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Attualità

I geometri umbri: stop allo smart working negli uffici pubblici

Di Redazione Umbria Notizie Web 23 Agosto 2021 – 20:26 2 min di lettura

Enzo Tonzani e Alberto DiomedeI professionisti sostengono la proposta avanzata dal sottosegretario alla Salute Costa - Tonzani e Diomedi “Il ritardo tecnologico degli enti paralizza i lavori, c’è bisogno di tornare alla normalità”

 

(UNWEB) Perugia. “Condividiamo pienamente la proposta del sottosegretario alla Salute Andrea Costa di riaprire gli uffici del pubblico impiego e far tornare a lavorare in presenza i dipendenti pubblici, riducendo quindi lo smart working, anche magari ampliando l’obbligo del Green pass ad altre categorie lavorative così come già previsto per il personale scolastico”. Così i presidenti dei Collegi dei geometri di Perugia e Terni, rispettivamente Enzo Tonzani e Alberto Diomedi, hanno commentato le parole rilasciate da Costa all’agenzia Ansa, domenica 22 agosto. Le riflessioni del sottosegretario, a favore del ritorno “alla normalità e in presenza” per “i dipendenti degli uffici comunali e pubblici”, arrivano in vista dell’inizio del processo di conversione del decreto legge sul Green pass a settembre e vedono, appunto, il sostegno incondizionato dei professionisti umbri.

Incompatibilità tra smart working e archivi cartacei. “Il sottosegretario – continuano Tonzani e Diomedi – ha dichiarato che i lavoratori degli uffici pubblici ‘hanno la responsabilità di garantire un servizio al Paese e a contatto con il pubblico. Non è possibile che in alcuni territori siano ancora chiusi e in smart working’. Facciamo nostre anche queste sue affermazioni perché purtroppo abbiamo vissuto sulla nostra pelle le enormi difficoltà legate a questa situazione. Gli enti pubblici, d’altronde, registrano ritardi strutturali, tecnologici e organizzativi gravissimi di cui l’esempio più lampante è la presenza quasi esclusiva nei Comuni di archivi cartacei. Archivi che, ovviamente, essendo appunto cartacei non possono essere consultati online lavorando da casa. Capite da voi. Ciò significa bloccare per settimane o addirittura per mesi le pratiche che presentiamo: ciò implica che noi tecnici, non potendo portare avanti i cantieri, non veniamo pagati dal committente, ma anche che i cittadini vedono allungarsi all’infinito i tempi per la conclusione di un lavoro, con il rischio anche di vedersi sfuggire la possibilità di usufruire dei Superbonus vista l’avvicinarsi della scadenza”.

Norme interpretate diversamente da Comune a Comune. “L’altro motivo per cui chiediamo il ritorno agli uffici del personale dei Comuni – concludono Tonzani e Diomedi – è legato alla necessità per noi professionisti di confrontarci costantemente con i tecnici degli enti pubblici per dirimere questioni legate all’interpretazione delle norme. Su questo aspetto regna, infatti, una confusione incredibile e ogni singolo Comune, ma potremmo dire anche ogni ufficio, interpreta diversamente le norme di governo del territorio. È una giungla da cui è difficile uscire senza avere prima il parere certo del responsabile comunale. Cosa impossibile senza un confronto faccia a faccia. Non stiamo criticando i lavoratori pubblici, tutt’altro. Apprezziamo anzi tutto quello che hanno potuto fare in questa situazione così complicata anche per loro. Il problema è stato proprio la cattiva gestione dell’emergenza sanitaria in questo ambito, problema a cui ora bisogna trovare una soluzione così come prospettato dal sottosegretario Costa”.

Nota della Redazione

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