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Economia

A risentirne soprattutto le imprese più piccole, per le quali vanno previsti strumenti di supporto

Di Redazione Umbria Notizie Web 24 Febbraio 2026 – 15:40 3 min di lettura

DSC 0485(UNWEB) "Una pressione fiscale generale diminuita negli ultimi sei anni, che tuttavia continua a mantenersi molto alta, spesso superando il 50% degli utili aziendali, produce un unico risultato: quello di scoraggiare gli investimenti delle imprese, a partire dai piccoli imprenditori che vivono del proprio lavoro. Soprattutto se nel frattempo tutti gli altri costi a carico delle imprese sono schizzati verso l'alto. Senza sostegni adeguati il meno che possa succedere è il peggioramento di un'economia già stagnante".

Michele Carloni, presidente di CNA Umbria, commenta il lavoro di ricerca commissionato al centro studi Sintesi sugli effetti della pressione fiscale sulle imprese umbre. Per rendere maggiormente evidente la situazione, in questo primo step Sintesi ha individuato due imprese tipo: un'impresa individuale e una società di persone.

"La prima tipologia di impresa presa a modello – ha affermato Massimiliano Polimanti, responsabile fiscale CNA - è rappresentata da un'officina meccanica senza dipendenti, con un laboratorio di 70mq e un autocarro . Su un utile aziendale di 35mila euro realizzato nel 2025 l'officina quest'anno pagherà 14.707 euro di tasse, 1.331 euro in meno rispetto a quanto avrebbe pagato nel 2019 grazie al calo dell'Irpef seguito alla modifica delle aliquote e degli scaglioni di reddito. Inoltre va sottolineato che le imprese individuali dal 2022 non sono più soggette al prelievo Irap, mentre si è ridotta anche l'addizionale regionale a loro carico. Tuttavia va rilevato che nello stesso periodo la stessa impresa tipo è andata incontro a un aumento dei costi dell'energia elettrica (+ 554 euro), del gas da riscaldamento (+ 324 euro), degli oneri bancari (+ 193 euro), della RC Auto (+ 81 euro), per un totale complessivo di 1.153 euro, tale da neutralizzare e superare il risparmio ottenuto in termini di prelievo fiscale. Non va meglio alla seconda tipologia di azienda presa a riferimento dalla ricerca – ha proseguito Polimanti -, individuata in una società di persone attiva nella manifattura con 2 soci al 50%, 4 dipendenti, un capannone di 200mq e un autocarro inferiore ai 35 quintali. Con un utile aziendale di 130mila euro stimato per il 2026, infatti, questa impresa tipo dovrà pagare 66.177 euro di tasse, 2.433 euro in meno rispetto al 2019. In questo secondo caso, nonostante il calo dell'Irpef nazionale, pesa negativamente il contemporaneo aumento dell'addizionale regionale, che comporterà un maggior esborso di 828 euro. Naturalmente anche per questo tipo di impresa dal 2019 ad oggi sono aumentati i costi energetici (+ 5.159 euro), il gas (+ 678 euro), gli oneri bancari (+ 193 euro) e la RC Auto (+ 81 euro), per un totale generale di 6.111 euro. Questo significa che la riduzione dell'Irpef è riassorbita dal notevole aumento degli altri costi".

Tra le altre cose, dalla ricerca emerge che, tra i tributi locali, è la Tari quella ad aver registrato l'incremento più consistente, pari a più del 30%.

"Insomma – ha aggiunto Miche Carloni -, sembra che sia in atto un fenomeno speculare: a una diminuzione della tassazione nazionale a cui, molto probabilmente, segue una riduzione dei trasferimenti statali agli enti locali, corrisponde un contemporaneo aumento della tassazione locale, tale per cui per l'utente finale non cambia nulla (anzi, aumentano i costi fissi) generando uno scoraggiamento della propensione a investire. Per questo le imprese sono costantemente alla ricerca di nuove opportunità per realizzare i propri investimenti. In questo quadro vanno letti positivamente sia l'introduzione della Zes, sebbene riguardi solo 37 Comuni umbri e difficilmente potrà essere ampliata prima del 2028, sia la reintroduzione dell'Iperammortamento, che però si traduce in vantaggi fiscali importanti solo per le imprese con utili aziendali molto alti. Per le imprese umbre escluse dalla zona economica speciale e per quelle più piccole e con utili marginali, i problemi restano intatti, a cominciare dagli alti costi energetici e dalle difficoltà di accesso al credito. Noi crediamo che la Regione possa fare molto per sostenerle, utilizzando parte delle risorse derivanti dalla riprogrammazione dei fondi strutturali per attuare misure compensative che ne sostengano gli investimenti, con un ruolo di primo piano per quelli finalizzati ai processi di internazionalizzazione, visto anche ciò che sta succedendo nei mercati mondiali dopo il conflitto scoppiato tra l'amministrazione Trump e la corte suprema degli Stati Uniti in materia di dazi, il cui esito – ha concluso il presidente regionale della CNA - non potrà che essere l'aumento esponenziale della confusione generale in cui le imprese sono costrette ad operare".

Nota della Redazione

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