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Cronaca

I vescovo dell'Umbria in pellegrinaggio all'Ostensione della Santa Sindone. Visitata la Sacra di San Michele Arcangelo, antica abbazia benedettina

Di Redazione Umbria Notizie Web 6 Maggio 2015 – 15:20 3 min di lettura

Vescovi alla Sacra di san Michele(ASI) Torino. Con la visita alla Sacra di San Michele Arcangelo, suggestiva e antica abbazia benedettina oggi affidata alla cura dei Padri Rosminiani, è iniziato il pellegrinaggio in terra di Piemonte (5-6 maggio) dei vescovi delle otto Diocesi dell'Umbria, guidato dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Ceu; pellegrinaggio che culminerà con la preghiera davanti alla Santa Sindone nel duomo di Torino.

Nella Sacra, edificata alla fine del X secolo a mille metri s.l.m. dominante la Val di Susa, i vescovi umbri hanno celebrato l'Eucarestia. «Siamo in una abbazia benedettina e noi veniamo dalla terra umbra che ha dato i natali a San Benedetto da Norcia. Non ci stanchiamo di ringraziare il Signore per averci donato questo grande Santo dell'Occidente, il padre spirituale dell'Europa, che ha edificato tante abbazie in tutto il continente». Così il cardinale Bassetti nell'omelia, che ha sottolineato anche come «le nostre radici cristiane hanno trovato terreno fertile nel Monachesimo benedettino, che ha portato al centro della vita dell'uomo la preghiera e il lavoro. Siamo in un luogo-scrigno di profonde memorie storiche, ma soprattutto di santità e di grazia significativo per l'Italia e per l'Europa».

Nell'introdurre la celebrazione, mons. Giuseppe Piemontese, vescovo di Terni-Narni-Amelia, ha ricordato il legame della Sacra di San Michele con Monte Sant'Angelo, suo paese di origine, dove si trova la grotta dell'apparizione dell'Arcangelo avvenuta nel 490 al vescovo di Siponto. Alla protezione di San Michele, mons. Piemontese ha affidato la Chiesa umbra e le comunità diocesane.

L'arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, originario della Val di Susa, ha sottolineato l'importanza storico-artistica e religiosa che ha da più di dieci secoli la Sacra, che si trova esattamente a metà dell'antica "Via micaelica", che congiunge Mont-Saint-Michel in Francia a Monte Sant'Angelo sul Gargano.

I Padri Rosminiani, nell'accogliere i vescovi umbri nell'abbazia, hanno ricordato quando il 14 luglio 1991 giunse in visita san Giovanni Paolo II accompagnato da mons. Boccardo. In quella circostanza il Papa disse: «sono venuto quassù per venerare il Principe delle Milizie celesti ed implorare ancora una volta la sua protezione su tutta la Chiesa. Il suggestivo pellegrinaggio in questo luogo sacro è un richiamo al primato assoluto di Dio, Signore della storia... Il silenzio, la solitudine, l'ascolto e la preghiera qui favoriti da una incomparabile cornice naturale, artistica e storica, non possono non suscitare pensieri elevati e alimentare il cuore dell'uomo, sempre assetato di verità che è Dio stesso».

La Sacra di San Michele, monumento-simbolo della Regione Piemonte a cui si è ispirato Umberto Eco per il romanzo "Il nome della rosa", fu eretta in epoca Longobarda in stile romanico ed abitata dai benedettini, che l'ampliarono nel XII secolo per permettere un maggiore flusso di fedeli nella chiesa costruita nella parte più alta. Per quattro secoli l'abbazia prosperò e fu "amata e temuta" da molti. Abbandonata dai benedettini nel 1622, perché non riuscivano più a gestirla, per oltre due secoli rimase inabitata e andò in rovina. Solo nel 1836, per volere di re Carlo Alberto di Savoia, ritornò luogo di culto affidato alla cura del sacerdote, filosofo e scrittore Antonio Rosmini (1797-1855), beatificato nel 2007, fondatore della Congregazione "Istituto della Carità", i Padri Rosminiani, e delle Suore della Provvidenza.

La celebrazione dei vescovi umbri si è conclusa con la preghiera a san Michele, che fu scritta da papa Leone XIII, vescovo di Perugia dal 1846 al 1878.

 

Nota della Redazione

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