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Economia

Danni provocati dalla fauna selvatica: Confagricoltura Umbria diffida la regione dell’umbria

Di Redazione Umbria Notizie Web 26 Luglio 2018 – 15:52 4 min di lettura

IMG 1839Per l’associazione degli agricoltori si tratta di un grave inadempimento agli obblighi previsti dalla legge da parte degli enti preposti
Rossi, Presidente Confagricoltura Umbria: “Gli imprenditori vedono lesi ingiustamente i loro diritti di proprietà e di iniziativa economica, tutelati anche dalla Costituzione”

(UMWEB) Perugia. Confagricoltura Umbria dice basta a quello che il suo Presidente, Fabio Rossi, ha definito “un grave inadempimento agli obblighi previsti dalla legge regionale sul controllo e la selezione della fauna selvatica ed inselvatichita, al fine di prevenire i danni al patrimonio agricolo forestale e i rischi di natura sanitaria, da parte degli enti preposti, Regione dell’Umbria ed in passato anche Province di Perugia e Terni”.

Per questo, l’associazione degli agricoltori, avvalendosi della consulenza degli avvocati Gustavo Visentini ed Enrico Tonelli, dello Studio Visentini Marchetti e Associati di Roma, ha deciso di inviare la diffida alla Regione dell’Umbria affinché quest’ultima predisponga, senza indugio, piani finalizzati alla riduzione delle specie dannose sul territorio regionale.

L’azione è stata presentata nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta alla Sala della Vaccara giovedì 26 luglio, a cui hanno partecipato lo stesso Presidente di Confagricoltura Umbria, insieme agli avvocati Visentini e Tonelli.
“E’ ora che i soggetti competenti pongano in atto quanto prevede la legge regionale 17 del 2009 -ha sostenuto il Presidente Rossi- perchè i danni provocati dai cinghiali, nutrie, storni e corvidi so-no sempre di più, mentre gli indennizzi risultano sempre più inadeguati sotto tutti i punti di vista.
La mappatura del territorio regionale è totalmente inadeguata alla situazione attuale, prevedendo, semplicemente, la suddivisione del territorio stesso in zone vocate o non vocate alla caccia al cin-ghiale. Si ritiene che, in questo modo, siano lesi ingiustamente gli interessi degli imprenditori agri-coli umbri, nel diritto di proprietà e di iniziativa economica che la Costituzione italiana tutela. La dif-fusione dei selvatici -ha proseguito Rossi- ha raggiunto dimensioni e copertura territoriale così ampia che ai già insostenibili danni all’agricoltura e all’ambiente si aggiungono i danni alle persone e alle strutture, con un aumento di incidenti stradali, anche gravi, e rischi sempre maggiori per la sicurezza dei cittadini e degli operatori agricoli durante l’attività lavorativa.”

A ciò si aggiunga, come evidenziano monitoraggi scientifici, che l’animale selvatico è serbatoio di infezioni trasmissibili alle specie zootecniche -come la peste suina, la brucellosi e la salmonellosi- e all’uomo -come la tubercolosi, la toxoplasmosi e l’encefalite da zecche.
Senza trascurare l’incremento del rischio di incidenti per aggressione di selvatici a cui sono sotto-posti cercatori di funghi e tartufi, nonché escursionisti che a piedi, in bicicletta o a cavallo frequentano zone collinari o montane della nostra regione, con conseguente forte limitazione alla libertà dei cittadini e allo sviluppo turistico ed agrituristico e alla fruizione del territorio.

La suddetta legge regionale 17 del 29 luglio 2009 prevede, infatti, che siano individuate aree nelle quali la presenza di alcune specie, quali appunto cinghiali, nutrie, storni e corvidi sia da ritenere incompatibile con l’ecosistema. Le Province avrebbero dovuto anche predisporre annualmente dei piani per la riduzione delle specie dannose, in modo da renderne la presenza compatibile con le caratteristiche ambientali, le esigenze di gestione del patrimonio zootecnico, la tutela del suolo e delle produzioni zoo-agro-forestali e la prevenzione del rischio sanitario, presentando, peraltro, ogni 31 dicembre, alla Giunta regionale una relazione illustrativa dei risultati raggiunti.

“Non risulta, invece, che quanto previsto sia stato fatto dagli uffici preposti. -hanno spiegato gli av-vocati Vicentini e Tonelli- E’ noto che anche la Pubblica amministrazione, nella propria azione, de-ve ottemperare al principio del neminem laedere e laddove omette colpevolmente le doverose re-gole di diligenza e perizia è responsabile dei danni ingiusti provocati, in questo caso, alla collettivi-tà degli imprenditori agricoli umbri.”

“Peraltro -hanno proseguito i legali- gli indennizzi attualmente praticati tengono conto solo dei danni alle colture -in misura illegittimamente parziale- e non, invece, di altri tipi di danni estrema-mente gravi e pericolosi per l’ambiente e il territorio, come quelli provocati dalla fauna selvatica agli argini dei fossi, ai corsi d’acqua, ai fiumi e laghi e al regime delle acque in genere.”

La finalità di Confagricoltura Umbria è, dunque, quella di tutelare gli interessi degli imprenditori agricoli associati, riservandosi il ricorso ad azioni giurisdizionali per ottenere il risarcimento dei danni ingiustamente subiti e di quelli che dovessero verificarsi a causa dell’illegittimo comporta-mento della pubblica amministrazione.
Al fine di raccogliere testimonianze e segnalazioni utili ad un’azione di prevenzione e informazione è stato attivato anche un blog sul tema all’indirizzo www.blogcinghiale.it
Un appello, oltre che alla Presidente Marini e all’Assessore all’Agricoltura Fernanda Cecchini, il presidente di Confagricoltura Umbria Rossi lo ha voluto rivolgere anche agli altri sindacati del mondo agricolo, ai rappresentanti dei consorzi e delle cooperative chiamandoli ad una collabora-zione sul tema, al fine di arrivare ad una soluzione concreta e condivisa, ma nel più breve tempo possibile. “Sono pronto a condividere con chiunque voglia questa nostra azione -ha detto Rossi- e anche a condividere altre proposte, purché si arrivi presto a risolvere una situazione che si è pro-tratta per troppo tempo.”

Nota della Redazione

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