Monsignor Accrocca presiede la solenne celebrazione per la festa del giovane santo; oltre 400 fedeli al Santuario della Spogliazione
Il vescovo: "Vangelo, Eucarestia e poveri: facciamo nostra la guida di San Carlo"
(UNWEB) ASSISI – "Celebriamo la solennità di San Carlo Acutis e chiediamo al Signore questa sera anche la sua intercessione per la salute di Papa Leone. E vogliamo in questa messa, oltre che ringraziare Dio per il dono di San Carlo, elevare anche una fervida preghiera per il Sommo Pontefice". Lo ha detto il vescovo delle diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e di Foligno, monsignor Felice Accrocca, in apertura della santa messa, celebrata nella chiesa di Santa Maria Maggiore, lunedì 12 ottobre nella memoria liturgica del giovane santo millennial. Presenti alla celebrazione le autorità civili, militari e religiose, la madre e il padre di San Carlo Acutis, Antonia Salzano e Andrea Acutis, oltre a centinaia di pellegrini e di fedeli.
"La gente – ha aggiunto il vescovo - aveva mangiato dei pani e quello cercava. E cercava segni e miracoli. E quando la gente chiede segni, Gesù quasi perde le staffe e risponde: 'In verità vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati'. A questa richiesta di pani Gesù pone avanti sé stesso, offrendo la propria persona. E questo pane è congiunto al segno efficace per eccellenza, la sua morte per noi, che nella risurrezione svela la sua gloria. Ecco allora che Gesù dice che 'chi mangia la mia carne e beve avrà la vita eterna, e io lo resusciterò l'ultimo giorno. Che non significa solo — e non tanto - fare la comunione, ma far comunione con il Signore e i fratelli. Riconoscerlo nei fratelli, nella sua Parola. Perché se l'Eucaristia diventa devozione, questo rischia di portarci fuori strada; ci spinge a compiere atti di devozione e rischia di illuderci che quella sia la vera spiritualità eucaristica. La spiritualità eucaristica è invece lasciarsi mangiare, come Gesù. Se sono disposto a questo, allora posso fare la Comunione. Sono disposto a fare comunione con i fratelli, e a ricercare l'unità invece della divisione? Se sì, allora posso accostarmi all'altare. Ci aiuti il Signore a capire questo grande mistero che oggi torna centrale nella festa di San Carlo: lui, ancora bambino, intuisce il valore di questo segno, la forza di questo mistero, e vive nella serenità che Dio sa dare alle anime grandi. Quelle parole che Paolo ci ha ripetuto: 'Siate sempre lieti'. La vita cristiana non può essere vissuta nella tristezza; l'Apostolo dice 'Siate lieti' e questo non significa ridere in maniera sguaiata, ma avere il sorriso di Dio. Delle immagini di San Carlo – ha detto ancora il vescovo Accrocca - mi ha colpito la letizia del suo volto, quella letizia serena che si traduce nell'esteriorità dell'aspetto di un ragazzo pacificato. Possa essere un dono che Dio dà alle anime che riposano in Lui. E possa questo dono tradursi anche nella nostra vita. Come potrà un giovane mantenere pura la sua vita? Custodendo e osservando la sua Parola. La guida di San Carlo è stata la Parola, l'Eucaristia, i poveri, ossia la traduzione della catechesi di San Luca nel capitolo 24 del suo Vangelo, quando i discepoli vanno ad Emmaus e incontrano il Signore che spiega loro come incontrare il Risorto. Non incontriamo Dio quando "appare sui muri"; il Risorto lo si incontra nel fratello che ci cammina accanto e che noi spesso non riconosciamo. Ricordate come ha trasformato quei due discepoli? San Carlo – ha aggiunto - ha vissuto questo: la parola, la grande fede nell'eucaristia, l'attenzione ai poveri da parte di un ragazzo che poteva permettersi tutto, ma sul quale Dio ha messo il Suo sguardo, custodendolo e preservandolo, e al tempo stesso ha fatto sì che lui avesse occhio per i più poveri. La ricchezza in lui non ha avuto presa, lo ha reso anzi sensibile agli altri: possa questa lezione di vita tradursi nella nostra esistenza. L'Eucaristia sia per noi stimolo a donare la vita, sia sensibilità verso i più poveri, e ci aiuti a capire che siamo il Corpo di Cristo, che noi dovremmo provare lo stesso sconcerto e la stessa destabilizzazione che proveremmo se ci trovassimo a calpestare l'Eucaristia. Ogni volta che calpestiamo un altro o lediamo i suoi diritti, è esattamente come se calpestassimo il Corpo di Cristo, e in quel modo non ci è possibile accostarci all'Eucaristia. Ecco, San Carlo – ha concluso Accrocca - nella sua giovane esistenza ha saputo trasmetterci questo: possa generare semi di Vangelo e possa la sua memoria restare per noi in benedizione".
Prima della fine della celebrazione il vescovo, accompagnato dai genitori, si è recato di fronte alla tomba del Santo per la preghiera e benedizione del corpo.
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