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Politica

Agricoltura, la regione umbria e le regioni del sud chiamano in causa il governo su riparto fondi feasr: “decida secondo equità, tutelando i nostri territori da nuovi scippi”

Di Redazione Umbria Notizie Web 22 Maggio 2021 – 09:55 3 min di lettura

morroni assessore umbria(UNWEB) – Perugia – “Il Governo decida secondo equità, evitando nuovi scippi che sarebbero deleteri per l’avvenire del motore agricolo dell’Italia”. È quanto affermano gli assessori regionali all’Agricoltura di Umbria, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia (rispettivamente Roberto Morroni, Francesco Fanelli, Gianluca Gallo, Nicola Caputo, Donato Pentassuglia, Toni Scilla), insistendo sulla necessità – ormai oggetto di discussione a livello nazionale – di non mutare in corso d’opera le regole di riparto dei fondi europei per le politiche di sviluppo rurale.

“Qualora ciò si verificasse, come alcune Regioni del Centronord vorrebbero, sostenute dal Ministero delle Politiche Agricole ma con la manifesta avversione del Mef e della Commissione Europea – dicono i sei assessori – si realizzerebbe uno sfregio istituzionale e politico senza precedenti. Ben lo hanno compreso, a quanto pare, i tanti parlamentari che negli ultimi giorni, stando a quanto riportato dai media, sarebbero stati protagonisti di un aspro confronto con il Ministro Patuanelli, che pur di difendere la linea oltranzista sarebbe arrivato a minacciare le dimissioni. Noi non ci auguriamo ciò, ma auspichiamo comunque un ripensamento, serio e sereno e soprattutto giusto”.

Avanti, dunque, sulla strada del dialogo, ma con fermezza. “Non risponde al vero – osservano gli assessori di Umbria, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia – quanto lasciato trapelare da fonti Mipaaf per sminuire la portata della nostra battaglia: è falso che i tagli ipotizzati sarebbero lievi. In ogni caso, se così fosse, sarebbero inutili per chi li chiede. Altrettanto menzognero è accusarci di non aver speso le risorse a nostra disposizione: le somme sono state già tutte impegnate e la programmazione per il settennio 2021-2027 è a buon punto”.

Sottolineano ancora Morroni, Fanelli, Gallo, Caputo, Pentassuglia e Scilla: “Non accetteremo mai colpi di mano tesi a cancellare la fase transitoria del biennio 2021-2022: ciò si tradurrebbe in una penalizzazione mortificante per regioni già svantaggiate che, paradossalmente, sarebbero private proprio dei fondi destinati a garantire il riequilibrio strutturale, a tutto vantaggio di zone già di per sé meglio attrezzate”.

Gli assessori aggiungono: “Tuttavia, a chi ci ha chiuso porte in faccia, confermiamo d’essere pronti, oggi come ieri, ad un confronto che riparta tenendo in massima considerazione un’analisi globale della totalità dei fondi Pac I e II pilastro, senza trascurare le tematiche legate alla quota di cofinanziamento ed al Regolamento UE 2020/2220, che ha prorogato per il 2021 ed il 2022 non solo i Programmi di sviluppo rurale, ma anche il regime dei pagamenti del I pilastro Pac. Inoltre, ribadiamo la disponibilità a ragionare su nuovi meccanismi a partire dal 2023”.

Da qui l’appello al Governo Draghi: “L’unità nazionale e i principi di equità e giustizia sociale non devono restare le belle parole di tanti manifesti politici e programmatici. L’Esecutivo ascolti le nostre ragioni e tuteli territori che, da soli, rappresentano il 60% delle superfici del Psr. Rinnoviamo la proposta di insediare un tavolo tecnico cui demandare la definizione – entro 60 giorni – delle questioni legate alla revisione dei parametri a partire dal 2023. Siamo pronti a fare la nostra parte e ci auguriamo che altrettanto facciano, apertamente, tutti i parlamentari di ogni estrazione politica che condividono la tesi del buon senso. Non bastano più attestati di stima e solidarietà: servono impegno e responsabilità per raggiungere un obiettivo utile al Paese intero”.

Nota della Redazione

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