contingenti previsti per l’accesso ai corsi di laurea ed incrementare progressivamente il numero dei laureati disponibili. Siamo stati noi, come Umbria, a segnalare all’interno della Commissione Salute per poi trasmetterla alla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e poi al Governo la mancanza di infermieri. Serve pertanto una vera e propria programmazione. La mancanza di infermieri nelle Rsa provoca un circuito vizioso, con i pazienti anziani che spesso finiscono nelle corsie degli ospedali. Da tempo segnaliamo la mancanza di medici ed il numero chiuso in medicina dovrebbe essere tolto. Il Governo si deve decidere a togliere questo tappo. Rispetto alla rete di collaborazione anche con i medici in pensione, le Aziende sanitarie nel corso dell’emergenza hanno attivato convenzioni con i singoli o in forma associata. Rispetto ai costi suppletivi, nella scorsa settimana, come Giunta, abbiamo predisposto una delibera dove sono stati messi a punto i criteri per ripartire 2,7 milioni di euro a sostegno di chi ha dovuto pagare i Dpi, per le certificazioni e, a causa del covid, ha perso pazienti ed infermieri e quindi non poteva ricoverare pazienti in quanto non rispettava più i parametri personale/pazienti. Ora, con la definizione dei criteri, le Aziende stanno raccogliendo i dati e a breve ci saranno le rendicontazioni e quindi l’erogazione dei sostegni. Per quanto riguarda il debito Covid, tutte le Regioni italiane sono in sofferenza per i finanziamenti che abbiamo dovuto erogare per il sostegno delle spese legate alla pandemia. Pochi gli introiti da parte del Governo. Purtroppo questa situazione si ripeterà anche nei prossimi anni perché il post Covid avrà una coda molto lunga”.

Nella replica, Meloni ha definito “positiva l’articolazione delle risposte dove è emerso accoramento su un tema importantissimo come quello che riguarda da vicino gli anziani e le loro famiglie. Si tratta di una questione che merita attenzione e cura. Il numero chiuso in medicina è una miopia che va avanti da troppi anni e che merita un nuovo ragionamento. Sulle Rsa va tenuto acceso un riflettore, magari riportando l’argomento in Commissione. È importante mettere in campo ogni strumento utile”.

Nota della Redazione

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