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Cronaca

Settimana Santa 2017. Liturgia del Venerdì Santo.

Di Redazione Umbria Notizie Web 15 Aprile 2017 – 15:34 4 min di lettura

 L’arcivescovo Boccardo: «Presi come siamo da noi stessi, non sentiamo più il pianto di Dio e la nostra vita diventa arida e sciocca, le nostre città crudeli soprattutto con i più deboli». La preghiera del Vescovo dinanzi al Ponte delle Torri per Luca e Andrea e per tutti quelli che hanno fatto di uno dei monumenti simbolo di Spoleto il luogo da cui porre fine alla vita

(UNWEB) Spoleto. I cristiani dopo aver contemplato Gesù nei segni della Lavanda dei piedi e dell’ultima cena (il Giovedì Santo), il Venerdì Santo si sono raccolti nella meditazione della croce e della morte del Figlio di Dio. In questo giorno non si è celebrata l’Eucaristia perché il clima di festa non si addice all’evento che riempie il ricordo e motiva il suo digiuno: la morte di Cristo. L’azione liturgica è dominata dalla croce, manifestazione luminosa dell’amore divino spinto alla follia: lo spazio è riservato solo al silenzio e alla contemplazione. L’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha presieduto, venerdì 14 aprile 2017, questa liturgia nella Basilica Cattedrale di Spoleto con i fedeli delle parrocchie della Pievani di Santa Maria (Cattedrale, S. Gregorio, Santa Rita e Santi Pietro e Paolo) e con quanti hanno raggiunto il Duomo per il Triduo pasquale.

«Oggi – ha detto mons. Boccardo nell’omelia - tutto è adorazione e silenzio. Si sente solo un pianto: quello di Dio. Sì, Dio piange, vedendo suo Figlio nelle mani di uomini pieni di odio e di ingiustizia. Se ci lasceremo toccare, nella liturgia odierna, dal pianto divino, non dimenticheremo più il Padre che vive la morte del suo Figlio. E ascolteremo il pianto di colui che, sospeso sulla croce, si rivolge a noi con parole sconvolgenti: “Popolo mio, che male ti ho fatto perché tu mi mettessi in croce? In che ti ho provocato? Dammi risposta!”...Questo pianto – ha proseguito il Presule - tante volte è inascoltato. Presi come siamo da noi stessi non lo sentiamo più. Ecco perché la nostra vita è spesso così arida e sciocca e le nostre città sono così crudeli, soprattutto con i più deboli. Ognuno sembra come rinchiuso nel versare le lacrime solo su se stesso, sui propri guai, sul proprio destino. E versa lacrime di un dolore che rimane infecondo, perché si rinchiude in se stesso. Sono lacrime che non permettono di guardare oltre i propri sentimenti e le proprie angosce, che non arrivano a scoprire la fonte di ogni beatitudine: l'amore che si dona». L’Arcivescovo ha poi ricordato che «Gesù ha fatto della croce uno strumento di perdono e di alleanza definitiva tra Dio e l'umanità. Nella croce non c’è menzogna né furbizia, non c’è avarizia né invidia, non ci sono disprezzo dell’altro né della sua vita, piccola o grande, che arriva o che se ne va. La croce è misericordia. Perciò ci sono lacrime da versare, perché l’amore di Dio dilegua qualsiasi forma di amore per se stesso...Anche per noi la salvezza inizia di qui, dal pentimento che nasce guardando la croce e dalla consapevolezza di essere perdonati da una misericordia infinita».

La sera, alle 21.00, si è tenuta la Via Crucis da Piazza del Mercato alla Cattedrale, passando per Via del Municipio, Piazza Campello, Giro della Rocca, Duomo. Tantissime le persone presenti, ad iniziare dal sindaco di Spoleto Fabrizio Cardarelli. L’Arcivescovo ha portato la croce dalla prima all’ultima stazione. Dopo la nona, nei pressi del Ponte delle Torri, la preghiera di mons. Boccardo per chi vi si è gettato, ponendo così fine alla vita: «Signore, caduto a terra, sfinito e umiliato, porti su di te il peso della umana fragilità. A te, in questo luogo testimone di tanta sofferenza e disperazione, mentre ricordiamo con particolare affetto Luca e Andrea, vogliamo affidare tutti coloro che dal vuoto del Ponte delle Torri sono stati accolti dall’abbraccio della tua misericordia. Vieni in soccorso a quanti hanno perduto la gioia della vita, dona conforto e consolazione a quanti sono nel dolore, riaccendi in tutti una luce di speranza. La tua solidarietà con la sorte degli uomini ci insegni a riconoscere il tuo volto in ogni persona che accostiamo, ci spinga ad essere per lei segno della tua vicinanza, tenerezza e comprensione, ci renda capaci di versare sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza. A te Gesù, caduto a terra sulla via del Calvario, buon samaritano dell’uomo affaticato e solo, ogni onore e gloria nei secoli eterni. Amen». La Via Crucis è terminata in Piazza Duomo; poi, Vescovo e sacerdoti sono entrati in Cattedrale e si sono resi disponibili per le confessioni, che si sono protratte fin oltre la mezzanotte.

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