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Cronaca

«Occorre ripensare l’Italia e in qualche misura rifarla». La riflessione del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, a seguito dei tragici fatti di Genova, raccolta sulle colonne de «L’Osservatore Romano, dal titolo “Fra due sponde”, in edicol

Di Redazione Umbria Notizie Web 23 Agosto 2018 – 20:31 4 min di lettura

CARDINALE ARCIVESCOVO G. BASSETTI(UMWEB) Perugia. «Il crollo del viadotto Polcevera che seppellisce decine di donne, uomini e bambini lascia sgomenti e ci esorta, con umiltà, a invocare la misericordia divina». Lo scrive il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nel suo ultimo articolo dal titolo “Fra due sponde” per la rubrica “Dialoghi” de Il Settimanale de «L’Osservatore Romano», in edicola venerdì 24 agosto, già consultabile sul sito: www.osservatoreromano.va .

Il porporato, soffermandosi sulle parole pronunciate nell’omelia funebre dal suo confratello, il cardinale Angelo Bagnasco, parla di «“uno squarcio nel cuore di Genova”... Una ferita profondissima che tocca, però, non solo la città ligure ma l’anima dell’intero paese. Nessuna persona può rimanere indifferente di fronte a questa tragedia: un piccolo granello di polvere di quelle rovine è infatti caduto sulla testa di ogni italiano; e i nomi delle incolpevoli vittime risuonano nelle nostre preghiere».

Una grande questione culturale, sociale e morale del paese.

«Questo crollo – prosegue la riflessione del presidente della Cei – ci mette davanti a una serie di interrogativi, e di responsabilità, che non sono riconducibili soltanto a un caso giudiziario, ma rappresentano una grande questione culturale, sociale e morale del paese. Dietro alla decisione di costruire (e custodire) una infrastruttura a uso pubblico, infatti, non vi è solo l’opera dell’ingegno umano nel concepire e applicare le moderne tecniche di costruzione, ma molto di più: c’è l’idea di una comunità di persone, dei motivi dello stare assieme, del rispetto per il territorio e, in definitiva, del bene comune».

La ‘sponda’ della contemplazione e la ‘sponda’ dell’azione.

«Quel bene comune – ricorda Bassetti – che nel pensiero di Giorgio La Pira si materializzava in un’immagine, teologica e spirituale, di grande e drammatica attualità: proprio quella del “ponte”. Il concetto fondamentale nella costruzione di un ponte - scriveva l’ex sindaco di Firenze in una delle tante lettere che inviò negli anni cinquanta alle suore di clausura - consiste nello stabilire un collegamento “fra due sponde, che sono parimenti essenziali alla vita della Chiesa ed a quella della civiltà: la ‘sponda’ della contemplazione e la ‘sponda’ dell’azione”».

Una vicinanza fattiva..., senza atti di sciacallaggio politico e desideri di vendette.

«Oggi la sponda della contemplazione, come è stato detto dal cardinale Bagnasco – sottolinea il presidente della Cei –, è il “tempo della vicinanza” con le famiglie delle vittime, con gli sfollati che hanno perso la casa e gli affetti, con l’intera città di Genova. Una vicinanza fattiva, operosa, intima, silenziosa e non rabbiosa, senza fomentare odi ideologici, senza atti di sciacallaggio politico e desideri di vendette. È la contemplazione, scriveva La Pira, che ci invita a “penetrare con il lievito della grazia, con la linfa dell’orazione, con la mirra della penitenza, con la potenza dell’amore” la vita personale e quella familiare di tutti i cittadini genovesi».

Responsabilità condivisa e un impegno civile costante e duraturo.

«La sponda dell’azione, invece, implica non solo un grande sforzo comunitario, ma una responsabilità condivisa e un impegno civile costante e duraturo. Da molti anni, con tutti i limiti dell’azione pastorale, ho lanciato l’allarme nei confronti della “nostra diletta Italia” che in più occasioni ho definito come il paese della “fragile bellezza”. Un paese stupendo, meraviglioso nel suo paesaggio e nelle sue opere d’arte, ma estremamente fragile nel suo tessuto urbanistico, territoriale e anche in quello sociale.

Custodire, difendere, valorizzare il territorio e le città.

«Mai come oggi, come ho già detto, accanto all’urgenza morale di “ricostruire” ciò che è distrutto – conclude il cardinale Bassetti –, vi sono un’urgenza spirituale di “ricucire” ciò che è sfilacciato e un’urgenza sociale di “pacificare” ciò che è nella discordia. In definitiva, come pastore e come cittadino, sento un bisogno forte non solo di capire cosa è successo, ma di provare a tracciare il cammino del futuro. La salvaguardia e la messa in sicurezza del territorio e delle opere pubbliche non possono essere ridotte a una questione tecnica che emerge nel discorso pubblico solo nel momento del dolore e della sofferenza. Ci troviamo di fronte a una questione molto più complessa e importante: occorre ripensare l’Italia e in qualche misura rifarla. A partire dalla custodia, dalla difesa e dalla valorizzazione del suo territorio e delle sue città. Per il bene di tutti e per le generazioni che verranno. Affinché le lacrime di oggi non diventino, nel futuro, le lacrime di domani».

Nota della Redazione

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