Confagricoltura Umbria e Regione a NapoliRossi: "Le nostre esperienze dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta per andare sempre più verso la sostenibilità ambientale ed economica". L'occasione è stata l'iniziativa organizzata dall'Ambasciata di Israele e Confagricoltura.

(UNWEB) PERUGIA – Anche l'agricoltura umbra, con le sue esperienze tra tecnologia e innovazione, precision e smart farming, non ha mancato di dire la sua in merito alle nuove e importanti sfide del settore, come quelle della sicurezza alimentare e delle risorse di produzione, acuite dalla guerra in Ucraina.

Le imprese di Confagricoltura Umbria hanno così incontrato le aziende agrifoodtech israeliane a Napoli in occasione della conferenza "Techagriculture meeting Italia-Israele: L'agricoltura incontra l'innovazione". Organizzato da Confagricoltura, Ambasciata d'Israele, Comune di Napoli e l'Università degli Studi di Napoli Federico II, l'incontro si è tenuto martedì 17 maggio nella città partenopea simbolo della tradizione agroalimentare italiana e del dialogo mediterraneo.

Minacciata da instabilità geopolitica, crisi energetica e cambiamenti climatici, la certezza degli approvvigionamenti torna in cima all'agenda euromediterranea, imponendo una revisione profonda dei nostri sistemi di produzione agroalimentare.

Su questa direzione - attraverso i progetti di precision farming e smart agricolture che ha promosso come Rtk 2.0, Agrobot, Midar e Smart Meteo - si muove da tempo Confagricoltura Umbria. "Da questo importante confronto abbiamo avuto conferma che la direzione intrapresa è quella giusta, per andare sempre più verso la sostenibilità ambientale ed economica delle aziende, grazie ad un'alleanza sempre più solida tra ricerca e produzione" ha affermato il presidente Fabio Rossi a Napoli dove era presente anche l'assessore regionale all'agricoltura Roberto Morroni.

Aziende del settore primario, agroindustria avanzata, scienza, ricerca e tecnologia si sono confrontate durante l'evento che ambisce a diventare un appuntamento annuale rivolto ai Paesi mediterranei con affinità pedoclimatiche. A fare da protagoniste, le più avanzate imprese agricole d'Italia e le più innovative start-up e aziende agrifood-tech d'Israele per l'ottimizzazione delle risorse e la sostenibilità ambientale.

Tante le tecnologie presenti quindi, anche quelle Made in Umbria.

A partire dal Progetto MIDAR, per sperimentare su scala di distretto irriguo un modello innovativo per l'uso della risorsa idrica in agricoltura che tenga conto del principio di competitività imprenditoriale e gli obiettivi dello stato quantitativo dell'acquifero di riferimento. Il tutto attraverso lo sviluppo di un modello organizzativo e tecnologico in grado di governare la domanda, monitorare l'efficienza della rete di distribuzione, i volumi erogati all'utenza e la relativa tariffazione, promuovendo allo stesso tempo un uso razionale della risorsa stessa per le colture irrigue del territorio servito. Il modello previsionale consente di prefigurare diversi scenari di gestione in fase di programmazione degli ordinamenti colturali, quindi di valutare eventuali squilibri nell'utilizzo dell'acqua irrigua che possono essere gestiti in chiave proattiva nella pianificazione agronomica dell'attività in campo.

Sul fronte dell'innovazione e lungo le direttrici della sostenibilità tracciate dal "Green Deal" europeo, si è mossa anche l'esperienza del Progetto Smartmeteo, con l'obiettivo di contenere le avversità fitosanitarie e climatiche, riducendo il consumo di fitofarmaci. Punto di forza di questa esperienza è l'acquisizione di informazioni validate e geo-referenziate circa l'andamento climatico ed il monitoraggio fitosanitario delle principali avversità delle colture più diffuse su scala regionale: vite, olivo e cereali a paglia. Il tutto per garantire l'intervento necessario nel momento giusto, affinché la tempestività nell'intervento o nella prevenzione del danno rappresentino i migliori strumenti nella gestione delle colture.

Un approccio assolutamente sostenibile e tecnologico è stato testimoniato dal Progetto RTK 2.0, che ha portato su scala regionale la possibilità di utilizzare un'infrastruttura tecnologica per la georeferenziazione dinamica dei mezzi agricoli al fine di effettuare prassi agronomiche con assoluta precisione. Oltre ai vantaggi economici (riduzione dei tempi di lavoro, dei consumi e dell'usura dei mezzi), ambientali (riduzione degli input chimici e delle emissioni in atmosfera) e sociali (maggior sicurezza nei luoghi di lavoro, crescita professionale delle maestranze impiegate) questo progetto si è incardinato alla perfezione negli obiettivi di Agricoltura 4.0, ed ha contribuito a porre la basi per un'agricoltura umbra più moderna e competitiva.

Ha saputo invece guardare al futuro il progetto Agrobot che ha visto la realizzazione di un prototipo di veicolo elettrico a guida autonoma, dotato di sensoristica evoluta per il monitoraggio dello stato fisiologico e fitosanitario delle colture.


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