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Politica

Accesso alle cure per le persone con disabilità cognitive, sensoriali o comportamentali: presentato stamattina il progetto regionale Dama. La presidente Proietti: "Un modello costruito in modo personalizzato sull'individuo"

Di Redazione Umbria Notizie Web 20 Aprile 2026 – 05:50 4 min di lettura

Percorso Dama 1(UNWEB) – Perugia,  - Rendere pienamente accessibili i percorsi diagnostico-terapeutici per le persone con disabilità cognitive, sensoriali o comportamentali: è questo l'obiettivo del percorso Dama (Disabled Advanced Medical Assistance), un modello di presa in carico regionale presentato stamattina in due affollatissime sale del Palazzo della Provincia di Perugia alla presenza dei direttori delle aziende ospedaliere e sanitarie, dei rappresentanti del mondo delle associazioni e dei dirigenti medici coinvolti nell'organizzazione dei percorsi.


Il progetto nasce dall'esigenza di abbattere le barriere, spesso insormontabili, che alcune persone incontrano nell'accesso alle cure: ostacoli che non derivano dalla mancanza di strutture, ma dall'assenza di percorsi adattati capaci di tenere conto delle loro specifiche complessità.
Ad aprire l'evento è stata la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti la quale, proprio in virtù della delega alla Sanità e ai diritti delle persone con disabilità che ha voluto mantenere per sé, ha inserito il Dama nella cornice strategica di 'Umbria per tutti', il piano di azione regionale avviato con la delibera n. 109/2026 per la promozione dei diritti e dell'inclusione: "Dama è un modello personalizzato e avanzato di presa in carico delle persone con disabilità all'interno dei percorsi sanitari di accesso alle cure. Un modello costruito in modo personalizzato, quasi sartoriale, sulla persona. La novità del percorso Dama è che mette insieme il decreto legislativo 62, quindi il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato, con il percorso di accesso alla rete ospedaliera o a un presidio sanitario per ogni necessità di cura. Rendere l'accesso alle cure il più possibile aderente ai bisogni della persona con disabilità – ha aggiunto la presidente - significa trasformare un momento difficile, segnato dal dolore o dalla necessità di un intervento sanitario, in un'esperienza di cura attenta, non traumatica, ma realmente rispettosa delle caratteristiche della persona".
La direttrice regionale Salute e welfare, Daniela Donetti, ha spiegato che il percorso Dama è un modello ospedaliero gratuito per la presa in carico di persone con disabilità grave, intellettiva, comunicativa o neuromotoria: "Non si tratta di un servizio separato, ma di un modo diverso di organizzare le cure esistenti, rendendole più flessibili e personalizzate – ha spiegato. - Il sistema ha l'obiettivo di ridurre le barriere d'accesso alle cure grazie a percorsi personalizzati in day hospital, ambulatorio e in emergenza-urgenza. Il cuore operativo del modello si fonda sul paradigma 'All in one time', che punta a concentrare in un unico accesso tutti gli esami e le valutazioni necessarie, riducendo il numero di accessi e lo stress per il paziente e per chi lo assiste. In Umbria – ha detto in conclusione la direttrice - abbiamo un'incidenza di persone con disabilità superiore alla media, l'8,7% rispetto alla media nazionale del 5%, abbiamo quindi un bisogno ancora maggiore di dare una risposta integrata e multidisciplinare con un sistema unico e integrato".
La Regione Umbria ha predisposto le linee d'indirizzo per la costruzione del percorso Dama in tutto il territorio al fine di rendere omogenea la metodologia di presa in carico, uniformando le esperienze applicative già in essere e completando il quadro normativo regionale già definito dalla delibera n. 558/2025.
Il modello diffuso proposto nel Dama punta a garantire un'accoglienza su misura, permettendo di adattare i tempi e i modi della cura alle esigenze specifiche dei pazienti, ad esempio coordinando più specialisti in un unico accesso o prevedendo sedazioni per esami non invasivi. Il motore normativo di questa personalizzazione è il decreto legislativo numero 62 del 2024, che supera la logica della pura assistenza medica per abbracciare il progetto di vita, affermando il principio di accomodamento ragionevole e ponendo la salute come componente di un piano più ampio co-progettato con la persona. In questa prospettiva viene rinnovato il concetto di accessibilità, che richiede al personale sanitario la capacità di modulare il proprio approccio e non solo di eliminare barriere architettoniche. Per tradurre questa visione in operatività, le linee di indirizzo presentate oggi pongono al centro il lavoro in equipe e una presa in carico multidisciplinare supportata dal case manager. Affinché il modello sia efficace, inoltre, è stata ribadita l'importanza di una stretta integrazione tra ospedale e territorio che coinvolga il medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta, i punti unici di accesso delle case di comunità e le centrali operative territoriali. A questo si aggiunge la necessità di operare in sinergia con il terzo settore e le associazioni per assicurare una cura globale e superare il cosiddetto "silenzio assistenziale", quella zona grigia in cui i bisogni di salute restano inevasi per mancanza di strumenti adeguati. L'implementazione del progetto richiede investimenti mirati per lo sviluppo delle competenze attraverso un piano formativo specifico accreditato ecm, accompagnato dalla valorizzazione della comunicazione e dall'uso di indicatori di processo e di esito per valutare l'efficacia reale dei percorsi stessi.

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Nota della Redazione

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