Sanità territoriale, 18 Case della Comunità operative in Umbria con il PNRR. Presidente Proietti: "Cure più vicine alle persone, rafforziamo una rete che mette al centro i cittadini e i loro bisogni"
(UNWEB) – Perugia, – Una rete di assistenza più vicina ai cittadini, capace di integrare servizi sanitari e sociali, rafforzare la prevenzione e garantire percorsi di cura continuativi, soprattutto per le persone anziane, i pazienti cronici e le situazioni di maggiore fragilità. È la nuova organizzazione della sanità territoriale della Regione Umbria, al centro della conferenza stampa che si è svolta questa mattina nel Salone d'Onore di Palazzo Donini, dedicata ai risultati della Missione 6 del PNRR e all'iniziativa "Conosciamo le Case della Comunità", promossa per avvicinare la popolazione ai servizi presenti nelle strutture territoriali.
Alla conferenza stampa sono intervenuti la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, l'assessora regionale con delega al PNRR Simona Meloni, la direttrice regionale Salute e Welfare Daniela Donetti, il direttore regionale dell'area Governo del territorio e coordinamento del PNRR Gianluca Fagotti, il dirigente Francesco Zepparelli e i direttori generali delle USL Umbria 1 e Umbria 2, Emanuele Ciotti e Roberto Noto. L'incontro ha consentito di approfondire i risultati raggiunti dalla Missione 6 del PNRR e le nuove modalità organizzative dell'assistenza territoriale, dando spazio alle esperienze dei professionisti sanitari attraverso i collegamenti con cinque Case della Comunità.
"Il vero obiettivo è costruire una sanità che si sviluppi intorno alle persone, riducendo il più possibile la necessità di spostarsi e offrendo risposte coordinate ai bisogni di salute e alle esigenze sociali – ha dichiarato la presidente Stefania Proietti. Le Case della Comunità rappresentano uno dei cambiamenti più importanti del nostro sistema sanitario: luoghi di prossimità nei quali il cittadino deve trovare ascolto, orientamento, assistenza e continuità delle cure. Grazie al PNRR abbiamo potuto realizzare e rafforzare strutture fondamentali, ma il nostro impegno non si esaurisce con l'apertura degli edifici. Vogliamo che diventino autentici punti di riferimento per le comunità".
Il programma PNRR ha consentito alla Regione Umbria di superare il target previsto per le Case della Comunità, con 18 strutture operative rispetto alle 17 richieste. La rete finanziata dal Piano comprende 14 strutture hub e quattro spoke. Accanto a questi presidi si collocano ulteriori interventi della programmazione sanitaria regionale, finalizzati a completare progressivamente la copertura territoriale e a rafforzare l'accessibilità dei servizi.
La presidente ha richiamato, in particolare, la necessità di superare alcune carenze della precedente distribuzione degli investimenti, indicando il caso di Foligno, per il quale la Regione Umbria è impegnata a individuare ulteriori risorse, e quello di Monteluce a Perugia, interessato da criticità nella realizzazione dell'intervento.
"Abbiamo preso in carico la programmazione esistente e lavorato per rispettare gli obiettivi, anche attraverso soluzioni che hanno permesso di recuperare situazioni particolarmente complesse – ha spiegato la presidente Proietti. Questo non significa che il lavoro sia terminato. Foligno, terza città dell'Umbria, deve avere la propria Casa della Comunità e stiamo cercando le risorse necessarie. Allo stesso modo continueremo a intervenire dove la rete ha ancora bisogno di essere completata. La sanità di prossimità deve raggiungere tutti i territori, comprese le aree interne, senza lasciare indietro nessuno".
Un elemento centrale della riorganizzazione è l'integrazione tra assistenza sanitaria e servizi sociali, attraverso il rafforzamento dei Punti unici di accesso e la collaborazione con i Comuni. La presidente ha sottolineato come il nuovo modello sociosanitario debba superare la separazione tra i diversi ambiti di intervento, offrendo una risposta unitaria ai bisogni delle persone.
"L'esperienza amministrativa mi ha insegnato quanto spesso il mondo sanitario e quello dei servizi sociali abbiano proceduto separatamente – ha osservato la presidente. Oggi dobbiamo superare definitivamente questa distanza. Il percorso che stiamo costruendo con il nuovo Piano sociosanitario regionale parte proprio dall'integrazione delle risposte, perché i bisogni delle persone non possono essere suddivisi tra competenze e uffici. La presenza e il coinvolgimento dei sindaci sono fondamentali per rendere le Case della Comunità luoghi realmente aperti ai territori".
L'assessora Simona Meloni ha sottolineato il lavoro di monitoraggio e riprogrammazione che ha consentito di conseguire gli obiettivi della Missione 6, nonostante le difficoltà riscontrate in alcuni interventi.
"Il raggiungimento dei target è stato il risultato di un'attività costante di verifica e coordinamento – ha spiegato Meloni. Abbiamo individuato tempestivamente le criticità di alcuni progetti e lavorato con le strutture tecniche e sanitarie per trovare soluzioni, salvaguardando le risorse e gli obiettivi previsti. Le Case della Comunità costituiscono un investimento fondamentale, ma la vera sfida è garantire che queste strutture siano pienamente inserite nella rete dei servizi e possano rispondere in maniera efficace ai bisogni dei cittadini".
