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Economia

Coldiretti Umbria, calendario venatorio: Bene preadozione, in linea con le nostre richieste

Di Redazione Umbria Notizie Web 21 Maggio 2020 – 13:30 2 min di lettura

coldirettiumbriaServe mettere in campo ogni misura utile ad arginare proliferazione e devastazioni dei cinghiali!

(UNWEB) È positiva la preadozione del calendario venatorio 2020-2021 da parte della Giunta Regionale, che prevede tra l’altro di uniformare il periodo di caccia al cinghiale con quello delle regioni limitrofe. È quanto afferma il presidente della Coldiretti Umbria Albano Agabiti, ricordando come il provvedimento sia in linea con quanto l’organizzazione agricola auspicava nelle proposte formulate all’assessore all’agricoltura Morroni, per arginare la piaga ungulati.

Condividiamo la scelta delle date nel calendario - spiega Agabiti - che può ampliare il contenimento dei cinghiali contrastando anche spostamenti dannosi di questa specie, tra un territorio e un altro. Bene inoltre - prosegue Agabiti - la previsione degli interventi di contenimento per il mese di ottobre, che, data la continua proliferazione dei cinghiali, potranno trovare un pieno ed effettivo riscontro. Tutte iniziative utili, al pari della delibera dello scorso febbraio della Giunta regionale, volta a ridurre i tempi di intervento per le attività di contenimento dei danni della specie cinghiale.

Le continue segnalazioni di devastazioni, come in questo periodo per le semine primaverili - sottolinea Massimo Manni, Rappresentante Coldiretti all’interno della Consulta Faunistica Venatoria regionale - testimoniano per l’ennesima volta come il numero dei cinghiali sia ormai fuori controllo, pesando in maniera sempre più grave sull’attività delle imprese agricole, oltre che rappresentando una vera emergenza per la sicurezza dei cittadini.

In particolare - ribadisce Manni - i possibili interventi di contenimento nel mese di ottobre previsti dal nuovo calendario venatorio, rappresentano ormai una priorità imprescindibile per il mondo agricolo, che combatte da troppo tempo contro questa problematica. Si tratta - precisa Manni - di azioni positive che comunque debbono essere “ricondotte” in un quadro più generale di gestione migliorativa delle specie critiche, a cominciare da quella nelle aree protette. Con il numero di cinghiali che negli anni è continuato ad aumentare infatti - conclude Manni - occorre porre un argine decisivo al fenomeno, che mette a rischio l’equilibrio ambientale e la stessa presenza degli agricoltori, soprattutto nelle aree interne.

Nota della Redazione

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