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Attualità

Green pass per palestre e piscine, ferma opposizione di ANIF Umbria che spiega i motivi con la delegata regionale Barbara Carli

Di Redazione Umbria Notizie Web 24 Luglio 2021 – 13:05 3 min di lettura

Barbara Carli anif umbria delegBarbara Carli, delegato regionale ANIF (Associazione Nazionale Impianti Sport e Fitness) spiega i motivi: "Prima di rendere il green pass obbligatorio andavano create le giuste condizioni. I centri sportivi hanno adottato praticamente da subito protocolli severissimi, con un costo economico, peraltro, molto elevato. L'obiettivo quindi ora è far vaccinare velocemente più persone possibili".

(UNWEB) PERUGIA – Ferma opposizione a qualsiasi forma di passaporto vaccinale per entrare nelle palestre e piscine coperte. Così anche ANIF Umbria entra nel merito della questione green pass e Barbara Carli, delegato regionale ANIF (Associazione Nazionale Impianti Sport e Fitness) nonché amministratore Area4 palestra di Bastia Umbra spiega subito i motivi: "I centri sportivi hanno adottato praticamente da subito protocolli severissimi, con un costo economico, peraltro, molto elevato. Così viene nuovamente bloccato un settore che era riuscito a riprendersi tornando a ribadire con forza che lo sport è praticamente un vaccino naturale".

Per ANIF quindi, prima di rendere il green pass obbligatorio andavano create le giuste condizioni. L'associazione che tutela i 100 mila centri sportivi italiani, è costretta, per l'ennesima volta, a protestare per quella che di fatto è una semi-chiusura delle palestre e piscine al chiuso, mascherata dall'obbligo di presentare il Green Pass all'ingresso delle varie strutture.

Al netto delle decisioni del Governo in materia e dell'evidente esigenza di tutela della salute dei cittadini, ANIF ribadisce quello che sta sostenendo da molti mesi e cioè l'opposizione al green pass. I centri sportivi infatti stanno adottando protocolli che vanno dall'uso obbligatorio della mascherina nelle proprie strutture, al distanziamento; dalla sanificazione degli attrezzi e degli ambienti, al rilevamento della temperatura all'ingresso, alla registrazione degli utenti presenti all'interno della struttura.

Un pacchetto di provvedimenti e protocolli che ha trasformato gli stessi centri sportivi - tutto dimostrato dai numeri - in oasi di salute, capaci di tenere lontano contagi e pandemia. E soprattutto hanno impedito i pericolosissimi assembramenti che dopo gli Europei di calcio stanno rilanciando l'emergenza. Senza contare la possibilità di tracciabilità totale (persona, sala, giorno, ora ect) dell'utente coinvolto in un caso di positività.

Proprio in virtù di questi protocolli, imporre il Green Pass ai centri sportivi risulterebbe particolarmente inopportuno. Tanto più che significherebbe, di fatto, precludere lo sport ai giovani (che sono la maggioranza) e ai bambini dell'avviamento allo sport che, per ragioni di età, non sono ancora inevitabilmente vaccinati.

Da un confronto con i consulenti scientifici, è emerso che: il contagio sta aumentando a causa delle riaperture e dei giovani che si muovono di più e contagiano i 2.5 milioni di over 60 non vaccinati; finché il contagio riguarda i giovani questo non dovrebbe aumentare il numero dei ricoveri, quindi dei morti; Il Green Pass potrebbe diventare necessario solo in questa situazione. Ma questo non dovrebbe riguardare i centri sportivi, proprio perché la rigidità e il funzionamento dei protocolli da sempre ha impedito il contagio e restano la barriera più sicura ai contagi. Nell'attuale situazione e contesto, il green pass – spiega ANIF – dovrebbe essere limitato a coloro che sono maggiormente a rischio, ovvero gli over 60. Tra l'altro da un rilievo fatto dall'associazione, fra i frequentatori in tale fascia d'età dei centri sportivi, i vaccinati sono la quasi totalità in quanto maggiormente attenti a proteggere la propria salute.

Infine, ricorda Carli di ANIF Umbria "nei centri sportivi avviene l'avviamento allo sport dei giovani (tra i quali nell'ultimo anno e mezzo è vistosamente aumentata la percentuale degli obesi e dei disturbi del comportamento), la produzione di salute per adulti e anziani (nell'ultimo anno e mezzo sono fortemente aumentati i casi di infarto e diabete)".

"Se la situazione è questa – conclude Carli – ora l'obiettivo è far vaccinare velocemente più persone possibili. Prima lo faremo tutti, prima si tornerà alla normalità. Anche noi faremo la nostra parte sollecitando i nostri utenti".

Nota della Redazione

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