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Cronaca

Rinnovo CCNL per 50mila Metalmeccanici umbria, la UILM avanza proposta

Di Redazione Umbria Notizie Web 7 Marzo 2019 – 20:41 3 min di lettura

Il tavolo dei relatori2A Todi incontro delle organizzazioni provinciali di Terni e Perugia per elaborare la piattaforma

Palombelli: il reddito minimo garantito sia rappresentato dai minimi contrattuali

(UMWEB) – Todi, – In Umbria sono oltre 50mila i lavoratori del settore metalmeccanico che attendono il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) in scadenza a giugno. In vista di questa data, il sindacato di categoria Uilm-Uil ha iniziato a discutere al suo interno per elaborare un’ipotesi di piattaforma contrattuale da presentare e portare al tavolo delle trattative e così giovedì 7 marzo le strutture provinciali di Perugia e Terni si sono riunite a Todi alla presenza del segretario generale nazionale Rocco Palombelli. “Per l’industria la situazione è complicata – ha riferito ai presenti Palombelli – e i dati economici raffigurano un’Italia che rischia nuovamente la recessione. In questi anni il settore auto ha trainato l’economia ma negli ultimi mesi questo mercato si è contratto e così altri settori manufatturieri come quello dell’acciaio. Noi vogliamo però lanciare un messaggio positivo ai lavoratori e alle aziende perché rinnovare subito il Contratto significa dimostrare al Paese e ai mercati che il settore metalmeccanico è in grado di far ripartire l’Italia”. E tra le proposte avanzate e discusse dalla Uilm-Uil nell’incontro di Todi vi è innanzitutto l’incremento dei salari e del welfare aziendale, cioè quelle “integrazioni al reddito in grado di supplire – ha detto Palombelli – alle mancanze dei governi in tema sanitario e pensionistico”. Altri argomenti affrontati sono stati quelli di una maggiore sicurezza e, soprattutto, della formazione dei lavoratori, in particolare alla luce delle sfide dell’industria 4.0 e delle nuove tecnologie. “In questa situazione – ha sottolineato nel suo intervento Simone Lucchetti, segretario provinciale della Uilm Terni e coordinatore regionale Uilm –, si salvano quelle aziende che hanno diversificato la produzione, investito in ricerca e sviluppo portando così sul mercato prodotti ‘forti’. L’esatto contrario di quelle imprese che hanno cercato di ridurre i costi, ad esempio, solo attraverso l’abbattimento dei livelli occupazionali. In Umbria abbiamo aziende come JP Industries, Ast e Tifast che sono in pieno sviluppo e altre in profonda crisi come l’Electroterni o la ex Merloni che non avendo diversificato il prodotto hanno un destino quasi segnato. Il problema va spostato a livello di politica industriale nazionale e regionale in grado aiutare queste aziende a non chiudere ma a svilupparsi”.

Accanto all’elaborazione di proposte per il rinnovo del contratto nazionale, che lo stesso Lucchetti si è augurato possa far sì che “ogni lavoratore, dalla Val D’Aosta alla Sicilia, abbia gli stessi trattamenti, le stesse tutele e lo stesso salario”, la Uilm-Uil ha approfittato dell’occasione anche per affrontare temi nazionali. “Negli ultimi anni i rapporti con i governi non sono stati buoni – ha ricordato Palombelli – perché questi hanno immaginato che fosse possibile fare a meno di discutere con il sindacato. Si sono aperti grandi conflitti e determinati danni dal punto di vista sociale: la riforma del mercato del lavoro, con la quasi eliminazione degli ammortizzatori sociali, e un sistema pensionistico molto duro”. “Nella manifestazione del 9 febbraio – ha aggiunto il segretario generale Uilm – non abbiamo però manifestato contro qualcuno ma per dimostrare che le cose così non vanno bene: non abbiamo contrastato il Reddito di cittadinanza né Quota 100, ma riteniamo che il sistema pensionistico non possa essere gestito con le quote perché i lavori non sono tutti uguali. Su questo vogliamo aprire una discussione e il 13 marzo ci sarà un incontro con Di Maio. Sul reddito minimo garantito la Uilm si è sempre battuta affinché questo fosse rappresentato dai minimi contrattuali. Se malauguratamente si stabilisse un reddito minimo inferiore ai minimi contrattuali, il rischio è di abbassare ulteriormente le retribuzioni”.

Nota della Redazione

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