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Perugia caclio. Giuseppe Barone, dall’America con passione.

Di Redazione Umbria Notizie Web 25 Marzo 2020 – 08:07 3 min di lettura

IMG 20200324 WA0001 (UMWEB) Perugia caclio. Giuseppe Barone, dall’America con passione.

L’infortunio ha tempi lunghi, alla ripresa tutto per il Grifo nei play off

Attualmente si trova  a Firenze, dove sta facendo la riabilitazione dopo l’infortunio di gennaio al crociato destro e il conseguente l’intervento chirurgico. Giuseppe Barone, 22 anni, attaccante esterno, arrivato al Perugia con il mercato invernale, sotto contratto fino a giugno prossimo,  non ha avuto neanche il tempo di ambientarsi che si è infortunato seriamente: “una brutta cosa”, dice, nel suo italiano fluente.  Dopo una prima settimana che definisce “difficile”, ore le cose migliorano di giorno in giorno,  ma ci vorranno ancora 4-5 mesi per tornare a calcare i campi di gioco, visto che si tratta di una ricaduta, dopo l’infortunio del 2015. Intanto, anche lui è costretto alle restrizioni dall’emergenza sanitaria, rispetto alla quale esprime due semplici ma chiari concetti, prudenza e solidarietà: “si deve restare a casa, si deve retare uniti”. Quando si tornerà in campo dice che il Perugia può puntare ai play off, perché “bastano pochi risultati positivi”. Quanto a sé, la concentrazione è tutta sul recupero dall’infortunio e, poi, a dare il cento per cento per il Grifo. Sullo sfondo, confessa, “il sogno è quello di poter giocare un giorno in serie A”.  

L’Italia, Perugia, Santopadre e Cosmi.

Dell’Italia gli piace soprattutto il mare siciliano (dove da bambino passava tutte le estati)  il cibo e, naturalmente, il calcio. A Perugia, dove alloggia in un noto  residence della periferia, si trova bene: “è una piazza calcistica importante, che milita in un campionato difficile: è un’esperienza stimolante per un giocatore giovane come me”, spiega.  Anche la città gli piace, “bella città, è molto diversa da New York”, metropoli da cui proviene, commenta senza ricorrere al suo bagaglio di originalità.  Perugia l’ha visitata da solo e in compagnia di Fernandes, il compagno con cui ha più legato “anche perché parla inglese, visto che ha giocato al Manchester City”, anche lui vittima di un infortunio di lungo corso alla tibia (“dovrebbe ricominciare a correre a breve” riferisce Giuseppe). Stima sia Santopadre che Cosmi, di cui dice che è “una grande persona fuori dal campo e un grande allenatore: vuol vincere sempre, soprattutto vuole che in campo si dia tutto”. Lo conosceva già ai tempi in cui allenava il Palermo, squadra che Giuseppe seguiva dagli Stati Uniti, probabilmente perché la famiglia ha origini siciliane, a Pozzallo, nel ragusano.

Il calcio USA e quello italiano: la differenza la fanno i tifosi.

Giuseppe ha avuto come unica esperienza calcistica prima del Grifo, i Cosmos di New York, società del patron Comisso, lo stesso della Fiorentina, e nella quale suo padre Joe, dg della squadra viola, è vice presidente. Giuseppe attribuisce proprio alla passione calcistica del suo papà (che giocava nella squadra universitaria di Brooklyn) il suo avvicinamento al calcio. Suo padre è dispiaciuto di non poterlo seguir direttamente a causa dei suoi tanti impegni, ma è felice per il fatto che il figlio sta vicino a Firenze, dove lui lavora. Giuseppe nel passaggio dal calcio USA a quello italiano ha notato come principale differenza quella dei tifosi, del loro calore e della conseguente pressione che mettono perché “vogliono sempre vincere”. Dal punto di vista tecnico dice che in America negli ultimi anni si sono messi in luce “tanti bravi giocatori” che potrebbero interessare le squadre di serie B, campionato, comunque, riconosce Giuseppe, non facile e “che richiede tempo per essere conosciuto”.  Il suo calciatore favorito gioca non a caso in Italia, è Paulo Dybala, un “top five, che farà un gran campionato con la Juve”  (e con il quale Giuseppe ha anche una vaga somiglianza fisica, n.d.r.).

Daniele Orlandi - Agenzia Stampa Italia

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