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Politica

Cannabis libera: esiste un pericolo serio e documentato per la salute pubblica. Il Popolo della Famiglia chiede ai Sindaci ordinanze per fermare la vendita

Di Redazione Umbria Notizie Web 20 Luglio 2018 – 09:00 1 min di lettura

pdf(UMWEB) Nonostante le recenti indicazioni del Consiglio Superiore di Sanità, continua incontrastata l’apertura dei punti vendita per l’acquisto della Cannabis. L’ultimo negozio appena inaugurato nella nostra regione è quello di Perugia, in via Alessi, che con l’etichetta “Cannabis Temporary shop“ mostra il palese intento di voler sfruttare i flussi turistici di Umbria Jazz.


Il testo del parere del CSS del 10 aprile scorso documenta con rigore scientifico l’esistenza di una stretta correlazione fra l'assunzione della cannabis e il deterioramento cognitivo, soprattutto per gli adolescenti, e richiama l’attenzione sulla necessità di valutare seriamente i rischi, connessi all’assunzione di prodotti contenenti la cannabis light, per i soggetti che si trovano in “condizioni specifiche”, come le donne in stato di gravidanza. In conclusione, dopo un’accurata disamina di impostazione medica e farmacologica sull'uso della cannabis, il CSS chiede che siano attivate, nell'interesse della salute individuale e pubblica, misure atte a non consentire la vendita di tali prodotti.
Pertanto, alla luce del parere scientifico del Consiglio Superiore di Sanità, il Popolo della Famiglia - Umbria chiede a tutti i Sindaci della nostra Regione, di emanare, con carattere di urgenza, una specifica ordinanza affinché sul proprio territorio comunale venga immediatamente sospesa la vendita dei prodotti contenenti il principio attivo denominato “tetraidrocannabinolo” e vengano allertate le Prefetture in modo che, anche con l'azione della polizia postale, sia interrotta la vendita on-line di quei prodotti che vengono impropriamente chiamati cannabis leggera o legale.
Il PdF ritiene che sussistano i presupposti per una situazione di effettivo pericolo di danno grave ed imminente per l’incolumità pubblica dei cittadini potenzialmente esposti agli effetti di un prodotto che, fino all'autorevole parere del Consiglio Superiore di Sanità (fra i relatori anche il Prof. Garattini), era stato giudicato idoneo alla libera commercializzazione.

Nota della Redazione

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