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Ospedale Città di Castello, 50 anni di Emodialisi: un servizio che unisce persone, fedi e istituzioni

Di Redazione Umbria Notizie Web 30 Maggio 2026 – 17:49 4 min di lettura

visita Castello(UNWEB) Città di Castello,   – Un abbraccio simbolico tra fedi, culture e professioni diverse ha aperto la celebrazione dei 50 anni del Centro di Emodialisi dell'ospedale di Città di Castello, trasformando il reparto in un luogo di incontro, gratitudine e comunità. 

Questa mattina, nel cuore del reparto Dialisi, la presenza congiunta dei monsignor Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Città di Castello, e di Ahrram Abderrahim, responsabile del Centro culturale islamico, ha dato vita a un momento di rara intensità, dedicato ai pazienti e agli operatori che ogni giorno rendono possibile uno dei servizi più longevi e preziosi dell'ospedale. Insieme a loro Luca Secondi, sindaco di Città di Castello, e Carla Chieli Giombini, presidente dell'associazione Amare, che sono stati accolti dalla direzione di Presidio – rappresentata da Marina Cecci, Gilberto Baracchini, Lucia Puletti e Sofia Robellini – e da Alessandro Leveque, direttore della struttura di Nefrologia e Dialisi degli ospedali di Emergenza Urgenza dell'Usl Umbria 1, insieme ai medici Gioia Fiorucci e Michela Dolciami.

"Il cinquantesimo anniversario della fondazione del Centro di emodialisi – ha detto il vescovo - rappresenta certamente un'occasione molto significativa. Ci aiuta a comprendere quanto un percorso di cura così delicato e, per molti aspetti, così invasivo nella vita delle persone, abbia bisogno di essere sostenuto da una grande attenzione professionale, ma anche dalla vicinanza umana e dal prezioso contributo del volontariato. In questi anni il Centro ha saputo coniugare la qualità delle attrezzature e delle competenze sanitarie con l'attenzione alle persone che affrontano quotidianamente questa esperienza di cura. La mia presenza, con un gesto di benedizione, vuole essere un segno di fraternità, che ci unisce di fronte alla vulnerabilità della vita. Questa ricorrenza ci insegna che, mettendo insieme competenze e risorse, possiamo offrire risposte efficaci e inclusive, senza creare disuguaglianze. È una testimonianza preziosa che il Centro porta avanti da cinquant'anni".

"Visitando il reparto insieme al vescovo – ha sottolineato il responsabile del Centro culturale islamico - abbiamo capito quanto questo luogo sia fondamentale per la nostra città. Cinquant'anni di attività significano migliaia di persone aiutate e un impegno costante da parte di medici, infermieri e volontari, che ogni giorno mettono professionalità e umanità al servizio di chi soffre. Desidero ringraziare il dottor Luciano Giombini, che ha dato avvio a questo percorso, e l'associazione Amare per la generosità con cui sostiene i pazienti e tutto il personale del reparto: il vostro lavoro è prezioso per l'intera comunità. Come Centro Culturale ci sentiamo parte viva della città e vogliamo continuare a camminare insieme, perché solidarietà e aiuto reciproco sono la base di una comunità unita".

"Celebrare cinquant'anni - ha dichiarato Alessandro Leveque - significa custodire una storia fatta di umanità prima ancora che di medicina. Il nostro centro è cresciuto insieme alla comunità, imparando che la cura più autentica nasce dall'incontro, dall'accoglienza e dal rispetto della persona. La presenza contemporanea del vescovo e del responsabile del Centro vuole testimoniare proprio questo: la salute e la sofferenza appartengono a tutti, senza distinzioni e la solidarietà può diventare un linguaggio comune capace di unire culture, fedi e generazioni. Il cinquantesimo anniversario del Centro Dialisi di Città di Castello diventa così non solo una celebrazione del passato, ma anche un messaggio per il futuro: continuare a costruire una sanità sempre più inclusiva, vicina alle persone e capace di non lasciare indietro nessuno".

Infine, Luca Secondi si è unito alle belle parole pronunciate dai due esponenti religiosi e dai rappresentanti sanitari dell'ospedale tifernate sottolineando la portata di un gesto di grande valore universale che "accomuna tutti senza distinzione nel nome del diritto alla salute e gratitudine nei confronti di tutti coloro che negli anni si sono resi protagonisti ogni giorno della crescita ed efficienza di un importante servizio".

A margine dell'incontro, la direzione del Presidio ospedaliero, coordinata da Gioia Calagreti, ha affermato che nel celebrare i 50 anni del Centro di Emodialisi "si riconosce non solo un traguardo sanitario, ma un pezzo di storia della comunità, che da mezzo secolo si prende cura delle persone più fragili con competenza e umanità. La benedizione congiunta del vescovo e del responsabile del Centro islamico dà a questo momento un valore ancora più profondo: due voci diverse che, davanti alla sofferenza, testimoniano un messaggio comune di accoglienza, sostegno e fraternità. L'Emodialisi diventa così simbolo di dialogo e convivenza tra culture e fedi diverse, unite dal desiderio di cura e speranza. Anche a nome della direzione Aziendale esprimiamo un ringraziamento a tutti i professionisti che in questi cinquant'anni hanno fatto crescere il servizio, e un pensiero ai pazienti e alle loro famiglie, che ricordano ogni giorno il senso più autentico del lavoro sanitario".

Nota della Redazione

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