Accanto alle Case della Comunità, la Missione 6 ha consentito di sviluppare altri strumenti essenziali per la riorganizzazione dell'assistenza. Sono cinque gli Ospedali di Comunità operativi a Perugia, Terni, Orvieto, Montefalco e Marsciano, mentre nove Centrali operative territoriali assicurano il coordinamento dei percorsi assistenziali. L'assistenza domiciliare ha raggiunto 30.823 pazienti ultrasessantacinquenni, superando il target assegnato di 22.085, e la telemedicina ha registrato 9.755 assistiti già nel settembre 2025, oltre l'obiettivo previsto di 8.808.
La direttrice regionale Salute e Welfare Daniela Donetti ha illustrato il significato organizzativo della trasformazione, sottolineando come il raggiungimento degli obiettivi del PNRR abbia richiesto non soltanto investimenti strutturali e tecnologici, ma una revisione dei modelli assistenziali.
"Per il sistema sanitario regionale il PNRR non ha rappresentato semplicemente un insieme di adempimenti o di scadenze da rispettare – ha spiegato la direttrice Donetti. Abbiamo lavorato per cambiare concretamente il funzionamento dei servizi, coinvolgendo le direzioni aziendali, i professionisti sanitari, i tecnici e tutte le strutture che concorrono alla presa in carico dei pazienti. Il risultato più importante è aver avviato un modello organizzativo nel quale le diverse competenze collaborano per garantire continuità assistenziale, sicurezza delle cure e risposte sempre più vicine ai cittadini".
La nuova organizzazione prevede la collaborazione tra medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, infermieri di famiglia e comunità, specialisti ambulatoriali e professionisti dei servizi sociosanitari. Particolare rilievo assumono il Punto unico di accesso, destinato a orientare i cittadini e a facilitare la presa in carico delle situazioni complesse, e lo sviluppo di percorsi personalizzati per le patologie croniche e le condizioni di fragilità.
"Le Case della Comunità devono diventare progressivamente luoghi sempre più completi di prevenzione, cura e promozione della salute – ha aggiunto Donetti. Dopo il raggiungimento degli obiettivi infrastrutturali e organizzativi, il nostro lavoro prosegue con l'ampliamento delle attività, dai programmi vaccinali agli screening, dai percorsi per l'invecchiamento attivo all'integrazione dei servizi sociosanitari. È un cambiamento che riguarda il modo stesso di organizzare l'assistenza territoriale".
A testimoniare le nuove modalità operative sono stati i collegamenti con cinque Case della Comunità, durante i quali i professionisti hanno illustrato alcune esperienze significative della sanità di prossimità. Da Magione, la psicologa Antonella Micheletti ha presentato l'esperienza dello psicologo delle cure primarie, una figura che consente di intercettare precocemente i bisogni di sostegno psicologico e di integrarli nei percorsi di assistenza territoriale. Da Terni, il direttore di Distretto Gianluca Rossi ha illustrato l'organizzazione dei servizi di prossimità rivolti a un bacino di utenza di oltre 135mila abitanti.
A Bastia Umbra, il medico di medicina generale, Vincenzo Del Genio, e Cristina Michelli hanno approfondito la collaborazione tra medici e infermieri di famiglia e comunità nella gestione dei pazienti, con particolare attenzione alle patologie croniche. Da Spoleto, l'assistente sociale Romina Carraresi ha illustrato il ruolo dell'integrazione sociosanitaria e dei percorsi di accesso ai servizi, mentre da Ponte San Giovanni la specialista Francesca Castellani ha contribuito a presentare le attività assistenziali della struttura.
L'iniziativa "Conosciamo le Case della Comunità" ha inoltre previsto l'apertura al pubblico delle strutture dalle 9 alle 13, con la presentazione dei servizi, attività di informazione e prevenzione, rilevazione dei principali parametri vitali e iniziative vaccinali rivolte alla popolazione ultrasessantenne.
Il direttore generale della USL Umbria 1, Emanuele Ciotti, e quello della USL Umbria 2, Roberto Noto, hanno partecipato alla presentazione del nuovo modello di assistenza territoriale, illustrando il contributo delle rispettive aziende sanitarie all'attivazione dei presidi e all'organizzazione dei servizi. Un lavoro che ha coinvolto direzioni aziendali, professionisti sanitari e personale tecnico e amministrativo, chiamati a garantire contemporaneamente la realizzazione degli interventi e la continuità delle prestazioni ai cittadini.
La riorganizzazione della sanità territoriale si accompagna agli investimenti realizzati negli ospedali, con sette presidi interessati dalla digitalizzazione, 47 grandi apparecchiature sanitarie operative, rispetto a un target di 43, e il potenziamento di 58 posti letto di terapia intensiva e 62 di terapia semi-intensiva, attivati o immediatamente attivabili. Un ruolo strategico è svolto anche dal Fascicolo sanitario elettronico e dall'interoperabilità dei sistemi informativi, strumenti necessari per garantire una migliore circolazione delle informazioni cliniche e una gestione più coordinata dei percorsi assistenziali.
"Dietro ogni intervento ci sono competenze professionali, capacità organizzative e un impegno che non può essere dato per scontato – ha concluso la presidente Proietti. Ora dobbiamo far conoscere ai cittadini questa nuova rete, spiegare quali servizi possono trovare e come utilizzarli. Le Case della Comunità rappresentano una parte essenziale della sanità che vogliamo costruire: pubblica, accessibile, vicina alle persone e capace di integrare assistenza sanitaria, prevenzione e attenzione alle fragilità".
La giornata di Palazzo Donini segna così una nuova fase del percorso regionale: dalla realizzazione delle strutture alla piena valorizzazione delle loro funzioni, con l'obiettivo di rendere la sanità territoriale sempre più accessibile e rispondente alle esigenze delle comunità umbre.
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