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Attualità

Anci Umbria, Gori: “Basta classifiche e algoritmi, il futuro dei territori si costruisce con visione, non con competizione”

Di Redazione Umbria Notizie Web 18 Febbraio 2026 – 16:44 3 min di lettura

Federico Gori 02 2026(UNWEB) Perugia, L’Umbria dei piccoli Comuni, delle aree interne, delle comunità che ancora portano i segni profondi delle ferite del sisma, ha oggi più che mai necessità di misure chiare, efficaci e lungimiranti che ne garantiscano la piena vivibilità”, ad affermarlo è Federico Gori, presidente di Anci Umbria, che vuole mettere un punto sulle varie questioni che tecnicamente stanno investendo i Comuni: dalla Zes, ai Comuni montani, passando per le aree interne. Un pensiero condiviso e sostenuto anche dall’Ufficio di Presidenza di Anci Umbria, che si è riunito ieri pomeriggio.

“Non si tratta - prosegue - di una rivendicazione astratta, ma di una necessità concreta. Viviamo in un Paese che si spopola e invecchia rapidamente, dove interi territori rischiano di perdere progressivamente servizi essenziali, presìdi sociali e opportunità economiche. In questo contesto, diventa indispensabile ripensare il modello di sviluppo e il sistema dei servizi, superando logiche emergenziali e frammentarie”.

“Per farlo, tuttavia, non servono formule matematiche - sottolinea Gori - né classificazioni costruite esclusivamente su parametri tecnici. Serve, prima di tutto, buonsenso. Serve una visione complessiva, capace di leggere la realtà dei territori nella loro complessità. Oggi, invece, tra Zone Economiche Speciali, classificazioni dei Comuni montani e altri strumenti che determinano accesso o esclusione da benefici fondamentali, sembra essersi quasi innescata una competizione tra Sindaci. E questo non è normale. Non può essere questa la prospettiva. Non possiamo accettare che territori fragili vengano messi gli uni contro gli altri per accedere a risorse che dovrebbero invece rafforzare un disegno comune. Sembra quasi che ci siamo rassegnati all’algoritmo che decide per noi. Che sia una formula, un parametro o un indice a stabilire il destino di una comunità. Ma i territori non sono numeri. Sono persone, storie, economie locali, identità. E al di là delle giuste rivendicazioni di ogni singolo territorio, oggi manca una visione generale capace di tenere insieme tutte le nostre fragilità territoriali e trasformarle in vere opportunità di sviluppo”.

“Per questo è fondamentale innanzitutto equiparare le aree interne a quelle montane – rimarca il presidente di Anci Umbria – in termini di benefici, strumenti e politiche di sostegno, senza però lasciare indietro quei territori che, pur non rientrando formalmente in queste classificazioni, condividono le stesse condizioni di fragilità e le medesime difficoltà strutturali. Le difficoltà sono spesso le stesse: isolamento, fragilità demografica, distanza dai servizi, minore attrattività per imprese e famiglie. Ignorarlo significa indebolire ulteriormente un equilibrio già fragile. Ma soprattutto, le politiche per questi territori devono nascere dai territori stessi, dalle comunità, dai Comuni, dalle Regioni. Non possono essere costruite lontano, senza un confronto reale con chi vive quotidianamente queste realtà. Solo così si potrà evitare quella pericolosa e inutile guerra tra poveri che rischia di dividere ulteriormente ciò che invece dovrebbe essere unito”.

“Le aree interne, quelle montane e i piccoli Comuni - termina Federico Gori - non sono un problema da gestire, ma una straordinaria opportunità da valorizzare, per il futuro del Paese. Sono luoghi dove qualità della vita, sostenibilità, comunità e identità rappresentano un valore aggiunto. Per valorizzarli davvero, però, servono meno algoritmi e più visione. Meno competizione e più coesione. Più buonsenso e più coraggio nelle scelte”.

Nota della Redazione

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