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Cultura

Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria. Presentato l'avvio del progetto di restauro del Gonfalone del Farneto di Pietro Perugino

Di Redazione Umbria Notizie Web 18 Gennaio 2023 – 17:59 4 min di lettura

Coop e GNU Comunicato stampa Restauro opera Perugino 1I lavori sono possibili grazie all’impegno di Coop Centro iItalia e Fondazione NOI Legacoop Toscana

(UNWEB) Perugia. Mercoledì 18 gennaio 2023, la Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia ha ospitato la presentazione dell’avvio del progetto di restauro del Gonfalone del Farneto di Pietro Perugino, reso possibile grazie al finanziamento di Coop Centro Italia e all’impegno di Fondazione NOI Legacoop Toscana nell’ambito di un più ampio progetto culturale volto a valorizzare la mostra “Il meglio maestro d’Italia. Perugino nel suo tempo”.

L’opera, dipinta a tempera su tela dall’artista umbro intorno al 1472, è uno stendardo processionale proveniente dal convento francescano della Santissima Pietà del Farneto a Colombella, presso Perugia, e sarà parte del percorso espositivo della grande mostra “Il meglio maestro d’Italia”. Perugino nel suo tempo, in programma alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, dal 4 marzo all’11 giugno 2023, che celebra Pietro Vannucci (1450 ca.-1523), il più importante pittore attivo negli ultimi due decenni del Quattrocento, in occasione del V centenario della sua morte.

All’incontro erano presenti i curatori della rassegna, Marco Pierini e Veruska Picchiarelli, rispettivamente direttore e conservatrice della Galleria Nazionale dell’Umbria, Antonio Bomarsi, presidente del Consiglio di Amministrazione di Coop Centro Italia e Irene Mangani, presidente della Fondazione NOI Legacoop Toscana.

Contribuire concretamente al restauro di questa splendida opera e, più in generale, ad un evento così importante è per noi un onore e motivo di grande orgoglio” ha dichiarato Antonio Bomarsi, presidente del Consiglio di Amministrazione di Coop Centro Italia.

Può apparire ai più strano – ha proseguito Antonio Bomarsi – che una cooperativa che opera nella distribuzione di prodotti di consumo alimentare e non, abbia deciso di prendere parte ad un progetto di restauro. L’abbiamo fatto perché consapevoli dell’importanza che lo stesso può rappresentare per la Regione Umbria. Come Coop Centro Italia siamo fermamente convinti che investire in cultura significhi investire nel territorio e nel futuro del territorio stesso. La cultura ci unisce, è strumento di coesione sociale, ma al contempo è anche ponte verso ciò che non ci appartiene e non conosciamo, perché ci permette di comprenderlo al meglio. Investire in cultura per noi di Coop significa quindi partecipare in maniera diretta alla crescita socioculturale del nostro territorio e siamo lieti che grazie al nostro contributo una delle prime opere del Perugino potrà tornare al suo antico splendore ed essere ammirata, anche dopo il termine della mostra sul Perugino, presso questo splendido museo”.

Tra gli obiettivi della Fondazione NOI Legacoop Toscana – ha sottolineato la sua presidente Irene Mangani – c’è quello di facilitare l’accesso alla cultura, soprattutto tra i giovani. Per questo siamo felici di partecipare alla promozione di un progetto tanto importante come la splendida mostra che celebrerà i 500 anni del Perugino. Speriamo che un gran numero di giovani e soci delle cooperative aderenti a Legacoop voglia partecipare a questo appuntamento”.

Quando parliamo di museo diffuso – ha affermato Marco Pierini, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria – pensiamo sempre alle opere: in realtà diffondere un museo passa soprattutto dalla sensibilità di persone che riconoscono nella cultura un valore identitario e socialmente fondamentale. Il patrimonio, lo insegna la Convenzione di Faro, è della e per la comunità: azioni come quella che stiamo presentando è la conferma che il lavoro che stiamo facendo nel veicolare un’idea di arte a trecentosessanta gradi sta andando nella giusta direzione”.

Iniziative come questa – ha concluso Marco Pierini – servono a coprire aspetti del nostro agire quotidiano che vanno dal restauro, passando per la didattica, sino alla comunicazione e promozione, e sono esempi brillanti di come un museo dovrebbe dialogare e coinvolgere”.

Nel Gonfalone del Farneto la critica concorda nel riconoscere una delle prove capitali del giovane Pietro Perugino, che vi lavorò nei primi anni settanta del Quattrocento, all’indomani del fondamentale periodo formativo trascorso a Firenze nella bottega di Andrea del Verrocchio, accanto a “compagni di studi” quali Leonardo da Vinci, Sandro Botticelli e Domenico Ghirlandaio. La profonda e personale rimeditazione degli insegnamenti appresi dall’orafo, scultore e pittore fiorentino è evidente nel trattamento dei volumi e delle anatomie, nella modulazione dei panneggi, resi quasi come fossero lamine metalliche, nella definizione del paesaggio aggiornata sui modelli fiamminghi.

Il dipinto raffigura il Compianto sul corpo di Cristo, adagiato in grembo alla Madre e venerato da san Girolamo e dalla Maddalena. La resa intima e crepuscolare del soggetto invita alla meditazione ascetica, che doveva ricordare ai committenti francescani, ritirati in un piccolo convento immerso in un bosco di farnie (un tipo di querce), l’exemplum degli antichi eremiti nel deserto. La scelta estrema dell’isolamento è rimarcata dalle figure dei due santi penitenti e, non da ultimo, dal rilievo conferito al paesaggio dirupato e arido alle loro spalle.

Il centro della tela è occupato da una monumentale Madonna, secondo uno schema compositivo che recupera l’iconografia dei Vesperbilder, manufatti di origine nordeuropea realizzati in materiali poveri (legno, stucco, terracotta), che raffiguravano appunto il Cristo in Pietà.

La semplicità della fattura contraddistingue anche i gonfaloni, eseguiti di norma su tela perché destinati a essere trasportati nel corso delle processioni. Perugino, che ne avrebbe dipinti molti nel corso della lunga carriera, ottiene in questo caso risultati di profondo lirismo, riducendo al minimo anche la materia pittorica e usando toni terrosi e lattei, intrisi di luce.

Nota della Redazione

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